Apocalisse 2012, perché ti attendiamo?

Redazione Controcampus 23 Dicembre 2012

Sono milioni di anni che l’uomo la attende, che conta i giorni e misura eventi e cambiamenti perché papabili avvisaglie di un’imminente fine.

Ecco la prossima Apocalisse

Ma perché così tanta voglia di arrivare a questo benedetto finale. Invece di vivere l’inizio e il suo proseguimento al meglio che si può, ci si concentra sempre su quando tutto finirà.

Di questo problema soffrono le “fini del Mondo”. Tutti le attendono con tutte le loro forze, creando un marasma informazionale e commerciale degno del più grande agente di Marketing e Comunicazione mai esistito. Poi, però, passano. Così è stato per la presunta e ultra temuta fine del 20esimo secolo e allo stesso modo è stato per questo 21 Dicembre. Niente cataclismi, alieni, giorni di buoi e tempeste solari. Niente di niente. E alla fine, ancora una volta, siamo tutti vivi e pronti a lamentarci che c’è la crisi, che Belen non può continuare a inflazionare la tv, che Berlusconi vuole ricandidarsi e tutti gli altri discorsi da Bar nell’era della crisi italica.

Ma perché siamo così presi da queste infinite, imminenti e quanto più improbabili fini? Abbiamo contattato l’AIP – Associazione Italiana di Psicologia e chiesto la risposta allo Psicologo e Professore dell’Università di Bologna, Luca Pietrantoni:

Luca Pietrantoni sull’Apocalisse

Sono 3 anni, ormai, che si parla incessantemente di questa imminente fine del Mondo. I pareri sono tanti ma quello che ci interessava in questo articolo è capire i retroscena psicologici che si celano dietro questi particolari eventi. D’altronde, non è la prima volta che si parla e si teme per la fine del Mondo. Nel 2000 si presentò una situazione molto simile, e per questo volevamo sapere questo: perché l’uomo è così attratto da eventi catastrofici? E quali sono gli aspetti psicologici di cui si compone questa nostra propensione?

Le scienze del comportamento hanno offerto varie spiegazioni del perché siamo così attratti e preoccupati da eventi il cui verificarsi potrebbe avere conseguenze catastrofiche.

Ciò che più temiamo nella realtà sembra essere quello che più ci piace guardare, sgranocchiando popcorn con degli sconosciuti in una sala buia.  Il primo film a tematica catastrofica risale a l 1933 “La distruzione del mondo” , un’eclisse solare che portava ad uno sconvolgimento delle maree ed alla relativa distruzione della civiltà umana. Questo filone ha avuto una crescente popolarità dagli anni Novanta grazie anche agli efficaci effetti visivi.

Secondo alcune teorie psicosociali, alla base c’è un processo di apprendimento vicario, ovvero, attraverso l’osservazione dei comportamenti altrui.  Quando vediamo un film a tematica disastrosa abbiamo bisogno di capire le dinamiche (“chi ce la farà, chi non ce la farà?”), facciamo ipotesi sulle nostre risposte(“forse mi comporterei come lui o lei se fossi in quella situazione”). Guardando Titanic abbiamo formulato delle domande su come ci saremmo comportati se fossimo stati sul ponte della nave che affondava nella notte tra i ghiacci dell’oceano. Osservare eventi traumatici accaduti ad altri ci consente di acquisire informazioni rilevanti sulla sofferenza umana e familiarità su schemi comportamentali da adottare in situazioni atipiche: come sopportare il dolore di una ferita o fuggire in un’ emergenza.

Ci potrebbe anche essere una componente di “confronto sociale verso il basso”: una persona in salute, integra fisicamente, in un contesto sicuro può provare a livello più o meno consapevole un senso di sollievo e apprezzamento per non trovarsi a vivere una condizione di sofferenza e dolore.

Alla base di questa fascinazione, ci sta anche la ricerca di emozioni forti in un contesto sicuro e controllabile. Possiamo sperimentare uno stato di attivazione fatto di sensazioni corporee e ed emozioni associate ad una situazione di pericolo senza subirne le conseguenze fisiche.

Alcune persone apprezzano il rush adrenalinico durante i momenti più acuti di un film a tematica disastrosa, ad esempio quando l’eroe sta per salvare il mondo dalla distruzione e mancano solo 10 secondi. Sappiamo anche che alcune persone hanno dei tratti di personalità più inclini alla cosiddetta ricerca di sensazioni intense, i cosiddetti “sensation seekers”. Dopo aver provato quelle sensazioni, gli spettatori escono dal cinema provando speranza e ottimismo come se siano veramente sopravvissuti ad un evento nefasto. Acquisire familiarità con le esperienze di paura e di ansia ha il beneficio di aiutare le persone a riconoscere e elaborare tali emozioni e sensazioni, in modo da non  sentirsene sopraffatti.

Qualcuno di voi è mai stato coinvolto in un rallentamento del traffico per poi scoprire che l’incidente era nella corsia opposta? Questo fenomeno studiato da psicologi e ingegneri del traffico è chiamato “rubberneck effect”, atto di allungare il collo per sbirciare dall’altra parte.  E’ causa di congestione, riduzione della capacità e ritardo, rendendo lo scenario incidentale peggiore. In alcuni casi c’è anche il rischio di incidenti cosiddetti secondari in entrambe le corsie.

Fenomeno che spiega quasi il 20% degli incidenti legati alla distrazione. Certo si tratta della curiosità di qualcuno che ha effetti amplificati. Ma ci dice anche della capacità di alcuni stimoli a catturare la nostra attenzione. Siamo attratti da stimoli emotivi negativi. Ne sanno qualcosa i giornali che ci propongono più storie di cronaca nera che non le buone notizie.

Pensiamo che il progresso della scienza, con i suoi metodi e le sue scoperte, ci protegga da queste ossessioni apocalittiche, ma non è così, anzi il progresso contribuisce probabilmente a suscitare ulteriori preoccupazioni. SA ha pubblicato the end. Alcuni esperti hanno analizzato le probabilità di alcuni scenari catastrofici, ma le persone non calcolano il rischio in modo razionale.  Quello che spaventa lo riteniamo più rischioso, anche se alquanto improbabile. Riteniamo più frequente ciò che ci viene più alla mente per la sua vividezza.

Così alcune persone hanno credenze apocalittiche e aspettano la fine del mondo. Ma cosa succede nella mente delle persone e dei gruppi quando le profezie non si avverano? Aspettano la fine del mondo e non arriva. Come è successo dopo il Millenium Bug, il 22 dicembre 2012 la maggior parte di noi prenderà un caffè e si dedicherà allo shopping natalizio. Ma immaginate che abbiate professato la fine del mondo e abbiate lasciato la casa e il lavoro e speso tutti i soldi. Lo psicologo sociale Leo Festinger condusse uno studio in cui seguiva prima e dopo un gruppo di persone che aspettava la catastrofe il 21 dicembre 1954 .La loro guru è Mrs Keech che riteneva di sentire i messaggi dai Guardiani del Pianeta “Clarion”. Gli alieni sarebbero venuti a salvare gli adepti con un’astronave.  Trascorsa la data del presunto Armageddon, i membri più coinvolti nelle attività della setta reinterpretavano gli eventi nel tentativo di dimostrare la fondatezza delle loro assunzioni, invece di mettere in dubbio le proprie certezze. Gli adepti cominciarono proprio a fare proseliti e a diffondere il loro sistema di credenze per rafforzarlo ulteriormente, in una comunità chiusa e impermeabile all’esterno.  Per ritrovare coerenza, la persona cerca di giustificare il proprio comportamento in modo retroattivo così da poter confermare un’immagine positiva di sé.

Il pensiero apocalittico potrebbe originare da un bisogno di ricercare un modello, una configurazione negli eventi intorno a noi, per scoprire delle tendenze nel mondo naturale. Cerchiamo di tessere una storia semplice a partire da un complesso insieme di dati.

La preoccupazione dell’apocalisse riflette la più fondamentale e viscerale delle nostre paure: la paura della nostra stessa mortalità, la fine dell’umanità, l’estinzione della nostra specie. Facciamo fatica ad accettare che il flusso è la natura del mondo e il termine è un’inevitabile parte della vita. L’attrazione umana per i disastri sarebbe intrinsecamente legata alla consapevolezza della nostra esperienza di esseri finiti.

Ma una spiegazione mi convince. Alla base c’è il bisogno di sentirsi speciali. Ci piace credere che viviamo in tempi eccezionali, in momenti critici e cruciali della storia dell’umanità. Forse questoh a che fare con il nostro antropocentrismo.

Detto questo, non ci rimane che augurarvi Buone Feste e darvi appuntamento alla prossima Fine del Mondo

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avatar Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro.Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte.Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. 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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto