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3 novembre 2012

Emergenza bagni, l’allarme delle studentesse: Sporchi e sovraffollati

UniSa, toilettes femminili sotto processo. La Fondazione: “Non possiamo muoverci senza segnalazioni dal personale”.

 

Tra gli irresistibili “Speciale Cinema” in onda tempo fa su “Mai dire martedì”, uno dei più deliranti era “Un attimo al bagno”, trailer di un improbabile melodramma sulla scomparsa di una madre.

Ora, a distanza di anni, il titolo tornerebbe piuttosto buono per un altro lungometraggio, questa volta a tinte vagamente horror.

Il film in questione è ambientato, nostro malgrado, all’Università di Salerno. Dove, stando alle ultime segnalazioni, è tornato all’ordine del giorno un problema mai realmente risolto: la cura delle toilettes.

A tal proposito, va fatta una precisazione: non è certo la prima volta che dagli studenti giungono osservazioni in merito alla gestione del servizio di pulizia; ciò significa che in altre circostanze si è forse tentata la carta della polvere sotto il tappeto (tanto per restare in tema), e di conseguenza ci si ritrova come al solito punto e accapo.

La nuova denuncia, nelle fattispecie, arriva da un gruppo di studentesse. A finire sulla graticola sono le toilettes femminili ubicate nei corridoi di Lettere, ma ciò non vuol dire che il degrado non coinvolga anche le altre Facoltà e i bagni dei ragazzi.

Sentiamo Dora: “Ogni mattina già dalle prime ore di lezione il bagno è sporco: servizi igienici completamente fuori uso; mattonelle già piene di impronte frutto di acqua caduta a terra e non solo, se pensiamo che alcuni servizi igienici perdono acqua; porte che non si chiudono; contenitori di carta igienica arrangiati alla bene e meglio (qualche volta vuoti) e sapone che è sempre più un miraggio per noi di Lettere”.

Quello che più salta all’occhio è che non si tratta di un semplice problema di pulizia: c’è di mezzo la manutenzione dei bagni, per non parlare della carenza di servizi (carta, sapone).

Ma per alcuni (o meglio, alcune) è un problema fisiologico o quasi: calcolando il flusso continuo di studenti nei corridoi nell’arco di una giornata (almeno fino alle 18), è facile immaginare che le toilettes si “sporchino” con relativa facilità.

E allora sotto accusa finiscono gli orari delle pulizie, solitamente alle 11 ed alle 19. Come sottolinea Veronica P., “dopo 2 ore i bagni già sono punto e accapo dato che entrano ed escono moltissimi studenti”. E tra quegli stessi studenti, si sa, ce ne sono alcuni che a lasciare le cose come le hanno trovate non badano molto: “Sono consapevole del fatto che ci sono ragazze incivili che a volte lasciano spettacoli indecorosi come se il bagno fosse per animali e non per persone”.

C’è un altro punto: se i bagni “aperti al pubblico” non sono questo grande spettacolo, ce ne sono altri che rimangono inspiegabilmente chiusi e non si sa il motivo.

Il caso più eclatante è quello delle toilettes al primo piano di Economia (nei pressi del Dipartimento di Scienze della comunicazione), chiuse da tempo eccetto quella per i disabili. Veronica G. si chiede perchè: “Potrei capire se non ci fosse gente, ma  lì ci sono almeno 3 aule di lezione. Perché mai lasciare chiusi al pubblico bagni che potrebbero far veicolare meglio il flusso di studenti e ovviare, in un certo senso, al problema di ritrovarsi dopo 2 ore il bagno già sporco?”.

Eh già, perché? Ma per le povere universitarie non è il caso di sentirsi sole: sull’altra sponda, non è detto che i ragazzi se la passino tanto meglio.

Diverse tra le piaghe d’Egitto elencate affliggono anche i bagni degli uomini. A cominciare dal sapone: merce rara, per non dire inesistente (“impertrovabbbile”, per citare il trailer di cui sopra). All’UniSa manca dappertutto, da Lettere a Ingegneria, passando per Economia. E allorquando ci si imbatte in una toilette il cui contenitore del sapone è rigorosamente vuoto, ma perlomeno integro, viene già da gridare al miracolo.

Scherzi a parte, una domanda sorge spontanea: chi avrebbe la possibilità di intervenire ed in quali modalità? Per ora, la Fondazione Universitaria non può che limitarsi ad un’alzata di spalle: “Al momento siamo impotenti, almeno finché non riceveremo denunce vere e proprie dal personale di pulizia. In caso di segnalazione, sarà poi compito nostro contattare la ditta che si occupa della manutenzione per constatare il problema”. Nel frattempo aspettiamo risposta dai capi ufficio delle diverse facoltà che ci hanno assicurato una risposta in merito alla vicenda per la prossima settimana.

È chiaro che qualche sporadica segnalazione ad opera degli studenti non è sufficiente per venire a capo della faccenda. Dunque, fatte salve le sacrosante considerazioni sulla maleducazione di molti (troppi) ragazzi, i tasti su cui sembra necessario battere sono due.

Anzitutto, chiedersi se il personale attuale è sufficiente, e valutare l’opportunità di ampliarlo (sempre ammesso che i soldi ci siano, ipotesi tutt’altro che scontata…); in secondo luogo, puntare su una maggiore sensibilità degli addetti ai lavori, affinché denuncino a loro volta ciò che non va.

Una sensibilità che il personale di pulizia non dovrebbe assolutamente farsi mancare; se non altro trattandosi in un certo senso della categoria (insieme agli studenti) abituata a vivere il problema più da vicino.

In pratica, sia da una parte che dall’altra, vietato lavarsene le mani. Che senza sapone è pure più facile.

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