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5 novembre 2012

Io, buttato fuori dal numero chiuso in Medicina

Medicina: da possibile occupazione a luogo utopico.

Una trasformazione che ha contraddistinto la maturazione di molti ragazzi che si sono resi conto ben presto di come diventare medico e realizzare il sogno di curare le persone non dipendesse solo dalla passione o dallo studio del liceo, ma da una preparazione sempre più metodica e specializzata che riguarda già la fase precedente all’iscrizione e al primo ingresso in facoltà.

Marco S. è un ragazzo di 19 anni, diplomato con il massimo dei voti al Liceo Classico e aspirante medico. Non vuole rivelare il suo cognome ma vuole raccontarci il suo disappunto, a qualche settimana di distanza dai test che lo avrebbero potuto portare all’ingresso nella facoltà dei suoi sogni.

La sede della prova è stata l’Unisa, Università di Salerno. Il numero di partecipanti, come sempre, era elevatissimo.

Marco, quando hai scelto la facoltà in cui cimentarti?

«Beh fin da piccolo la mia grande ambizione era quella di diventare un neurochirurgo. So che si tratta di un compito estremamente complicato ma la mia speranza era quella di riuscire con l’impegno e la determinazione a raggiungere il successo… ho sbattuto contro un muro.»

Perché? Cosa è accaduto durante i test d’ingresso?

«Voglio precisare che non ho nulla da recriminare sulla correttezza del concorso. Dico solo che non credo sia giusto valutare il potenziale di una persona restringendo così drasticamente il numero dei partecipanti in base a una preparazione che si dovrebbe maturare in itinere.»

A cosa ti riferisci nello specifico? Quali domande ti hanno lasciato perplesso?

«Beh io vengo dal Liceo Classico e ho buone basi ma non ho ricevuto nel mio percorso di studi una preparazione tale da rispondere a molte delle domande relative all’ambito scientifico.»

Sono sempre di più le persone che, prima di provare i test d’ingresso decidono di iscriversi a dei corsi preparatori a pagamento. Come mai tu hai scartato questa ipotesi?

«Non me lo posso permettere… e questa del resto mi sembra una prima forma di discriminazione. Chi può si iscrive spesso a questi corsi fatti apposta per preparare ai test. Chi non può resta escluso a priori.»

Cosa hai deciso di fare in seguito al mancato ingresso a Medicina?

«Sono riuscito ad accedere a un’altra facoltà.. ma so già che l’anno prossimo ci riproverò, questa volta ben più preparato anche sulle mie lacune.»

Pensi che gli esami sostenuti ti verranno convalidati?

«Difficile… per non dire improbabile. Ma non posso far altro che impegnarmi innanzitutto per passarli e poi… sperare.»

Sai delle proteste che hanno riguardato il polo universitario di Salerno e il relativo accesso agli ospedali?

«Ho seguito la vicenda… così come ho seguito le prime lauree in Medicina dell’Unisa e francamente mi sembra assurdo come celebrazioni assurde, pompose e iperpoliticizzate siano totalmente scevre dal voler almeno assicurare prima tutti i mezzi e le possibilità ai ragazzi. Chi si sta laureando adesso so che ancora non sa quali saranno effettivamente le sue possibilità di specializzazione, o la chiarezza nel percorso di praticantato. Assurdo rispetto alle cerimonie fatte solo qualche mese fa per celebrare la rinascita dell’Ordine dei Medici Salernitani.»

Sul tema dei test d’ingresso, del resto, si era già espresso il Codacons parlando del rischio di anticostituzionalità del numero chiuso:

«Il numero chiuso all’università è assurdo e antistorico peraltro i test di ammissione, con domande magari di cultura generale, non selezionano certo quelli che saranno, ad esempio, i medici migliori. Non si capisce, poi, perché qualche ora di test dovrebbe valere più del voto conseguito alla maturità, dopo un percorso durato ben cinque anni di studio.» (Fonte)

Giuseppe Remuzzi, celebre Medico e Chirurgo, su tale tema ha dichiarato solo poco tempo fa:

«Quanto a me non so se l’avrei passato l’esame di ammissione, forse no, di domande ne ho sbagliate almeno quindici. E avrei dovuto rinunciare a tutto quello che ho avuto dal mio meraviglioso lavoro. L’essere vicino a tanti ammalati e guarirne qualcuno. E poi la ricerca, lo scoprire cose nuove e imparare a scriverle e l’emozione del primo lavoro sul Lancet e la telefonata di Jerry Kassirer che mi chiede di prendere il posto di Attilio Maseri nel comitato editoriale del New England Journal of Medicine, mi sentivo così piccolo per quel compito lì. Negli Stati Uniti pensano che bisognerebbe poterci parlare a chi vuol entrare a medicina, anche solo per qualche minuto. – «Ma sono troppi, come fare in pratica?» – Come fanno in Francia. Il primo anno entrano tutti, se ne perdessimo anche solo uno di quelli giusti perché non sapeva il sinonimo di impudente, saremmo colpevoli. Al secondo ci vanno solo quelli che hanno fatto bene il primo, a loro però ci si deve parlare davvero.» (Fonte)

Molti come Marco S., fallito l’ingresso all’interno di Medicina si rifugiano in altre facoltà sperando che gli esami sostenuti gli vengano convalidati una volta effettuato l’accesso. Purtroppo ciò non sempre accade anche a causa di nuove normative che riguardano il passaggio tra diverse facoltà. Sostenere gli esami in altre facoltà per alcuni è “più semplice” e quindi il “passaggio” non è indolore. Nel frattempo non resta che sperare, dunque, di imparare qualcosa quanto meno per i test, auspicando che la situazione legata anche ai nuovi medici già laureati si risolva quanto prima. Anche per i medici (e per gli aspiranti tali) ormai, le cose non sono più come “una volta”.

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