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6 aprile 2013

Violenza nelle Università e Scuola. Violenza nelle università: “poca prevenzione e controllo istituzionale”

Minacce, violenza, abusi e morte sono spesso le notizie di prima pagina in un notiziario. Fatti di cronaca che più di una volta hanno visto come protagonista l’università o soggetti che la vivono.

Alcuni degli omicidi più discussi, che hanno profondamente scosso l’Italia, hanno avuto luogo nelle università.

Non stileremo di certo una classiffica di casi di violenza nelle università, ne tanto meno una classifica sulla qualità delle università sulla base del dato sicurezza. Ma quello che ci preme indicare e sottolineare è come sia possibile che un contesto come quello universitario (senza trascurare il dato altrettanto inquietante dei fatti di violenza nella scuola) possa essere oggetto d’inchiesta, la nostra denuncia intende spingersi oltre e và alla poca attenzione delle istituzioni, per la spesso inesistenza o scarsa applicazione di misure ex ante.

Quelli che seguono sono quindi solo alcuni dei casi di violenza nelle università, casi raccontati dalla cronaca, forse i più atroci casi di violenza nelle università, ma siamo certi dell’esistenza di un numero considerevole di fattispecie simili. Casi taciuti, per paura, vergogna o ancora peggio perchè minacciati da soggetti istituzionali coinvolti in prima persona negli stessi fatti.

Ciò che vorremmo come portatatori degli interessi dei giovani,  è che  l’Università non diventi terra di nessuno e tantomeno che vengano presi provvedimenti quando ormai sia troppo tardi.

24 luglio 1971: siamo a Milano, nell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Simonetta Ferrero, venticinquenne studentessa di Scienze Politiche, viene uccisa con 33 coltellate in uno dei bagni dell’ateneo. Un caso di violenza nelle università nel quel fu presa in considerazione l’ipotesi del maniaco, ma il caso non fu mai risolto.

E sempre a Milano all’ Università degli Studi Bicocca, viene scoperto un feto umano di 4-5 mesi lasciato in una cella frigorifera all’interno del dipartimento di biotecnologia. Un caso ancora oggi aperto e irrisolto.

9 maggio ’97: un altro grave caso di violenza nelle università un ennesimo delitto sconvolge l’opinione pubblica. Marta Russo, studentessa all’Università degli Studi di ROMA “La Sapienza”, viene raggiunta da un colpo di pistola nel cortile del campus universitario, mentre cammina con un’amica. I moventi politici (era l’anniversario dell’assassinio di Aldo Moro) insieme alla paura di una nuova ondata di terrorismo rosso o bianco, hanno guidato le indagini preliminari, finchè invece si è giunti all’arresto di un assistente universitario, Giovanni Scattone.

A questi due casi storici di violenza nelle università e violenza giovanile ne sono seguiti altri, tutti avvenuti in ambito universitario. Il figlio che, oppresso dalle aspettative, colpisce il padre con un bastone e brucia il corpo davanti al laboratorio di chimica dell’Università degli Studi di PADOVA. L’ex marito geloso che uccide l’ex moglie durante una lezione e poi tenta il suicidio.

E ricordiamo i casi di violenza nelle università di origine politica: Università degli Studi di ROMA “Tor Vergata”, studente di filosofia aggredito da dieci persone appartenenti al movimento Casapound, di origine sessuale. Studentessa di Yale, Connecticut, violentata e appesa a testa in giù, reggiseno alzato e pantaloni alle caviglie.

All’Università di BOLOGNA, nella facoltà distaccata di Cesena, il docente Maurizio Sorbini fu  indagato e destituito per abuso su studenti (maschi), e il processo riguardo all’essere di nuovo ammesso nell’albo o meno è ancora aperto.

Il candidato del Blocco Studentesco al Cds e al Consiglio di facoltà di Scienze Politiche all’Università degli Studi di LECCE è stato aggredito lo scorso mese da un gruppo di una ventina di persone, riconducibili all’ambiente della sinistra antagonista leccese. Davide Renna si trovava in facoltà insieme a un amico, anch’egli militante di CasaPound, quando è stato accerchiato da circa venti individui. Per poco non l’episodio non si è concluso in tragedia.

All’Università degli Studi di SALERNO, presso la Biblioteca E. Caianiello, una dipendente è vittima di palpeggiamenti e tentata violenza sessuale. O come dimenticare la violenza sessuale ad una ragazza disabile nei bagni del terminal qualche anno fa? e il ladro che si aggirava nelle Facoltà di Lettere e Filosofia e Scienze della Formazione pronto, nei momenti di pausa, ad entrare furtivamente nelle aule vuote e frugare nei portafogli degli studenti?

All’Università della CALABRIA, una studentessa cosentina denuncia un tentativo di violenza e molestie. Il fatto segue ad uno simile, avvenuto una decina di giorni prima e che aveva interessato due ragazze spagnole che studiano nell’ateneo bruzio.

Non sono meno frequenti i casi di violenza nelle università all’estero. Il massacro della Virginia Tech (USA) per mano di un suicida che nel 2007 uccise a colpi di pistola 32 persone, è uno degli episodi più cruenti accaduti in campus universitari, ed è portato ancora oggi a esempio di come l’università possa essere un luogo di violenza e terrore. E’ un luogo giovane, innanzitutto. E quindi un luogo in cui è più facile diffondere e inculcare ideologie, anche le più estremiste.

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Ma da cosa trae origine la violenza, quali sono le principali motivazioni che hanno scatenato violenza nelle università e violenza giovanile. E’ Valentina Sambrotta dell’Associazione Culturale Afrodite di Milano, esperta in criminologia a parlarcene.

L’università dovrebbe essere un luogo di aggregazione e insegnamento di valori quali l’uguaglianza e la solidarietà, oltre che un posto in cui si studia. Perchè molti lo scelgono invece come luogo in cui perpetrare minacce, abusi e violenza? 

Se ci riferiamo al contesto italiano, l’affermazione iniziale (purtroppo) mi sembra piuttosto utopica e la risposta alla domanda potrebbe essere proprio questa. Se ci riferiamo ad altri contesti, come quello americano forse è ancora peggio, basti pensare a casi come quello della Columbine High School (non era un’università ma mette in luce diverse dinamiche che potrebbero inscenarsi anche all’interno di un’università).

Cosa consiglierebbe per ridurre la violenza in scuole e università? Pensa che lo Stato stia facendo abbastanza a livello di prevenzione?

No, non penso che lo Stato stia facendo molto; punterei su una maggiore prevenzione ma soprattutto su una formazione e un’informazione maggiormente corrette e non depistate da bisogni secondari. 

Riguardo il delitto di Padova, in cui il figlio bruciò il padre dopo averlo colpito con un bastone perchè oppresso dalle troppe aspettative nello studio: è possibile per un ragazzo arrivare a una tale esasperazione a causa di motivi scolastici, o pensa ci siano motivi più profondi che lo hanno spinto all’assassinio? 

Credo ci siano motivi più profondi, legati anche al rapporto famigliare, accresciuti dai ritmi scolastici, dal bisogno di controllo e dalla ricerca assoluta della perfezione da parte di famiglie sostanzialmente inadeguate.

Cosa pensa del “delitto Marta Russo”? Non c’è stata mai una confessione; le sembra plausibile il movente del “delitto perfetto” attribuito a Scattone, l’assistente universitario accusato? 

Come in molti altri casi, giungere ad avere una certezza è difficile, anche perchè le notizie che ci arrivano sono spesso falsate. Tendenzialmente però direi di sì.

La strage del Virginia Tech non è che uno dei massacri attuato in campus universitari e scuole. Come mai sono luoghi in cui esplode così spesso la violenza anche quando la causa non riguard lo studio? C’è un collegamento o sono per lo più coincidenze? 

Credo ci siano dei collegamenti, un po’ come anticipavo al primo punto: la vittimologia, il legame tra chi compie e chi subisce l’omicidio (fosse solo a livello immaginario), possibili implosioni dovute a motivi famigliari o angosce pregresse (pensiamo ad esempio al bullismo).

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