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21 gennaio 2013

Consigli per fare il giornalista – Intervista a Roberto Napoletano

Diventa giornalista pubblicista
Consigli per fare il giornalista

Consigli per fare il giornalista

Come si diventa giornalista in un quadro di crisi generale dell’editoria?

Quali consigli per fare il giornalista?

Ne abbiamo parlato con un autorevole esponente del giornalismo economico italiano.

Roberto Napoletano, da due anni al timone del Sole24ore, che all’università di Salerno ha presentato il libro “Promemoria italiano.

Quello che abbiamo dimenticato, quello che dobbiamo sapere. Quello che dobbiamo fare”.

Nel suo incontro con professori e studenti, il direttore ha toccato numerosi temi, soffermandosi ovviamente anche sulle prospettive dell’informazione e offrendo utili consigli per fare il giornalista.

È stata l’occasione giusta per fargli qualche domanda in merito alla sua “ricetta” per il giornalismo che verrà, per come si diventa giornalista oggi, con un focus sulle nuove generazioni di cronisti. Due sono gli ingredienti che Napoletano sembra sottolineare con particolare enfasi:

Consigli per fare il giornalista: la motivazione

Se un giovane dovesse chiedermi cosa fare in questa situazione, gli suggerirei innanzitutto di pensarci non una, ma cento volte. Se dovesse avere anche il minimo dubbio, gli direi di abbandonare, altrimenti significa che è davvero quella la sua strada. Ora come ora la priorità è comprendere quelle che sono realmente le proprie potenzialità e in quale ambito investirle. Altrimenti si rischia di restare parcheggiati per diversi anni senza un motivo.

La potenzialità, quindi, alla base di tutto. Un’affermazione che sembra quasi contraddittoria in un periodo in cui si parla sovente di talento sprecato e fuga di cervelli. Ma in realtà il direttore non fa altro che affermare una verità assoluta (seminare il proprio talento laddove il terreno è più adatto) rimarcando la necessità di un’attenta riflessione (capire se è davvero quella la strada giusta, specie quando il percorso si presenta infido e ricco di ostacoli).

La carta stampata, in particolare, attraversa un momento difficile per il concatenarsi di più cause. Innanzitutto la crisi economica, e lo stesso Napoletano ha spiegato, nel corso dell’incontro, come le difficoltà relative alla “domanda interna” provochino ripercussioni sui consumi che finiscono col penalizzare determinati settori rispetto ad altri.

Al discorso della crisi finanziaria va ad aggiungersi la questione degli introiti pubblicitari, di cui grosse fette si sono spostate andando ad alimentare i propulsori di altri mass media (internet, televisione).

In sostanza, di soldi ce ne sono pochi. A farne le spese sono in primis le redazioni, che hanno molti più problemi ad assumere rispetto al passato (e non di rado chiudono), ma soprattutto i dipendenti e i giovani in rampa di lancio. Questi ultimi sono costretti a sgomitare continuamente per trovare una collocazione, e spesso e volentieri finiscono comunque per essere appiedati.

Poi c’è il problema dei contratti. Molti giovani, magari laureati e muniti di tesserino da pubblicista, sono di fatto dei precari mascherati da “free lance”: si dedicano a collaborazioni occasionali, che il più delle volte sono assai scarsamente retribuite, se non gratuite. E per di più sono queste stesse collaborazioni a tenere in vita un buon numero di redazioni.

E cos’è che si sostituisce alla retribuzione? Il più delle volte, le testate in cerca di collaboratori “aggratis” mettono sul piatto il valore a lungo termine dell’esperienza: tu mi rendi un servizio e io ti aiuto a farti le ossa. Dall’altra parte c’è la buona volontà di quanti scelgono di tentare ugualmente la fortuna, che però può bastare fino a un certo punto. A risentirne, ovviamente, può essere l’effettiva valorizzazione delle risorse in un contesto lavorativo non proprio ideale.

È pur vero, come già anticipato, che l’informazione deve fare i conti con la concorrenza spietata delle nuove frontiere spalancate dal web. Internet è una fonte consolidata di notizie, ognuna accessibile con un semplicissimo clic. Anche i social network sono ormai da considerarsi dei piccoli “giornali”, per quanto il paragone possa suonare oltraggioso.

Piaccia o no, è questo un altro dei motivi per cui la figura del reporter “classico” somiglia sempre più ad un animale mitologico: l’informazione non è più affare di pochi, ma rappresenta un meccanismo cui tutti, chi più chi meno, hanno accesso, sia da semplici destinatari che da mittenti veri e propri. È il trionfo della logica della rete.

Un discorso a parte riguarda la qualità della notizia e la cura della fonte, inevitabilmente penalizzate in favore di visibilità e fidelizzazione.

Ci si muove dunque verso nuovi orizzonti. Dei quali, tuttavia, non è detto che si debba aver paura. Tant’è che lo stesso Napoletano non sembra temere per la sorte della carta stampata, affermando testualmente che “non scomparirà”, ma troverà altre strade.

Quello che ci attende, e che per molti versi è già in atto, sarà piuttosto un rinnovamento. Eccoci allora al secondo “ingrediente” nella ricetta del direttore:

Consigli per fare il giornalista: l’apertura ai nuovi mezzi

Il futuro è internet, è a quella realtà che gli aspiranti giornalisti di oggi devono guardare. In questo momento occorre dare spazio ai giovani e investire sulle nuove tecnologie. Sul web continuano ad aprirsi degli enormi spazi per l’informazione che prima non esistevano. Inserirsi in rete può essere la scelta giusta, anziché ad esempio tentare la carta delle scuole di giornalismo, che spesso rappresentano una semplice “sosta”.

Un’opinione, se vogliamo, supportata da dati tangibili, visto il numero sempre crescente di “internauti”, o più in generale di chi va a caccia di notizie sul web.

Da una ricerca condotta recentemente da Enrico Finzi e AstraRicerche, peraltro, è possibile evincere (ma non è certo una novità) che esistono diverse categorie di “naviganti”.

Lo studio è stato effettuato su un campione di 816 persone tra i 15 e i 55 anni, rappresentative di un universo pari a 20,3 milioni di unità. Subito salta all’occhio come una buona metà degli intervistati (oltre il 50%) si divida tra “poco web dipendenti” e “non web dipendenti”. In pratica, visitatori occasionali. Gli “appassionati selettivi”, altresì detti “maniacs”, sono invece poco più del 15%.

Ad emergere è anche un livello relativamente basso di fidelizzazione: in base alla statistica sulla frequenza di utilizzo delle fonti, viene fuori che la tendenza principale è di cambiare fonte di volta in volta (tramite motore di ricerca), e che i siti generalisti vengono preferiti a quelli dedicati ad argomenti specifici.

Alla fine della fiera, ad ogni modo, il giudizio è fondamentalmente pro-internet: il 41% degli intervistati si dichiara favorevole all’informazione in rete, a fronte di un 22% di pareri contrari.

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