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10 dicembre 2012

Come affrontare l’esame da avvocato?

Il superamento dell’esame di Avvocato consente, ormai da oltre quindici anni di poter accedere direttamente allo svolgimento della professione.

Prima vi era infatti l’esame “da Procuratore”, e tale è rimasto nell’immaginario e nel ricordo di molti. Nel 1997 fu soppresso l’albo dei Procuratori, per avere un unico albo degli Avvocati, senza dover effettuare un altro esame, a distanza di sei anni, per svolgere a pieno titolo la professione forense.

Una volta effettuato il periodo di pratica biennale, successivo al conseguimento della laurea, peraltro oggi integrato con la possibilità di frequentare scuole di specializzazione post-universitarie, è possibile partecipare all’esame che viene indetto dal Ministero della Giustizia, tra ottobre e novembre di ogni anno.

Le prove d’esame, scritte ed orali, si svolgono solitamente nella seconda o terza settimana del mese di dicembre.Per le prime occorre superare appunto tre prove scritte: il primo giorno è dedicato al parere motivato in materia civile, il secondo al parere motivato in materia penale ed il terzo alla redazione di un atto giudiziario. Per i pareri il candidato può scegliere tra due possibili tracce, per l’atto giudiziario può scegliere tra l’atto in materia civile, penale o amministrativa, e il tempo a disposizione è di 8 ore per ciascuna prova.

Sarah Musio, che ci ha aiutato nella stesura di questo articolo, ci ricorda che si tratta di esami molto frequentati e che inevitabilmente creano molto stress nei partecipanti, i quali dovrebbero, come accade sempre in questi casi, cercare di presentarsi alla prova il più serenamente possibile.

Per questo tipo di esame, diversamente dal concorso in magistratura, è consentita la consultazione dei codici c.d. “commentati”, ossia quelli che riportano le massime della giurisprudenza.

Come diventare avvocato: l’importanza dell’abilità psicologica e cognitiva

L’abilità psicologica e cognitiva che sarebbe necessario dimostrare è quella di un approccio teorico-pratico, ossia evidenziare una mentalità capace di risolvere casi pratici, pure partendo dalla teoria. Uno scritto che riveli solo preparazione teorica non viene considerato sufficiente, perché il futuro avvocato deve in realtà saper risolvere il singolo caso concreto. Nello stesso tempo, l’esaminando, alla luce della normativa vigente e degli orientamenti giurisprudenziali, deve essere nelle condizioni di individuare il percorso più idoneo, con lo scopo di soddisfare gli interessi del proprio assistito.

Sono molte le persone che vantano eccessive aspettative dall’esito positivo di queste prove, perché attraverso il superamento dell’esame di abilitazione il praticante (spesso praticante da alcuni anni) spera di poter conseguire una propria autonomia anche rispetto allo studio presso il quale ha fatto la pratica. Oppure, quando si tratta di un praticante già abilitato al patrocinio, dopo un anno di pratica, siamo in presenza di una persona che pur lavorando un poco, con i suoi clienti è fortemente interessato a modificare il proprio titolo da “dott.” in “Avv”.

In tutti e due i casi, più le attese sono considerate particolarmente importanti e determinanti e più il livello di ansia aumenterà. Ecco perché quello che mi sorge spontaneo ricordare a tutti gli esaminandi è di concentrare la loro attenzione sullo studio preventivo e la stesura dei temi, assieme ad una buona preparazione per l’orale, lasciando perdere di investire energie mentali sull’esito.

Alessandro Bertirotti

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