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La biblioteca non è per tutti all’Università la Sapienza: ecco perchè

Redazione Controcampus 21 Novembre 2012
R. C.
23/09/2021

La biblioteca non è per tutti all'Università la Sapienza: ecco perchè, discriminazioni in biblioteca alla Sapienza: ecco di cosa si tratta e cos'è successo.



I giorni  passati e quelli che seguiranno sono il segno evidente di un impoverimento culturale che l’Università italiana, e la scuola in generale, stanno subendo da anni.

Le manifestazioni, a volte violente, segni di disagi giovanili, sono solo le realtà più evidenti di un sistema antico e malfunzionante.

Gli studenti vogliono di più, meritano di più.

L’indagine sui problemi e cause di questo disagio e delle discriminazioni e del fatto che la biblioteca non è per tutti?: servizi non per tutti sono molteplici e vanno cercate indietro nel tempo. La questione è attiva sia a livello “macro”, cioè i mancati finanziamenti, i tagli, la mancanza di progetti, l’aggiornamento negato ai professori, un sistema didattico vecchio, sia nel “micro-cosmo” universitario, cioè il quotidiano, l’impatto che determinate decisioni e indecisioni hanno sulla vita di uno studente.

Per questo motivo Fabiana B. ci racconterà la sua esperienza di fruitrice della biblioteca Monteverdi di Lettere e Filosofia della Sapienza di Roma. Ci racconterà della gestione del servizio, della disponibilità delle risorse e di quello che pretende uno studente italiano dei giorni nostri.

La biblioteca non è per tutti all’Università la Sapienza: la voce degli studenti

Fabiana da quanto tempo e come ti trovi all’ Università La Sapienza? Hai sentito dire che la biblioteca non è per tutti? Perchè si dice che la biblioteca non è per tutti?

Sono a Roma da quasi sei anni. Quest’anno ho iniziato il mio primo anno di Magistrale alla Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali. Ho scelto La Sapienza soprattutto per il suo prestigio e il suo blasone. I primi anni sono stati sereni e spensierati, poi è subentrata un po’ di rassegnazione per la totale indifferenza dei professori nei riguardi dello studente e per la scarsa efficacia della burocrazia. Adesso, iniziando un nuovo percorso, è tornato in me un po’ di quel sano entusiasmo.

Hai notato qualche cambiamento nei servizi per gli studenti durante questi anni? Hai assistito a casi di discriminazioni in biblioteca?

Sinceramente credo che il nostro Ateneo sia davvero molto scadente nella qualità dei servizi offerti ai suoi iscritti. Sembra quasi un paradosso ma più si cerca di digitalizzare il mondo universitario più si va incontro a problemi burocratici. Per una semplice richiesta di tesi i tempi sono stati dilatati in maniera esponenziale in questi ultimi anni. Credo che si possa fare molto meglio.

La biblioteca della tua facoltà, la Monteverdi, è sempre stata un luogo di studio e ricerca. Cosa è cambiato? 

Inizialmente frequentavo poco la Monteverdi. Con il passare del tempo, però, molti miei colleghi mi hanno consigliato questo posto per studiare e per approfondire le mie ricerche accademiche. Per me è stato molto importante in fase di scrittura di tesi poter accedere al vasto archivio bibliografico offerto dalla nostra biblioteca. Certamente anche in questo caso il servizio non è eccelso. Gli orari sono sempre più ridotti e i tagli del nuovo governo tecnico fanno il resto.

Quale disfunzione del servizio in particolare ti senti di raccontarci?

Escludendo il fatto che non puoi introdurre altri libri all’interno della struttura, c’è da dire che la direzione pretende di far prestiti di testi solo per qualche ora. E’ inimmaginabile questo per un ateneo ed una facoltà prestigiosa come la nostra. Questo ne va a discapito degli studenti e della ricerca.

Una biblioteca che non accetta libri dall’esterno? Per quale motivo ci sono queste discriminazioni e si dice che la biblioteca non è per tutti all’Università la Sapienza?

La questione è molto strana ma l’ho studiata molto attentamente. Credo che la biblioteca non accetta altri testi dall’esterno per dimostrare che a livello statistico l’attività non è morta ed è ancora un qualcosa di redditizio e per la facoltà e per l’ateneo.

Come vorresti che funzionasse la biblioteca?

Sicuramente maggiore flessibilità da parte della direzione e del personale. Pensare che una volta sono stata invitata ad abbandonare la mia postazione solo perchè ho portato con me un testo non registrato negli archivi bibliotecari. Tutto ciò è assurdo e sconclusionato.

Vedi differenze con altre università tali da poter parlare di discriminazioni alla Sapienza?

Personalmente non mi è capitato di studiare in altre biblioteche al di fuori della Sapienza ma dal racconto dei miei amici credo che altre strutture del genere, anche nella stessa Roma, funzionino moto meglio.

Cosa faresti se ti capitasse di gestire servizi come questo?

Allungherei gli orari di lavoro, darei la possibilità di introdurre testi dall’esterno, sarei meno pignolo nella questione dei prestiti e magari renderei l’ambiente anche più confortevole e personalizzato.

La biblioteca non è per tutti alla Sapienza: il punto del personale

Abbiamo intervistato Francesca Petrocelli, collaboratrice della biblioteca Monteverdi da un anno che ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande sul funzionamento del servizio e sulla questione sollevata da Fabiana.

Quando hai iniziato a collaborare alla biblioteca Monteverdi?

Collaboro con la Biblioteca da gennaio 2012 e sicuramente è un’esperienza formativa dal momento che mi ha permesso di conoscere aspetti a me ignoti riguardo l’archiviazione di testi, miscellanee e documenti antichi.

Come hai trovato l’esperienza?

Attraverso la collaborazione ho avuto modo anche di scoprire il patrimonio letterario che custodisce la biblioteca, che da utente non conoscevo. Mi sono trovata davanti fondi antichi impolverati da sistemare, e personalmente ciò mi ha affascinato molto.

Quali problemi sono legati alla gestione della biblioteca, ad esempio la difficoltà per gli studenti di portare i propri libri, la difficoltà di trovare uno spazio di studio ecc. ?

Ci sono stati molti reclami, dovuti al fatto che il prestito dei testi era sospeso, quindi gli utenti tesserati al “prestito” per mesi hanno avuto il disagio (chiamiamolo così) di non poter portare via i testi (e specifico che non tutti i testi possono essere portati via. Ma questo disagio era dovuto al fatto che all’interno della biblioteca gli impiegati fissi stavano facendo “ordine” e hanno dovuto chiamare molti utenti per sollecitare il rientro dei libri, che mancavano da tempo. Ogni giorno dovevo negare il prestito a decine di persone che rispondevano sbuffando il più delle volte, ma purtroppo si paga sempre per le mancanze degli altri, ed in questo caso a sbagliare sono stati coloro che non hanno rispettato le date di rientro dei libri.

Ci puoi spiegare perché, ad esempio, non si possono introdurre libri e appunti dall’esterno? Alcuni studenti hanno presentato lamentele su questi motivi?

Si, sono pervenute numerose lamentele a riguardo. Spesso noi collaboratori eravamo costretti ad avvicinarci agli utenti e ricordare loro che si possono consultare solo testi presenti in biblioteca, per evitare rimproveri dai piani alti. In realtà io, esssenso stata una studentessa, mi rendo conto che molti, per poter fare più approfondimenti, hanno necessità di consultare un libro e allo stesso tempo dare un’occhiata alle proprie dispense. Abbiamo molti libri in biblioteca, quasi tutti quelli che i professori propongono per gli esami. La biblioteca non è un’aula studio, ma un luogo dove consultare libri, magari i più introvabili. La scelta è sostanzialmente giusta. Anche se essere meno fiscali non costa nulla. Da poco, inoltre, è stata inaugurata una nuova aula studio a Cartografia, proprio vicino la biblioteca.

Forse perché sono avvenuti episodi spiacevoli? Ad esempio libri rubati o danneggiati?

Libri rubati mai, ma diciamo che capitava spesso e volentieri che un utente si avvicinasse dicendo ” scusa, io non riesco a trovare questo libro, non c’è nella sua collocazione”, e lì partiva una ricerca disperata, che a volte si concludeva trovando il libro in questione fuori posto, altre volte capitava che era cascato dietro tutti gli altri libri; insomma, diciamo che il tutto si riduceva alla ricerca di libri dispersi. Noi collaboratori nella sala distribuzione avevamo una lista dei testi non trovati, e in apertura o in chiusura, ci occupavamo della ricerca. Spesso accade che un libro si disperda perchè gli utenti non sanno inserire la targhetta gialla in sostituzione del libro, nella relativa collocazione. In ogni settore sono presenti numerose targhette, ma il giorno si contano su due mani le targhette che effettivamente vengono utilizzate.

Questi problemi “gestionali” non sono dovuti, ad esempio, alla libertà dello studente di introdurre libri di studio, di usare la biblioteca come aula studio, di poter utilizzare internet e prendere manuali da riconsegnare dopo il tempo necessario, o sbaglio?

Sono d’accordo con te. La biblioteca pochi anni fa funzionava con “normalità”. Per l’anno prossimo è prevista anche una diminuzione di orario. Ma questo non dipende nè da noi, nè dal direttore, ma dagli uffici. Credo che manchino molti finanziamenti. E tutto questo a scapito degli studenti. Ad esempio quest’anno forse sarà l’ultimo anno che la biblioteca Monteverdi emetterà bandi pubblici per borse a studenti. Io ho iniziato così.

La biblioteca non è per tutti, ma non se ci sono più collaborazioni

Perchè credi che i ragazzi debbano usufruire della collaborazione con la biblioteca?

Per i ragazzi è importante usufruire della collaborazione, perchè oltre ad essere un’esperienza formativa come ho detto sopra, porta nuovi stimoli. Mi spiego meglio: un giovane studente che non riesce a lavorare per diversi motivi, e studia soltanto, grazie a quest’esperienza, per quel breve periodo riesce a sentirsi utile, ad avere la mente occupata da altro, ad avere un’occupazione. E poi per noi studenti di lettere stare a contatto con tutti quei libri, non può che essere stimolante. Io da quando ho lavorato in BAM (Biblioteca Angelo Monteverdi), ho aumentato i miei ritmi di lettura e ho avuto molti suggerimenti dai libri che riordinavo.

Come mai ci sono tutte queste pratiche burocratiche, come ad esempio quelle relative al prestito dei libri?

Le pratiche burocratiche ci sono non per tutti i testi. Quelli a scaffale aperto, non hanno bisogno di nessuna richiesta, invece per i fondi antichi (Monaci,Puccini e Sechi), per i meridiani e altri testi diciamo “antichi” c’è bisogno della richiesta scritta, perchè sono collocati ai piani superiori in cartelle ordinate e precise, dove gli utenti non possono accedere. Altri sono collocati alle ex vetrerie, quindi a San lorenzo (quartiere universitario, ndr), e infatti lo stagista di turno, due volte al giorno, si reca lì per prendere i testi richiesti. Sono documenti e libri più delicati. C’è una cura maggiore proprio perchè antichi, e molti non sono in ottime condizioni. Posso garantire che c’è molta attenzione riguardo i fondi antichi, sia da parte dei collaboratori, che da parte degli impiegati della biblioteca Monteverdi.

In definitiva la questione sollevata da Fabiana sembra dipendere da un’organizzazione interna della biblioteca stessa. Studiare su libri presi in fitto è uno dei motivi “statistici” legati al funzionamento dei servizi. Sostanzialmente più libri sono presi, più sembra che il servizio funzioni. Una motivazione un pò bizzarra.

La cosa molto chiara è che l’impossibilità di servizi quotidiani è legata sempre più alla scarsa considerazione che la nostra società ha della scuola pubblica.

È questo l’unico motivo, altrimenti dopo ripetuti tagli e sacrifici chiesti al pubblico in favore del privato, ci sarebbero stati movimenti non solo di studenti, ma di genitori, professori e addetti ai lavori. La speranza è la tutela e il recupero del nostro micro-cosmo.

Giuseppe De Lauri

© Riproduzione Riservata
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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Il suo successo si riconosce da subito, principalmente in due fattori; i suoi ideatori, giovani e brillanti menti, capaci di percepire i bisogni dell’utenza, il riuscire ad essere dentro le notizie, di cogliere i fatti in diretta e con obiettività, di trasmetterli in tempo reale in modo sempre più semplice e capillare, grazie anche ai numerosi collaboratori in tutta Italia che si avvicinano al progetto. Nascono nuove redazioni all’interno dei diversi atenei italiani, dei soggetti sensibili al bisogno dell’utente finale, di chi vive l’università, un’esplosione di dinamismo e professionalità capace di diventare spunto di discussioni nell’università non solo tra gli studenti, ma anche tra dottorandi, docenti e personale amministrativo. Controcampus ha voglia di emergere. Abbattere le barriere che il cartaceo può creare. Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. Nasce Controcampus.it, primo portale di informazione universitaria e il trend degli accessi è in costante crescita, sia in assoluto che rispetto alla concorrenza (fonti Google Analytics). I numeri sono importanti e Controcampus si conquista spazi importanti su importanti organi d’informazione: dal Corriere ad altri mass media nazionale e locali, dalla Crui alla quasi totalità degli uffici stampa universitari, con i quali si crea un ottimo rapporto di partnership. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto