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28 novembre 2012

Dott.ssa Bruccola dell’associazione Adida: “Avverso una generale mancanza di chiarezza del MIUR”

Valeria Bruccola, insigne membro del Direttivo Nazionale Adida – Associazione Docenti Invisibili da Abilitare che si occupa della tutela dei c.d. precari della scuola –  ci ha rilasciato un’intervista in cui ha esternato la sua delusione con riguardo agli scenari attuati negli ultimi tre anni dal MIUR con riguardo ai docenti di III fascia chiamati, appunto, comunemente “precari non abilitati”.

L’Associazione nasce quale strumento di ausilio avverso agli abusi e le ingiustizie perpetrate nei confronti di questi insegnanti, i quali si vedono attribuiti l’“etichetta” di “non abilitati”  benché questi docenti non solo siano da ritenersi idonei e formati, ma addirittura abilitati a tutti gli effetti allo svolgimento della professione.

Come enunciato dalla Direttiva Europea 36/05, infatti,: “è abilitato alla professione chiunque abbia un titolo valido allo svolgimento della stessa e almeno tre anni di esperienza lavorativa alle spalle.” Sono, pertanto, abilitati all’insegnamento tutti i Diplomati di Istituto e Scuola Magistrale entro il 2002.

Come previsto dal Decreto Ministeriale 56/09, dell’ultima riapertura delle graduatorie di Circolo e d’Istituto, nelle quali questi docenti sono inseriti, tuttavia, i titoli in possesso di questi soggetti sono validi a tutti gli effetti per l’insegnamento. E’ sufficiente, dunque, avere il possesso di una formale idoneità alla professione.

Il MIUR negli ultimi anni ha assunto comportamenti da cui si evince che l’obiettivo sia quello di spazzare via le migliaia di docenti non abilitati, dopo un evidente sfruttamento, negando loro persino lo statuto di precari, benché dal 2007 avrebbero invece dovuto poter godere, insieme ai diplomati di Scuola e Istituto Magistrale, dell’accesso alle Graduatorie ad Esaurimento degli abilitati e quindi agli incarichi di ruolo.

Valeria Bruccola non comprende ancora oggi il distanziamento netto del Miur dai fini auspicati da questi docenti, i quali a suo dire hanno tutto il diritto di ambire alla stabilizzazione e al miglioramento professionale; nell’intervista cortesemente rilasciataci, perciò, la Bruccola commenta il distacco dei progetti di stabilizzazione dei c.d. precari della scuola dai noti fatti rimbalzati oggi sui media nazionali: “Come Giano bifronte, a mio parere, sarebbe il MIUR, composto di due facce: una con gli occhi che luccicano e rivolta ai fondi comunitari come un bottino da spartire e da intascare, l’altra con la scure in mano, la ‘faccia’ del rigore e del contenimento della spesa”.

Prosegue la Bruccola: “La spesa cieca, che non vede il degrado in cui versa la scuola, in cui ha ridotto gli insegnati, che senza scrupoli propone un concorso-truffa il cui costo sarebbe sufficiente a stabilizzare un numero di docenti forse pari a quelli che pretende di ‘selezionare’, calpestando il diritto alla stabilizzazione di migliaia di precari, parcheggiati in graduatorie ma da anni già in servizio presso le istituzioni scolastiche del nostro Paese”.

L’unica strada che è stata intrapresa dal Miur in questi anni è stata quella della pianificazione di corsi a numero chiuso e a pagamento (TFA), il cui risultato è stato essenzialmente quello di un proliferare del “commercio” delle abilitazioni conseguite in altri Paesi della Unione Europea, oltre a produrre una sorta di favor nei confronti dell’arrivo di docenti stranieri cui, sulla base di una normativa europea, che per i docenti italiani è disapplicata,  hanno diritto al riconoscimento sulla base del servizio.

Anche la realizzazione dei TFA speciali sembra una vana illusione a causa del lento progredire della  modifica al DM 249/2010, sebbene la normativa nazionale ed europea di riferimento appare chiara.

Quello su cui punta l’accento la Coordinatrice Adida è il fatto che ADIDA non ha risposte certe, chiare e definitive. Non le ha ricevute rispetto al numero dei precari di III fascia con servizio, la cui richiesta, completamente ignorata, era quella di aver riconosciuta l’esperienza professionale acquisita con l’esercizio della professione di docente, come era stato per trenta anni.

Inoltre, non ha ricevuto alcuna risposta quando ha chiesto quale fosse il motivo per il quale docenti con anni di servizio alla spalle dovessero essere posti alla stregua di neolaureati e dovessero quindi frequentare i TFA, destinati alla formazione iniziale, e neppure quando ha chiesto un percorso riservato e adeguato a docenti con comprovata esperienza professionale.

Dichiara Valeria Bruccola: “Ci sono voluti migliaia di ricorsi per costringere il MIUR ad ammettere la possibilità di sentenze di condanna e grazie all’Illustre Avvocato Michele Bonetti che si occupa da sempre di patrocinarli, condividendo i nostri valori ed obiettivi, si è riuscito ad aprire un dialogo volto a trovare soluzioni alla situazione dei precari di III fascia”.

Al riguardo, sottolinea a conclusione la Bruccola: “Sembra anche che il Parlamento avesse già chiesto chiarimenti al MIUR attraverso interrogazioni che non hanno trovato risposta. Ora possiamo solo sperare che, come ci attendiamo, sia fatta chiarezza sulle scelte operate ai danni dei precari di III fascia”.

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