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21 gennaio 2013

Sclerosi multipla: Cura e nuovi metodi di riabilitazione

La sclerosi multipla (SM) è una malattia del sistema nervoso che colpisce il cervello e il midollo spinale. Danneggia la guaina di mielina, il materiale che circonda e protegge le cellule nervose. Così definisce la sclerosi multipla la US National Library of Medicine. Proseguendo sempre nella definizione:  Questo danno può rallentare o bloccare i messaggi tra il cervello e il corpo, che porta ai sintomi della SM. Essi possono includere: disturbi visivi, debolezza muscolare, problemi di coordinazione ed equilibrio, sensazioni quali intorpidimento e formicolio, difficoltà cognitive e mnemoniche . (fonte)

Sebbene la malattia sia conosciuta da moltissimo tempo – vi sono fonti che la descrivono già nel XV secolo – nessuno ha ancora capito chiaramente quali siano tutte le cause. Ciò nonostante, la ricerca ha fatto progressi enormi a partire da quando, nel 1838, Jean Cruveilhier ne descrisse per primo il decorso, riportandone le tipiche lesioni, nelle illustrazioni dell’atlante illustrato intitolato “Malattie del midollo spinale”. Negli anni Trenta del secolo scorso furono identificate alcune implicazioni genetiche da F. Curtius, successivamente altre importanti scoperte, dall’elettroforesi utilizzata da Elvin Kabat  al cortisone, passando per la scoperta del “fattore di crescita nervoso” (Nerve Growth Factor – NGF) da parte della nostra Rita Levi Montalcini, recentemente scomparsa. Venendo, infine, più vicini a noi, nel 2001 un gruppo di esperti internazionali guidati da Ian McDonald pubblica nuovi criteri diagnostici che includono anche nuove scoperte nella Risonanza Magnetica, con lo scopo di accelerare la diagnosi per poter iniziare le cure prima e rallentare il progredire della malattia. In questi anni si sono anche succedute diverse direttive europee per la presa in carico da parte dei servizi sanitari nazionali della somministrazione dei farmaci utili contro la sclerosi multipla, e dove si chiede equità di diritti, accesso alle terapie innovative e una migliore qualità di vita per le persone con sclerosi multipla. Per chi ne volesse sapere di più, rimandiamo ai siti internet delle numerose associazioni italiane ed internazionali sulla sclerosi multipla (AISM e CCSVI-SM) e ai numerosi articoli sul tema già affrontati da nostro magazine.

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Va ancora ricordato che la malattia colpisce circa 3 milioni di giovani nel mondo e almeno 58.000 in Italia. Nel 40-60% dei casi di pazienti affetti da sclerosi multipla, i sintomi più ricorrenti sono alcuni disturbi motori accompagnati da deficit dell’attenzione e della memoria. Su Neurorehabilitation and neural repair è recentemente stato pubblicato uno studio dei ricercatori del laboratorio di Neuroimmagini dell’Istituto di scienze neurologiche del Consiglio nazionale delle ricerche (Isn-Cnr) di Catanzaro, i quali hanno sviluppato un nuovo metodo di riabilitazione computerizzata in grado di migliorare i deficit dell’attenzione.

Il Prof. Antonio Cerasa lo illustra come segue: “Uno degli obiettivi principali nella gestione clinica dei pazienti con SM è il ritardo clinico cognitivo. Per ottenerlo esistono due vie: la riabilitazione cognitiva e il trattamento farmacologico a cui però spesso i pazienti non possono essere sottoposti in quanto sufficiente solo a ridurre l’infiammazione a livello cerebrale”.La letteratura scientifica sul tema ha più volte evidenziato la capacità innata del cervello umano di modificare la propria microstruttura e funzionalità nel momento in cui viene sottoposto a un nuovo apprendimento. Per questo, il nuovo protocollo di riabilitazione “intende recuperare le funzioni neuropsicologiche alterate dalla patologia cerebrale e quindi a migliorare l’attenzione”, spiega Cerasa, “una specifica funzione cognitiva che regola l’attività dei processi mentali, filtrando e organizzando le informazioni provenienti dall’ambiente allo scopo di emettere una risposta adeguata”.

In cosa consiste tale protocollo? Il ricercatore lo spiega così: “Grazie alla risonanza magnetica funzionale, che permette di ‘fotografare’ l’attività del cervello in tempo reale. Abbiamo messo a confronto un gruppo sperimentale di pazienti sottoposti a riabilitazione cognitiva con un gruppo di controllo sottoposto al trattamento placebo. Dopo due mesi il gruppo sperimentale mostrava un miglioramento nelle funzioni attentive e, in risonanza magnetica, un aumento di attività cerebrale in specifiche regioni. La speranza è che i risultati di questa ricerca possano rivoluzionare i paradigmi classici di riabilitazione presso i centri sanitari pubblici”.

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