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16 aprile 2013

Inchiesta Map Aquila. sgombero in un centinaio di alloggi map Aquila

Map Aquila

Map Aquila

Ancora una storia tutta italiana scritta nelle pagine del dolore e della rabbia troppo spesso inespressa di cittadini innocenti ed impotenti nei confronti dell’ennesima mortificazione della dignità, si tratta dei Map Aquila.

E ancora una volta a pagarne il prezzo sono coloro che già una volta sono stati chiamati all’appello di un sacrificio che ha pochi eguali, la perdita della propria abitazione a causa di un disastro naturale.

È questa la scandalosa realtà che riguarda circa un centinaio di persone che, fino ad oggi, hanno alloggiato nei Map Aquila. (Moduli Abitativi Provvisori), assegnati loro a seguito del terremoto dell’Aquila del 2009. Proprio queste persone, che quattro anni fa hanno dovuto assistere alla perdita della propria abitazione, e magari molto di più, a causa del crollo, o di un danno irreparabile, seguito al terremoto che circa quattro anni fa causò oltre trecento vittime nella provincia dell’Aquila, si trovano oggi a doversi nuovamente trovare senza tetto.

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E’ stata firmata l’Ordinanza con la quale viene disposto lo sgombro entro il termine del 15 aprile di un centinaio di Map Aquila. Lo sgombro riguarda l’intero complesso di Cantessa e San Vittorino e parte di Arischia e Tempara (AQ). L’Assessorato garantisce assistenza alla popolazione ma di fatto molti degli sgomberanti non sono nemmeno stati informati in quanto la disposizione è stata pubblicizzata unicamente per le vie mediatiche e non attraverso mezzi diretti.

L’ordinanza di sgombro è stata disposta a seguito di una serie di controlli, operati sulle strutture, dai quali queste sono risultate non rispondenti ai requisiti minimi al fine di tutelare l’incolumità degli abitanti e dei passanti.

Secondo l’inchiesta le unità abitative Map Aquila, costruite in tutta fretta, e pertanto ancora una volta in stato di emergenza dichiarato, bypassando quindi le procedure ordinarie, fin dalla loro realizzazione hanno presentato deficit strutturali e di sicurezza. Ovviamente ciò ha costituito l’arricchimento illegittimo delle imprese appaltatrici che hanno eseguito i lavori nell’ottica spietata di un cinico conseguimento del massimo profitto, costi quel che costi, tanto in stato di emergenza nessuno controlla.

 

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