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Come si calcola la pensione, gli esodati e riforma del lavoro

Redazione Controcampus 29 Maggio 2013

Per comprendere meglio gli ingranaggi della normativa vigente sulle pensioni, allargando la lente sulle radici “tecniche” e sociologiche della crisi occupazionale e previdenziale italiana e, al contempo, sulle possibili soluzioni di medio e lungo periodo, abbiamo chiesto il parere di un esperto di lungo corso, Rosario Stornaiuolo, Pres.

di Federconsumatori Campania.

Dott. Stornaiuolo.  Si parla molto in questo periodo di esodati. Un fenomeno che potrebbe in futuro colpire anche la nuova generazione lavoratrice. Destinata come quella attuale a rimanere senza lavoro e senza pensione. Perché?

“Esodati sono quei lavoratori che, prossimi alla pensione, hanno deciso di lasciare il lavoro dietro corresponsione da parte della propria azienda di una buonuscita-ponte, firmando il licenziamento o accettando di essere messi in mobilità.

Lo spostamento in avanti dell’età pensionabile doveva teoricamente dare respiro alle casse dello Stato, ma ha prodotto in realtà l’effetto opposto. L’Inps ha difficoltà a pagare tutti ed i tempi di attesa per verificare la validità delle richieste di idoneità sono eccessivamente lunghi. Questo significa che questi lavoratori, in attesa di conoscere se sono idonei o no, si ritrovano oggi in una situazione in cui non sono né carne né pesce. Non percepiscono alcun tipo di salario ed hanno gravi problemi ad arrivare alla pensione. In pratica non hanno né lavoro né pensione. In più i tassi di disoccupazione e precariato crescenti ci dicono che la situazione è destinata a cronicizzarsi per cui essa si estenderà quasi certamente anche ai giovani lavoratori che andranno in pensione un domani“.

Molti esperti indicano nella staffetta generazionale la strada più efficace per uscire dal precariato e dalla disoccupazione. Favorire cioè l’uscita dei “vecchi” lavoratori dal mercato per inserire i nuovi. Qual è la sua opinione in merito?   

“Innanzitutto non sono sicuro che la staffetta generazionale sia equa da un punto di vista etico. Ad esempio se ho mio padre che lavora in banca e lui sceglie di anticipare la pensione, allora io posso prendere il suo posto. Indipendentemente dal merito, dal fatto che sia laureato o meno, che abbia partecipato ai concorsi pubblici o no, io posso andare a fare l’impiegato al posto di mio padre. Il fatto che il padre lasci e venga sostituito dal  figlio in molte aziende era già una prassi consolidata prima che questa diventasse legge. Il padre si sacrificava, andava prima in pensione o in cassa integrazione e faceva assume suo figlio.Bisogna valutare questa proposta, capire cosa  significa, quale percentuale sulla pensione perde il padre e che pensione toccherà al figlio. Nei fatti però abbiamo un’ereditarietà del posto fisso che taglia fuori chi non ha santi in paradiso”.

I giovani lavoratori di oggi, dicono le previsioni,  rischiano di percepire in futuro una pensione “da fame”.  Come si spiega questo allarme?

“L’idea che la vita si è allungata ha convinto la classe politica italiana a spostare in avanti la soglia pensionabile ma siccome i giovani trovano lavoro più tardi diventa più difficile per loro maturare i requisiti necessari per accedere ad una pensione sufficientemente dignitosa. Motivo per cui si prevede che i giovani lavoratori di oggi andranno in pensione molto più tardi, perché avranno bisogno di più tempo per maturare questi requisiti. A questo si aggiunga la difficoltà dei lavoratori più anziani che temendo una pensione povera, decidono di continuare a lavorare anch’essi oltre la soglia pensionabile dei 67 anni. Viene da sé quindi che è sempre più difficile per il giovane inserirsi nel mondo del lavoro perché se non escono gli anziani,  non possono entrare i giovani.”

Come si colloca il nostro paese rispetto al resto di Europa riguardo le questioni del lavoro e delle pensioni? Cosa non va nel nostro paese?

“A mio avviso è incredibile che uno Stato obblighi il cittadino ad andare in pensione a 66-67 anni. Ci sono alcune categorie, penso agli ospedalieri, alle guardie giurate, a quelli che fanno i turni di notte che ormai sono tutte professioni in mano a lavoratori  anziani che scelgono di non andare in pensione. Pensa che l’età media dei netturbini a Napoli è di 57 anni. Il Comune non può assumere lavoratori giovani perché i vecchi non lasciano il posto, proprio perché se lo facessero percepirebbero una pensione ridicola. Nel nostro paese la porta per i giovani è come sprangata. Le soglie pensionistiche andrebbero riviste completamente. In Francia ad esempio Hollande sta cercando di riportare a 60 anni la possibilità di andare in pensione. Qui in Italia invece con le ultime riforme del lavoro siamo tornati al paleolitico dell’occupazione.”

A suo parere la Riforma Fornero  ha fallito gli obiettivi? Come si convincono le aziende ad assumere a tempo indeterminato?

“Il nuovo governo sta discutendo una serie di modifiche ma la verità è che se tu oggi hai 62 anni e 40 anni di contributi alle spalle sei costretto andare avanti. Anni fa con 36 anni di contributi andavi in pensione, ma adesso siamo arrivati al punto che nemmeno 42-43 anni di contributi versati bastano per ritirarsi dal lavoro. Oggi l’unica cosa che un lavoratore prossimo alla pensione può fare è andare in pensione a 62 anni, perdendo  una percentuale sulla pensione per favorire la staffetta coi più giovani. La Riforma Fornero, per quanto mi riguarda, ha fallito su tutta la linea perché con questa riforma i giovani non vanno mai in pensione. Il primo passo dovrà essere superare l’handicap della Riforma Fornero, altrimenti voi giovani non andrete mai in pensione o ci andrete con una pensione talmente minima che dovrete continuare a lavorare fino ad 80 anni. Adesso sembra che il governo Letta stia puntando ad una linea di flessibilità ancora più accentuata, ma bisogna intervenire soprattutto sul versante dei finanziamenti alle aziende. Attualmente alle aziende costa troppo assumere una persona a tempo stabile . Se io azienda posso assumere una persona con contratto a termine e pagare di meno rispetto a chi assume a tempo indeterminato o giovani, è chiaro che assumerò sempre a tempo determinato. Questo significa che raggiunta la scadenza del contratto io posso liberarmi del lavoratore e sostituirlo con un altro. Quando assumi a tempo indeterminato sei legato a condizioni sindacali particolari che impongono costi decisamente più alti.

I giovani si sentono i più penalizzati dal nostro sistema previdenziale. Arriveranno alle pensione più tardi e percepiranno assegni più bassi. Come si può evitare questa previsione?

“Le agevolazioni alle aziende innanzitutto. Chi assume giovani alla prima occupazione deve poter pagare per alcuni anni meno tasse e meno contributi, a patto che assuma lavoratori a  tempo indeterminato. Bisogna incentivare un grande piano per l’occupazione giovanile, il che significa dare incentivi alle aziende che assumono giovani con contratto a tempo indeterminato. I giovani italiani hanno tante idee, perché farli scappare all’estero e mettere a frutto altrove la loro capacità e progettualità e nel nostro paese no? Bisogna incentivare l’imprenditoria giovanile e fare in modo che questa professionalità rimanga sul nostro territorio sviluppando ricchezza ed opportunità lavorative per altri ragazzi. Questa per me è la priorità delle priorità. Occorre sbloccare il mercato, anche con incentivi a fondo perduto”

Si dice spesso che l’Italia non è un paese per giovani. Come si potrebbe finanziare questo piano nazionale di rilancio del lavoro? Quale potrebbe essere il primo passo?

“Per i giovani questo è il paese peggiore. Questo è un paese per vecchi. Il massimo che l’Italia è stata in grado di offrire ai nostri ragazzi è un limbo di incertezze e soluzioni di emergenza che hanno solo peggiorato le cose. È difficile dire qualcosa ai giovani in questo momento. Ci sono associazioni di giovani imprenditori che cercano di rimanere qua, di insistere con la forza delle idee e di non demordere. Però come fai a dire ad un giovane resta in Italia, metti su una società, se poi vai in banca e non ti danno i soldi o hai una busta paga non fissa che non ti dà accesso ai mutui? Il primo passo da compiere a mio giudizio è una battaglia serrata all’evasione fiscale. Tutto quello che si recupera potrebbe andare a finanziare un piano nazionale per l’occupazione dei giovani. Se chi è al governo è disponibile a raccogliere questo guanto di sfida, ne sarei felicissimo.”

In molti spesso rimproverano i giovani d’oggi di essere causa del loro male, cioè di non sapersi impegnare abbastanza nella ricerca del lavoro. Ad esempio li si rimprovera di essere poco “flessibili”  rispetto a certi tipi di mestiere, di non volersi impegnare, di essere  choosy e viziati, di farsi mantenere da mamma e papà oltre il necessario. Si tratta di critiche giuste?

“La generazione dei padri dice cosi perché non ha vissuto le difficoltà che i nostri ragazzi sono costretti a vivere oggi. Io l’arrotino non lo avrei mai fatto. Non capisco francamente questo atteggiamento inutilmente critico verso i giovani. Ci sono certamente tanti mestieri che andrebbero recuperati: artigianato, lavori manuali ecc. Sicuramente alcuni mestieri possono rappresentare un’opportunità di collocamento importante: penso alle nuove figure del terziario, del turismo soprattutto, dell’artigianato locale, ma la rinascita dell’occupazione, soprattutto quella giovanile, deve essere una rinascita generale, che coinvolge tutto il mercato del lavoro. Il ragazzo deve fare quello che si sente di fare, diventare quello che vuole. I nostri giovani accettano di tutto. Fanno di tutto pur di lavorare. Non credo avrebbero obiezioni rispetto a questi mestieri.  Dobbiamo ripensare il nostro sistema occupazionale, renderlo più giovane ed elastico. Perché la vita va vissuta, non ci si può  distruggere di lavoro senza sapere quando godremo i frutti delle nostre fatiche. La vita si allunga vero, ma bisogna pensare anche a come migliorarne la qualità. Costringere la gente a lavorare anche da vecchia non è sicuramente da paese civile.” 

Ultimamente si sente parlare sempre più spesso di psicopatologie connesse alla ricerca spasmodica di un lavoro che non arriva mai. La disoccupazione può diventare una malattia?

“Certamente. Pensiamo alle patologie da stress connesse alla disoccupazione: depressione, sfiducia nella vita e in se stessi, droga, uso di sostanze eccitanti, alcolismo, in alcuni casi addirittura il suicidio ecc. Cito a titolo di esempio una previsione sociologico-medica dei primi mesi del 2013: secondo questa previsione nel 2030 ci saranno in Italia 200mila malati di psicopatologie legate alla disoccupazione e al precariato. Persone a limiti della povertà, che non potranno pagarsi le cure mediche del caso. E molti di queste saranno giovani e giovanissimi. Già adesso se ci guardiamo intorno la gente non si cura più perché non ha soldi. Ci sono 2 milioni di italiani che non fanno le analisi ad esempio. Quindi lasciare aperta la questione della disoccupazione e delle pensioni diventa giocoforza un costo ulteriore per lo stato, oltre che una vergogna per la nostra democrazia. Qui in Italia sono venuti a mancare due principi costituzionali, entrambi vitali ed imprescindibili: lavoro e sanità. Gli effetti dell’uno si riflettono sull’altro e viceversa. Le malattie da disoccupazione sono un fenomeno del tutto nuovo, che fotografa perfettamente la situazione di logoramento e  smarrimento che accomuna tanti disoccupati e precari Italiani.”

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avatar Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro.Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte.Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Il suo successo si riconosce da subito, principalmente in due fattori; i suoi ideatori, giovani e brillanti menti, capaci di percepire i bisogni dell’utenza, il riuscire ad essere dentro le notizie, di cogliere i fatti in diretta e con obiettività, di trasmetterli in tempo reale in modo sempre più semplice e capillare, grazie anche ai numerosi collaboratori in tutta Italia che si avvicinano al progetto.Nascono nuove redazioni all’interno dei diversi atenei italiani, dei soggetti sensibili al bisogno dell’utente finale, di chi vive l’università, un’esplosione di dinamismo e professionalità capace di diventare spunto di discussioni nell’università non solo tra gli studenti, ma anche tra dottorandi, docenti e personale amministrativo.Controcampus ha voglia di emergere. Abbattere le barriere che il cartaceo può creare. Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. Nasce Controcampus.it, primo portale di informazione universitaria e il trend degli accessi è in costante crescita, sia in assoluto che rispetto alla concorrenza (fonti Google Analytics).I numeri sono importanti e Controcampus si conquista spazi importanti su importanti organi d’informazione: dal Corriere ad altri mass media nazionale e locali, dalla Crui alla quasi totalità degli uffici stampa universitari, con i quali si crea un ottimo rapporto di partnership.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto