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20 maggio 2013

Paolo Crepet: depressione e giovani. Come nasce la depressione e come curarla

Disturbi di personalità

Depressione e Giovani: Intervista Esclusiva al Prof. Paolo Crepet sul legame tra depressione e giovani

Psicosi e Depressione

Psicosi e Depressione

Secondo un recente studio condotto dall’Agenzia Italiana del Farmaco del Ministero della Salute (Aifa), nell’ultimo anno, il consumo di antidepressivi è aumentato in maniera a dir poco inquietante.

Ad innescare la triste tendenza, probabilmente, è la crisi globale, rea di aver destabilizzato non solo la tranquillità economica, ma anche l’umore degli italiani.

Le statistiche, infatti, tendono a svelare quali siano le nuove tendenze farmacologiche degli italiani, ponendo in evidenza l’incremento del consumo dei farmaci relativi al sistema nervoso centrale, collocati dall’Aifa al quinto posto per spesa pubblica sul totale delle prescrizioni (secondo l’agenzia, invece, il consumo totale dei farmaci è diminuito). A farne le spese, come spesso accade, sono i più deboli.

Depressione e giovani

I giovani italiani, probabilmente, sentono il peso della crisi più di qualunque altra categoria sociale. Studiano per realizzare il sogno della propria vita, ma sono consapevoli del fatto che, nella nostra società, sognare sia un privilegio elitario. Vivono il dramma della disoccupazione, come tanti padri di famiglia. Lavorano da precari, consapevoli di non poter mai ambire al famigerato posto fisso. Ed a causa di tali disagi, iniziano ad avvertire un lauto senso d’angoscia, una tristezza ed un dolore, spesso, insopprimibili con il passare dei giorni. E’ così che si entra nella depressione.

Tuttavia, al di là della crisi e della carenza di lavoro, in Italia, come nel resto del Mondo, l’infelicità può essere generata anche da altri fattori, spesso ascosi ed insospettabili. La società del consumo e dell’abbondanza, all’apparenza ci rende felici, ma in concreto è in grado di trasformarci in automi privi d’identità, destinati ad annegare nell’oblio dell’omologazione. Seppur foriera di gioia e benessere, talvolta, la società dell’apparenza risulta in grado di annientare la psiche dei giovani e delle persone più deboli.

Desiderosi di ampliare i nostri orizzonti conoscitivi in merito alla depressione ed al suo deleterio legame con il mondo dei giovani, abbiamo deciso d’intervistare il Professor Paolo Crepet, illustre  psichiatra, sociologo, scrittore italiano ed opinionista scientifico di varie trasmissioni televisive (Porta a Porta e La vita in diretta, trasmissioni targate Rai Uno)

Prof. Crepet, Lei è uno psichiatra di fama internazionale. E’ autore di numerose pubblicazioni letterarie. Nel 1990, ha scritto “Le malattie della disoccupazione. Le condizioni fisiche e psichiche di chi non ha lavoro”; un’opera di grande attualità che ha il pregio di evidenziare il suo interesse scientifico ed umano in relazione ai problemi giovanili e alla depressione. Potrebbe renderci edotti in merito alle principali patologie legate alla mancanza di lavoro? I giovani disoccupati italiani sono a rischio depressione? 

“Nel mio libro parlavo di un rapporto tra giovani e disoccupazione relativo a situazioni economiche legate alla cassa integrazione. Oggi, invece, la cassa integrazione quando c’è, è  molto più breve. E, quindi, gli effetti sono, ovviamente, diversi. In questo periodo si parla davvero poco delle principali patologie legate al mondo del lavoro. Non riesco a comprenderne il motivo, anche perché la crisi economica attuale, a differenza di quella degli anni ‘90, investe tutta l’Europa. Mi chiedo, pertanto, come mai, in questo periodo, vi sia una simile carenza di ricerca. Avverto l’assenza del desiderio di comprendere quali siano tali problematiche sociali. Viviamo in una situazione di estrema sintesi che, ovviamente, non aiuta molto. I giovani, più che a rischio depressione, a mio avviso, vivono in una situazione di anomia esistenziale, nella quale non riescono più ad individuare il senso delle cose e la soluzione per il loro futuro. In un simile contesto, i giovani non riescono a guardare al futuro con lungimiranza; e questa è la cosa più grave”.

La depressione è una malattia curabile? Depressi si nasce o si diventa? Quali sono le conseguenze relative ad un’assunzione prolungata di psicofarmaci?

La depressione è una malattia curabile. Tutto quello che siamo, è fabbricato in buona parte dalla vita. Tuttavia, non si nasce depressi. Quindi, si diventa depressi a causa di determinati fattori esterni di carattere familiare, lavorativo, sentimentale e sociale.

Per quel che concerne l’assunzione prolungata di psicofarmaci, bisogna dire che, in tali circostanze, c’è anche una responsabilità diretta dei medici. Gli psicofarmaci, di norma, sono prescritti da psichiatri, i quali dovrebbero sapere che una terapia farmacologica ha un inizio ed una fine. E’ sconsigliabile, comunque, ricorrere alle cure fai dai te. Purtroppo, oggi, la cosa è molto più complicata, perché naturalmente c’è la possibilità di fare addirittura uno shopping on line. La possibilità di reperire sul web prodotti che un tempo erano venduti soltanto nelle farmacie, e che dovrebbero continuare a trovarsi solo in farmacia, è a dir poco devastante”.

Secondo Lei, i giovani d’oggi, spensierati ed inconsapevoli adoratori di un inquieto paese dei Balocchi, corrono dei rischi quali la depressione maggiori rispetto al passato? Il disagio giovanile e l’incremento dei suicidi e delle patologie psicologiche sono una conseguenza della nostra società?  

Non credo che oggi ci siano dei rischi maggiori rispetto al passato. Il rischio maggiore per un giovane è quello di smettere di vivere, di non credere più nella propria crescita e maturità. Ma questo timore era presente venti anni fa come adesso. Tra l’altro, i giovani d’oggi hanno maggiori opportunità rispetto al passato. Voi giovani avete una possibilità che io facevo fatica ad avere: che era la libertà. La libertà, internet e la possibilità di girare il mondo a me sembrano grandi opportunità”.

Prof. Crepet, citando un suo saggio recente, le chiedo: perché siamo infelici tanto da cadere nella depressione

Siamo infelici perché è faticoso essere felici. L’infelicità è più a buon mercato. Siccome siamo abituati a far le cose che costano di meno e riducono la fatica, stupidamente, abbiamo pensato che potesse essere quella la soluzione. Ma evidentemente non è così, anche se la felicità è un mestiere molto difficile; non è una cosa che si conquista definitivamente. D’altronde, le nostre radici religiose e culturali sono d’impronta cattolica. La nostra cultura cattolica è molto rivolta al dolore ed al fatto che il mondo reale sia una valle di lacrime, che l’unico paradiso sia quello del prossimo futuro. Quindi, c’è tutta una cultura nella quale siamo immersi, che tende ad andare verso l’infelicità. Talvolta ci sentiamo persino in colpa di essere felici”.

La conoscenza di noi stessi dipende dall’altrui esistenza, dalla presenza degli altri, dalle carezze e dai pugni che tracimano dalle loro parole e azioni; gli altri, dunque, assurgono al rango di specchio delle nostre brame ed esistenze. Le aspirazioni di un giovane non potrebbero mai essere scalfite senza un sublime ed etereo confronto con l’infinito che alberga nei propri simili. Spesso, però, accade che i giovani si lascino ingannare dal superfluo, entrando in circoli viziosi a dir poco deleteri ed infausti quali la depressione. Quali sono le principali patologie psichiatriche relative al mondo giovanile?

La psicosi ha un esordio clinicamente molto precoce. Essa rappresenta una delle patologie più rischiose per i giovani. Anche le fobie rappresentano un problema di non poco conto. Abbiamo paura di tante cose. Infatti, esse sono oggetto di ingenti studi e ricerche. Tra l’altro, le fobie e le ossessioni trovano nella farmacologia risposte solo parziali”.

Secondo Lei, è verosimile ipotizzare che alla base delle patologie psicologiche quali la depressione vi sia un disagio socio-culturale della nostra frenetica società italiana? Come giudica i recenti e deleteri fatti di cronaca? La nostra è una società malata?

I fatti di cronaca ci sono sempre stati. Il problema vero è che la nostra è una società che continua a non capire perché si verifichino tali situazioni. La gente non reagisce, non riconosce il male e spesso resta indifferente dinanzi all’altrui dolore. E questa è una cosa che deve far pensare. Questo degrado emotivo è sintomo d’involuzione. La nostra, del resto come tutte le altre, è una società da psicoanalizzare. La società siamo noi. Purtroppo pensavamo di essere evoluti ma in realtà non lo siamo”.  

Secondo un recente studio condotto dal Prof. Brian Dean dell’Università di Melbourne, l’aspirina, del resto come molti altri farmaci anti-infiammatori, potrebbe combattere le malattie mentali quali la depressione. E’ possibile?

Non ho presente la sua ricerca, ma credo che tutto quello che concerne il campo farmacologico  sia ancora agli inizi. Nonostante quello che si dica siamo in una situazione nella quale qualsiasi realtà che esca dai laboratori e dalle cliniche deve essere valutata con attenzione. Sono ben contento che vi siano centri di ricerca. L’importante è che le ricerche siano fatte in modo giusto e non siano soltanto strumentali agli interessi delle case farmaceutiche”.

Prof. Crepet, qual è la Sua opinione in merito ai giovani italiani del terzo millennio? Che cosa ne pensa del sistema universitario italiano e del precariato?

Il sistema universitario italiano è pessimo. Avevamo una grandissima tradizione che abbiamo quasi del tutto perduta. D’altra parte le classifiche internazionali lasciano poco spazio all’immaginazione. Per quel che concerne il precariato, a mio avviso i giovani devono essere anche un po’ precari. Non credo ci sia nulla di così strano nella gavetta. Non si può garantire tutto all’inizio. Bisogna garantire la stabilità del lavoro a partire da un certo momento in avanti; perché, giustamente, i ragazzi vogliono anche ricevere un riconoscimento per il lavoro svolto. Il talento per crescere non ha bisogno di sole garanzie”.

L’opinione scientifica espressa dall’insigne Prof. Crepet ha il pregio di offrire al lettore un’analisi sociologica e psicologica della nostra caotica realtà. Una realtà, spesso, inquieta, nevrastenica, priva di certezze, e foriera di un simbolico ed al contempo deleterio legame: quello tra giovani, depressione e società.

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