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21 giugno 2013

Campus Einaudi: Spettacolo “La carogna da dentro a me”

Spettacolo al Campus Einaudi
Spettacolo al Campus Einaudi

Spettacolo al Campus Einaudi

Il tema della tortura nello spettacolo “La carogna da dentro a me”, evento collaterale della mostra “eVisioni” in programma al Campus Einaudi martedì 25 giugno

Martedì 25 giugno, presso il Campus Luigi Einaudi (Lungo Dora Siena, 100) importante appuntamento della programmazione legata alle tematiche dall’esposizione  “eVisioni – Il carcere raccontato in pellicola, collage e graffiti”mostra a cura di Antigone Piemonte Onlus, realizzata in collaborazione col Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, visitabile fino al 29 giugno con orario orario 8-20,

Alle 20.30 lo spettacolo “La carogna da dentro a me” della compagnia teatrale Sudatestorie, dall’omonima pièce di Claudio Sarzotti. Adattamento scenico e testuale: Christian Castellano, Enrico Seimandi, Lettura scenica: Christian Castellano, Roberta Maraini, Sonorizzazioni dal vivo: Enrico Seimandi Testo pubblicato dalle Edizioni Gruppo Abele

Interverranno allo spettacolo al Campus Einaudi, in occasione della Giornata mondiale contro la tortura (26 giugno), rappresentanti di Amnesty International,ASGIGruppo AbeleUnione Camere Penali e verrà presentato il numero monografico della rivista Antigone (n. 3/2012) sulla detenzione amministrativa.

A partire dallo ore 16, verranno rappresentate performances del progetto teatrale Cicatrici e Guarigioni, il teatro per l’incontro tra autori e vittime di reato, a cura di TS (Teatro e Società).

Il Parlamento ha ribadito nell’ultima legislatura che in Italia la tortura non è reato, nonostante l’Italia si sia impegnata a ratificare una convenzione dell’Onu che definisce tale reato addirittura dal 1984! (una rete di associazioni in queste settimane sta raccogliendo le firme per una legge di iniziativa popolare che lo introduca nel nostro codice penale). La pièce teatrale “La carogna da dentro a me” è tratta da una sentenza di un Tribunale in cui il giudice ha affermato con chiarezza, forse per la prima volta in Italia, che avrebbe dovuto condannare gli imputati per tortura nei confronti di due detenuti se esistesse tale reato, mentre è stato costretto ad assolvere. Si tratta di una vicenda avvenuta nel dicembre 2004 in un carcere del Nord Ovest nella quale due detenuti, colpevoli di aver aggredito un agente di polizia penitenziaria, sono stati portati nella sezione di isolamento e picchiati, privati del cibo, esposti al freddo e a varie umiliazioni per una quindicina di giorni da parte di un gruppo di agenti di custodia.

Il racconto di questa tragica vicenda è ricostruito attraverso la citazione quasi letterale della motivazione della sentenza che riprende le testimonianze di coloro che quelle torture hanno subito, hanno perpetrato, hanno denunciato, hanno tollerato. Si tratta dell’originale incontro tra linguaggio giuridico e la forma espressiva del teatro che getta una luce inquietante sul degrado umano a cui può condurre la reclusione (soprattutto nelle note condizioni di sovraffollamento) sia nelle persone custodite che in quelle che dovrebbero custodire. Il crudo contenuto del testo della sentenza, arricchito dall’apporto dello slang carcerario nel riadattamento teatrale, riesce a restituire in suoni e in immagini la cupa realtà penitenziaria che sembra talora far riemergere nell’uomo istinti primordiali che paiono offuscare lo stesso processo di civilizzazione. 

Testo di Claudio Sarzotti, messa in scena di Christian Castellano con Roberta Maraini, sonorizzazioni Enrico Seimandi, effetto luci Sancio Sangiorgi, a cura di Sudatestorie Teatro Ricerca con la collaborazione di Antigone Piemonte onlus.

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