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7 dicembre 2012

Università di Teramo vittima dello stile “all’italiana”: distruggere o riparare?

L’ Università di Teramo continua ad essere bersaglio di ingiustizie.

Il tutto è cominciato con la deludente esperienza che sta vivendo il rettore Rita Tranquilli Reali, sfiduciata già tempo fa dal senato accademico. Nonostante questo, il rettore ha scelto di restare seduta alla sua scrivania pronta a controbattere.

Lo stesso Rettore dichiara su Zone d’Ombra: “appare innanzi tutto urgente, e non più rinviabile, predisporre un programma straordinario di salvaguardia e di rilancio dell’Ateneo teramano, che non può che non tradursi anche in un rilancio economico sociale e culturale della città. Rilancio che richiede, per ciò che riguarda l’Università degli Studi di Teramo, un’ampia discussione quale presupposto necessario per la più larga condivisione possibile di un progetto in grado di mobilitare le migliori forze dell’ateneo stesso e volto a ricondurlo al di fuori della attuale situazione di criticità finanziaria, organizzativa, relazionale e, in estrema sintesi, di progressiva paralisi operativa”.

La questione per l’Ateneo di Teramo è ancora più complicato di quanto possa sembrare: rappresenta uno spaccato del classico stile “all’italiana” che da sempre, purtroppo, viene messo in pratica. Pare, infatti, che la nascita di questa università non dipenda da altri motivi se non da interessi personali.

Lo stesso Francesco Profumo, Ministro dell’Istruzione ha dichiarato: “L’Università di Teramo è una delle dieci università d’Italia che andrebbero chiuse! L’Università di Teramo rappresenta, come altre, una di quelle università sotto casa create per motivi politico-clientelari”. Le suddette affermazioni sono gravissime.

Alla luce di questo, la domanda sorge spontanea: è giusto svalutare un’università in questo modo, demoralizzando, dunque, i numerosi studenti che ad oggi hanno studiato e stanno tuttora studiando presso l’ateneo teramano?

A questo proposito, non si possono dimenticare tutte le persone che ogni giorno realmente lavorano, studiano e contribuiscono alla buona riuscita quotidiana dell’Università di Teramo; tutto il personale sta lottando per sopravvivere cercando di andare avanti col proprio lavoro nonostante si rendano conto dell’indifferenza che lo Stato dimostra verso di loro.

Ed è proprio uno studente che, per sua volontà, ha dichiarato su Zona d’Ombra: “Una delle difficoltà principali con la quale gli studenti devono fare i conti è la mancanza di mezzi tecnici per svolgere le attività pratiche. Tutto questo nonostante da alcuni anni gli studenti debbano corrispondere all’università di Teramo un contributo aggiuntivo per le attività di laboratorio che va dai 100 ai 200 euro. Senza contare inoltre, che le tasse sono aumentate e la tassa regionale è addirittura raddoppiata passando da 70 a140 euro”.

Gli studenti, dunque, sono costretti a partecipare economicamente per poter usufruire dei mezzi che l’Università dovrebbe offrire già soltanto con il versamento delle tasse. Lo studente, però, continua spiegando la grossa delusione avuta a proposito di un’iniziativa molto interessante, relativa alla comunicazione televisiva, terminata prima di cominciare proprio a causa della mancanza dell’Università di mezzi necessari: “Dopo la proposta della rete regionale Teleponte di offrire uno spazio televisivo all’università e in particolare agli studenti della facoltà di scienze della comunicazione, i professori non hanno esitato a coinvolgere ragazzi e ragazze. La richiesta da parte dei professori è stata quella di creare una trasmissione televisiva della durata di mezz’ora nella quale portare argomenti discussi nelle ore di lezione. Ad ogni studente è stato chiesto di organizzarsi in un gruppo di lavoro, scegliere un argomento e poi recarsi nello studio di registrazione situato nel padiglione della facoltà di giurisprudenza dove poter effettuare le riprese e montaggio. La sorpresa è arrivata proprio durante la visita agli studi di registrazione dove, gli addetti ai lavori, hanno esplicitamente riferito che non ci sono i mezzi necessari. L’università infatti non è in possesso di telecamere e computer destinati alle operazioni di montaggio. L’acquisto e l’aggiornamento dei mezzi dipende esclusivamente dall’approvazione di un bilancio e deve passare al giudizio del direttivo. I tempi che si prospettano non sono affatto brevi e di conseguenza i professori hanno deciso di ritrattare la richiesta fatta in precedenza agli studenti. Questi ultimi ora devono svolgere il medesimo lavoro ma con i propri mezzi e senza l’aiuto dello staff tecnico”.

La situazione è molto seria e richiede un intervento pratico dello Stato. Anziché smontare la situazione con un tanto semplice quanto crudele “l’Università di Teramo doveva chiudere da tempo”, perché non si cerca di aiutarla e di valorizzarla? Il primo passo utile sarebbe iniziare a pagare le docenze, ormai sospese da ben due anni! Nascondersi dietro lo spauracchio della crisi non è più credibile. Dall’alto della mia incompetenza, mi permetto di dare un consiglio al Ministro e al Governo italiano tutto: non credete sia più sensato parlare di soldi in funzione dell’istruzione e non dell’istruzione in funzione dei soldi?

A domanda del cittadino lo Stato non risponde, mai!

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