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7 novembre 2012

Scuola Superiore Sant’Anna: premiata un’allieva dell’istituto di Scienze della Vita

Studiare il comportamento delle nostre cellule, in particolare di quelle che rivestono i vasi sanguigni, durante le missioni spaziali, può essere di grande aiuto per i ricercatori nel mettere a punto nuove e più efficaci strategie per contrastare le patologie collegate all’invecchiamento e all’aumentare delle aspettative di vita.

 In sintesi è la tesi che, sviluppata con ulteriori e più approfondite considerazioni, ha permesso ad un’allieva perfezionanda dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna, Ivana Barravecchia, di aggiudicarsi un premio importante e particolarmente prestigioso sotto il profilo accademico e scientifico, come loYoung Investigator Award”, assegnatole a Brindisi nei giorni scorsi dalla “Italian Society for Space Biomedicine and Biotechnology”, a margine del suo sesto congresso.

L’allieva della Scuola Superiore Sant’Anna, in particolare del corso di  perfezionamento in Strategie Innovative in Biomedicina, ha presentato il lavoro sviluppato nell’ambito del progetto più ampio e intitolato “Effects of Space flight on endothelial function, selezionato dalla European Space Agency  e diretto da Debora Angeloni, Ricercatrice del Laboratorio di Scienze Mediche dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Il team di ricercatori vuole determinare gli effetti del volo spaziale sulle cellule endoteliali, le cellule che rivestono i vasi sanguigni. Ma perché studiare il comportamento delle cellule durante un volo spaziale?  Per gli effetti – sembra un’affermazione insolita – su tutti noi. Sono ormai note le ricadute sulla vita quotidiana prodotte dalle missioni aerospaziali, mentre adesso gli studi confermano con evidenza che i danni alla salute causati dal restare in assenza di gravità mimano, provocando una sorta di accelerazionepatologie degenerative e dell’invecchiamento riscontrate sulla Terra.

“Caratterizzare tali danni – spiega la Ricercatrice Debora Angeloni – potrebbe portare alla conoscenza di percorsi di patogenesi importanti non soltanto per gli equipaggi aerospaziali, soprattutto per quelli destinati a missioni di lunga durata, ma anche al comune cittadino aggredito da patologie degenerative e dell’invecchiamento sempre più frequenti coll’aumentare della vita media. Quindi lo studio del danno biologico associato al volo spaziale rappresenta una possibilità importante, fino a pochi anni fa persino impensabile, per aumentare – conclude Angeloni – la nostra conoscenza di patologie comuni per creare strumenti di prevenzione e cura nuovi e sempre più efficaci”.

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