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25 gennaio 2013

Eventi Napoli Teatro: allo Spazio Libero di Napoli va in scena “La vertigine che attrae”

Eventi Napoli Teatro – Ispirato a “La donna del mare” di  Henrik Ibsen, arriva al teatro Spazio Libero di Napoli “La vertigine che attrae”, una rilettura dell’opera del drammaturgo norvegese a cura di Vittorio Adinolfi e Angela Rosa D’Auria.

La donna del mare, Ellida, è oppressa e ossessionata da una passione soffocata, nascosta per il marinaio a cui si è votata. Un uomo che è quasi una figura evanescente che la aliena dalla realtà e dalla vita distogliendola dal marito, il dottor Wangel.

Lasciamo la parola al regista della rappresentazione Vittorio Adinolfi e alla protagonista Angela Rosa D’Auria, autori di “La vertigine che attrae”.

Vittorio, chi è per lei regista teatrale?

Nel teatro più che al cinema, l’attore è colui che “fa” lo spettacolo. Il regista teatrale è, per me, colui che ha la visione globale della messa in scena, che gestisce secondo una sua visione la rappresentazione, guidando gli attori in una direzione prestabilita.

Come mai ha scelto proprio Ibsen per la sua rappresentazione?

Mi sono sempre interessato ai classici del teatro, rielaborandoli drammaturgicamente in un una visione postmoderna. Ho realizzato adattamenti di Shakesperae, Eschilo… era giunto il momento di affrontare Ibsen.

In che modo ha deciso di rileggere il drammaturgo norvegese?

La drammaturgia del testo lho curato insieme all’attrice protagonista Angela Rosa D’Auria. L’aspetto che ci interessava del testo di Ibsen, La donna del mare, era il rapporto tra il paziente/marito e la moglie/paziente, rileggendo tale rapporto anche come una sorta di seduta psicoanalitica.

Quali sono gli aspetti che ha voluto maggiormente sottolineare del personaggio di Ellida?

Ellida è un personaggio sfuggente. Come le onde, è difficile da seguire e controllare.

Quali suggestioni pensa che susciterà la rappresentazione?

La rappresentazione è pervasa da un senso di “sospensione” e eternità , come la sua protagonista.

Oltre a essere un regista di teatro è anche regista di web serie, qual è la differenza fondamentale tra le due produzioni?

La webseries è una produzione video ed essendo video, ha un processo di “rappresentazione” diverso dal teatro. Nel caso del video, è il regista che prevale sull’attore.

Angela Rosa, cosa significa per te fare teatro?

Cercherò di non rispondere per aforismi e frasi fatte. Fare teatro è svelare il senso dell’esistenza, essere un personaggio, quel personaggio, donando il proprio corpo e la propria voce ad esso ma è anche vivere una vita non tua, immolarsi, gioire, soffrire perchè è la storia stessa che lo vuole. Un gioco, certo, ma che ha delle responsabilità precise verso lo spettatore e verso se stessi. Io mi sento solo all’inizio di un meraviglioso percorso , alla fine di tutto, sperando di sentirmi sempre “all’inizio”, forse saprò perchè per me fare teatro è un’esigenza così forte.

Chi è secondo te Ellida?

Ellida è Donna, Ragazza, Divinità marina, Figlia del mare. Ellida è una creatura tenera, affascinante, volubile e oscura, come è oscura la vertigine che l’attrae. Appare debole ma poi è improvvisamente forte, sembra sapere ciò che vuole per sè, ma… (sorride) non voglio svelare altro per ora. Ellida è mistero.

 Quali sono, se ci sono, le differenze e i punti d’incontro tra la Ellida di Ibsen e la Ellida di questo spettacolo?

Prima di affrontare questo personaggio, mi è servito inquadrarlo da un punto di vista storico. L’eroina di Ibsen è un personaggio di fine ottocento, è norvegese, ha la mia stessa età. E’ la seconda moglie del dottor Wangel ed è coetanea delle sue figlie, avute dal precedente matrimonio, vive in una casa che non ritiene sua, alienata, “isolata e inerte”. Il personaggio di Ibsen è malato di libertà, una libertà che non può avere, è innamorata segretamente di un altro al quale si è promessa anni prima. Quando l’altro bussa alla sua porta, Ellida chiede la separazione e aspetta che le venga concessa la libertà di scegliere. La rottura del “contratto” è una parte più che determinante nel testo originale Wangel deve concedere la libertà ed Ellida deve poterne godere, ma quando l’ha ottenuta si rende conto che il suo posto è accanto a Wangel. Spesso questo testo è stato interpretato in chiave femminista con Ellida vista come eroina della libertà ma io credo che dove la libertà sia concessione dall’altro, non c’è segno alcuno di vera emancipazione. La Ellida del pieno dramma borghese, nella rilettura che insieme al regista è stata data, è più figlia del mare che dei suoi tempi. La “mia” Ellida è in preda al delirio, suo marito è prima di tutto il suo dottore, lo Straniero è il suo Desiderio di Infinito, la pulsione verso ciò che spaventa e che attrae in un vortice di paura e desiderio, solo Wangel può ascoltarla, lasciarla giocare sulla riva, facendo attenzione che non vada a largo, Wangel deve trovare il farmaco…risolvere l’enigma e farla uscire da una gabbia che in parte ha costruito da sola ma l’ultima parola spetta a lei.

Come è vissuto da Ellida il dissidio interiore tra il suo essere moglie e l’essere legata al marinaio straniero?

Ellida inizialmente ha parole d’affetto per il marito Wangel perchè “Wangel è buono, benevolo con tutti”, mentre le parole del lessico passionale sono tutte per lui, lo Straniero, l’Uomo di cui non conosce nemmeno la reale identità al quale lei si è promessa in passato. Un giuramento di obbedienza la porta a vivere la vita presente con rimorso e inquietudine. Quest’uomo, Friman, Alfred Johnston, chiunque egli sia esercita fascino e terrore su di lei. Lei, che non riesce a dimenticarlo sente di averlo quasi tradito sposando un altro. Vorrebbe allontanarlo ma non ci riesce:« vedete il semplice buon senso non potrà mai farvi capire», dice a un certo punto. La cosa più terrificante è che non si sa chi sia o meglio ancora cosa sia lo Straniero. Ellida è perfettamente divisa tra le due strade, in un naufragio interiore dove solo alla fine capirà se seguire la dolce melodia che viaggia su ali nere o se rimanere stabilmente e di sua volontà con Wangel, abbandonando la via del mare, senza per questo rinnegarla.

Di recente ti abbiamo visto in “Brigantesse se more”, scritto da Rosaria Carifano. Cosa lascia ti ha lasciato il personaggio della brigantessa e cosa, invece, quello di Ellida?

Ho un rapporto davvero intimo con i personaggi, credo sia una cosa indispensabile per chi recita. Marianna Della Bella non perdona, lo sanno bene Rosaria Carifano (autrice)  e Grazia D’Arienzo (attrice e regista dello spettacolo), è pericolosa, vendicativa, bella perchè pronta a tutto, opportunista in ogni sua mossa. E’ femmina terrena, donna che non fa differenza tra brigante e sindaco se deve salvare la pelle ma che conserva piglio e dignità, orgoglio e fierezza perchè in fondo disprezza chi crede di avere potere solo perchè si trova storicamente dall’altra parte della scrivania (la scena di “Brigantesse se more” si svolge con il Delegato e Marianna divisi da una scrivania per l’interrogatorio). Cosa mi ha lasciato? Beh, mi lascia senza forze perchè mi possiede dall’interno e fa diventare i miei occhi tizzoni ardenti pronti alla vendetta. Ellida cosa mi lascerà? Non posso ancora saperlo, per ora vorrei solo che non mi lasciasse più. Ho bisogno della sua vertiginosa nostalgia del mare.

Eventi Napoli Teatro:

La vertigine che attrae andrà in scena dal 25 al 27 gennaio

alle ore 20.30 (il 27 alle ore 18.30)

al teatro Spazio Libero di Napoli in via del p.co Margherita, 28/b.

Per informazioni 081402712 – 3476965152 e Iride Comunicazione (iride.comunicazione@libero.it)

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