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16 aprile 2013

Concerto 1 Maggio 2013. Novità concerto del 1 Maggio 2013: Artisti in Programma. Intervista a Enzo Avitabile

Anche quest’anno andrà in scena il consueto appuntamento musicale del Concerto 1 Maggio 2013.

Concerto 1 Maggio 2013

Concerto 1 Maggio 2013

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Dal 1990, il concerto del Primo Maggio, patrocinato dalle tre confederazioni sindacali italiane (CGIL, CISL, UIL), rappresenta uno spunto di riflessione su tematiche inerenti al mondo del lavoro. Il tema artistico di quest’anno sarà: “Musica per il nuovo mondo. Spazi, radici, frontiere”.

La festa dei lavoratori è un evento unico ed emozionante. Un’osmosi artistica capace di coinvolgere milioni di persone. Il mondo sta cambiando inesorabilmente. Gli artisti del mondo dello spettacolo, capitanati dalla regina della satira Geppi Cucciari, si esibiranno al concerto del 1 Maggio 2013 raccontando, attraverso musica e parole, il significato allegorico dell’attuale momento storico.

La maratona musicale del Concerto 1 Maggio 2013 andrà in onda su Rai Tre. La novità di quest’anno sarà la trasformazione del Concerto in un vero e proprio Festival musicale che coinvolgerà diverse città italiane. Non sono ancora noti i nomi di tutti i partecipanti. Per il momento, gli organizzatori del Concerto 1 Maggio 2013 hanno confermato soltanto la presenza di Fabri Fibra e del premio oscar Nicola Piovani.

Ecco le novità del Concerto 1 Maggio 2013

Al di là della conduzione affidata alla comica Geppi Cucciari, quest’anno, ad edulcorare ed allietare la benemerita manifestazione primaverile saranno la partecipazione di Nicola Piovani, la presenza di una grande orchestra rock che renderà omaggio ai principali cantautori della musica italiana ed, infine, il primo social movie dell’evento artistico. Sul palco, allestito nella suggestiva piazza San Giovanni, saliranno la Nazionale del Rock diretta da Vittorio Cosma e Giovanni Sollima, il quale, insieme a ben cento violoncellisti, eseguirà l’inno di Mameli.

Anche quest’anno, però, non sono mancate le polemiche sul Concerto 1 Maggio 2013. Marco Godano, storico organizzatore del Concerto del Primo Maggio, infatti, ha acceso una lieve polemica sui finanziamenti destinati alla realizzazione dell’evento, criticando alcuni sponsor italiani. In sintesi, secondo l’organizzatore, da qualche anno, il Concerto 1 Maggio 2013 sarebbe vittima di tagli sistematici.

Al fin di comprendere al meglio il significato ed il fascino del Concerto 1 Maggio 2013, abbiamo deciso d’intervistare il Maestro Enzo Avitabile, sassofonista e cantautore italiano di grande talento, il quale ha partecipato a ben sette edizioni dell’evento allestito nella suggestiva piazza San Giovanni di Roma. Nel corso della sua carriera, Avitabile ha avuto modo di collaborare con artisti del calibro di Tina Turner e James Brown. Nel 2012, Jonathan Demme, famoso regista hollywoodiano, ha realizzato un Docu-Film sulla sua straordinaria carriera.

Enzo Avitabile

Enzo Avitabile

Enzo Avitabile, hai avuto il pregio di partecipare a ben sette edizioni del Concerto del Primo Maggio riscuotendo sempre grandi successi. Forse parteciperai anche all’edizione di quest’anno. Qual è la tua opinione in merito al Concerto 1 Maggio 2013?

“Ho partecipato ad almeno sette edizioni del concerto. Io credo che il Concerto del Primo Maggio sia un evento straordinario perché riesce a mettere insieme milioni di persone. Uno dei pochi eventi italiani di musica live reale, caratterizzato da suoni che si muovono in una loro dignità culturale. Da sempre, in Italia si cerca di mediare il rapporto tra musica e prodotto. Siamo abituati spesso a Sanremo che in un certo senso è il simbolo di questa mediazione pseudo commerciale. Il primo maggio non è così; esso è avulso da mediazioni pseudo commerciali perché offre ad ognuno la possibilità di essere sé stessi. Credo che il Primo Maggio ci abbia dato la grande opportunità di esibirci con formazioni atipiche come quella dei Bottari, anche se poi, a dire il vero, abbiamo trovato spazio in tutti i festival del mondo. Come evento politico credo sia fondamentale un concerto che concentri l’attenzione su di una questione come quella del lavoro che in questo periodo è diventata prioritaria. Quest’anno poi c’è il rapporto con il mondo e le culture del mondo che credo sia davvero bella come tematica”.

Sì, infatti, il tema artistico di quest’anno al Concerto 1 Maggio 2013 sarà “Musica per il nuovo mondo. Spazi, radici, frontiere”. Enzo, tu sei un’icona della musica e della cultura napoletane. Le tue opere trasmettono emozioni uniche. Vibrazioni musicali e poetiche edulcorate dal lodevole desiderio di abbattere le distinzioni razziali che da tempo corrodono il mondo. Napoli è da sempre una città aperta alla cultura del Melting Pot. Qual è la tua opinione in merito a tale tematica?

“Noi riconosciamo e viviamo la world music. La world culture è l’insieme di tutte le culture che vanno alla ricerca di un unico linguaggio che però trascende se stesso. I suoni del mondo si uniscono per ricreare ogni giorno un nuovo suono che però diviene costantemente. Il grande Carmelo Bene, diceva: il suonante e non il suonato…il significante e non il significato. Questa è una cosa importante, perché alla fine, qual è la canzone che vogliamo cantare: la canzone che vogliamo cantare e la cosa che desideriamo dire è che esiste un’unica razza: quella umana”.  

Tra l’altro, nel 2011, hai partecipato al Concertone insieme ai Co’Sang. E’ vero che uno dei componenti dell’ex duo è tuo nipote? Cosa ne pensi della musica Hip Hop?

“Sì Antonio (Ntò) è mio nipote. La cultura Hip Hop è figlia della nostra musica, è la cultura delle nuove generazioni. Tuttavia, non credo esista una musica giovane e non giovane. Credo che esistano dei contenitori giovani. Però esistono anche dei contenitori giovani con dei contenuti vecchi. Per esempio, prendiamo i Reality Show: i contenitori sono giovani, ma i contenuti della musica non penso siano poi tanto innovativi. Per me il musicista più innovativo di Napoli è Roberto De Simone, che ha 90 anni… Però, sono molto vicino alla nuova poesia, quella che nasce nel cemento, quella di Ntò, Riccardo, Co’Sang e tutti gli altri gruppi emergenti che hanno fatto la nuova storia nel cemento. Infatti, ho collaborato con mio nipote Antonio alla realizzazione del suo nuovo album, uscito da circa un mese. E devo dire che è stata davvero una bella esperienza. Personalmente, sono molto vicino ai miei fratelli più piccoli, con i quali riesco ad avere un contatto diverso. Credo profondamente nelle cose che fanno e, sinceramente, avverto una strana sintonia perché è come rincorrersi: certe volte mi trovo più avanti e loro più indietro e viceversa. Per me la poesia è uno stato di coscienza. Credo, pertanto, ci sia una grande connessione di linguaggio. Non parlo di scambio generazionale, perché lo scambio presuppone un posizionamento. Credo, invece, in una connessione generazionale, in una musica co-generazionale,in una connessione di intenti e di linguaggio”.

Il 2012 è stato l’anno dell’album Black Tarantella. Si tratta di un disco edulcorato da sublimi afflati poetici che ha il pregio di scalfire il cuore dell’ascoltatore. Potresti parlarci di questo grande successo?

“Ho sempre cercato di guardare avanti seguendo un percorso mio, chiaramente partendo da una musica, forse più di maniera, cercando di originalizzare il linguaggio. Black Tarantella non è un disco di duetti, ma di dialoghi musicali. Desideravo confrontarmi con i dialetti, con Guccini, Battiato, David Crosby, Bob Geldof. E’ un disco straordinario in questo senso. Un disco che riesce a trasmettere una grande voglia di cantare insieme e di muoversi in una sinonimia allegorica che negli ultimi anni è diventata fondamentale per la comunicazione. Mi piace molto questo lavoro e ne sono veramente fiero. Black Tarantella ha portato a casa una nuova Targa Tenco che io condivido con tutti i miei compagni di viaggio”.

Napoli è il cuore d’Italia, una città magica, capace di offrire ad ognuno la possibilità di commuoversi dinanzi alla spontaneità di un sorriso ed alla ferocia di una lacrima versata. Enzo, cosa rappresenta per te Napoli?

“Per me Napoli è la casa madre, è il punto da cui si parte, ma anche il punto di ritorno. E’ il giorno che nasce, ma anche il giorno che muore. Napoli è la vita. Il mondo. Napoli è un simbolo di appartenenza, la consapevolezza e la voglia di riscatto. Ma anche l’amarezza di prender coscienza dell’esistenza di un napoletanesimo molto pericoloso: quella cultura stereotipata che vive nelle sue comode sicurezze di comunicazione. Sono orgoglioso di essere napoletano, ma allo stesso tempo mi pongo in una posizione di grande critica verso alcuni atteggiamenti di non crescita della cultura napoletana. Da questo punto di vista, credo che Napoli sia una città che debba mettersi in discussione ogni giorno”.

Cosa ne pensa Enzo Avitabile dell’attuale crisi italiana, della disoccupazione e del sistema universitario?   

Una volta si diceva che comunque si faceva politica, e anche quando si credeva di non fare politica si faceva politica. Una volta si diceva che esistevano i partiti, che le ideologie rappresentavano i partiti. In questo momento, io dico una cosa impopolare: non c’è la politica, anche se mi rendo conto che essa esiste sempre, perché l’uomo è sempre un animale politico. Datemi un partito perché non ne ho,non so dove si deve andare, so solo che in questo momento non c’è niente. Tutti dicono che si tratti dell’epoca di Mappo, l’epoca della confusione. Io invece oserei dire una frase un po’ volgare: siamo nell’epoca della Mappina, dello straccio, in cui non c’è esattamente niente. Tutti i giorni vado nella mia terra, a Marianella. Facciamo delle piccole iniziative per i giovani. E mi rendo conto che c’è davvero una grande fame. La gente non arriva alla terza settimana, non ha lavoro; non si può andare avanti così. L’università costa troppo ed è diventata una meta elitaria. Quelli che non hanno i mezzi sono costretti ad arrangiarsi, magari ci vanno ugualmente, ma i genitori fanno enormi sacrifici. Questo per me è una cosa di grande inciviltà”.     

Cosa ne pensi del nostro magazine “Controcampus”?

“Credo profondamente nelle iniziative e nei progetti dedicati ai giovani. Credo che un quotidiano come Controcampus rappresenti un progetto utile e fatto con coscienza. Non è una cosa fatta a bassa coscienza. Il problema di oggi è rappresentato dalla difficoltà identificativa delle cose. Possiamo solo classificarle ed identificarle in cose fatte con coscienza e senza coscienza Queste iniziative sono fondamentali perché danno la possibilità di muoversi. Offrono l’opportunità di uno scambio culturale; di parlare, come oggi, e di dirci delle cose”. 

Le parole espresse dal Maestro Enzo Avitabile hanno il pregio di condurre il lettore in quell’universo culturale ed artistico che fa da sfondo al Concerto del Primo Maggio, rendendolo unico e speciale. Un universo edulcorato da afflati filosofici catartici ed intensi, caratterizzati da un unitario file rouge: la brama di riscatto sociale dei giovani italiani.

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