• Google+
  • Commenta
9 gennaio 2013

Prestito d’onore Studenti una truffa legalizzata

Ultimamente si sta parlando di prestito d’onore agli studenti meno abbienti, può sembrare un qualcosa di positivo ma è una sorta di escamotage per aumentare le tasse universitarie

Resta aggiornano sulle News Studenti, collegati alla Fan Page Controcampus.

Infatti il prestito d’onore sarebbe, secondo certi ladri, una soluzione all’aumento delle tasse. E se parlare di aumento fa storcere il muso a chi ha capito l’antifona, si aggiunge addirittura l’idea di eguagliare tra redditi più alti e meno, la soluzione fornita è sempre il prestito d’onore.

Il New York Times spiega i punti negativi di un sistema che non fa altro che aumentare il divario tra ricchi e poveri creando grosse difficoltà ai meno abbienti. Ma a noi italiani basta fare due conti: il prestito non è a tasso zero, il tasso non è specificato e l’unico limite è quello di non poter superare il tasso legale in vigore alla data di concessione della garanzia medesima e di mora.

Prestito d’onore Studenti un vero affare per le banche

Inoltre qualora alla fine della carriera lo studente non trovasse un lavoro deve pagare ugualmente dopo 30 mesi. Questo che significa, che grazie al prestito d’onore le banche possono pignorare tutto alle famiglie più povere, in tempo di crisi, quando il lavoro muta in negativo, e diventa sempre più una rarità possiamo dire che il prestito d’onore è un vero affare per le banche! Mi ricorda una importantissima frase di Mario Monti sfuggita a molti:

La crisi la pagheranno soprattutto i cittadini più deboli perché hanno poco ma sono in tanti – (1 febbraio 2012).

Insomma è una catena, sempre meno persone potranno accedere all’istruzione universitaria, quindi meno giovani competitivi da immettere su un mercato già zoppicante, sempre meno competitive saranno le università e le aziende che da esse dovrebbero attingere competitività (che si traduce poi in crescita economica del paese), quindi sempre meno ricchezza, meno famiglie, meno figli, meno benessere, più povertà. È una catena ma non di quelle eterne che non si spezzano, questa è una catena di veleno e come tutti i veleni uccidono tutto ciò che di buono ci sta. L’unico ente a beneficiare appieno di una simile politica economica è il sistema bancario e i singoli azionisti che comprano titoli e azioni a prezzi stracciati. Ma in un paese in degrado, dove si perde il diritto alla cultura e alla sanità, se non si spezza la catena non ne uscirà vivo lo stato e tanto meno ne usciranno vive la banche nazionali.

Google+
© Riproduzione Riservata