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17 luglio 2013

Contributo volontario, truffa per molti: consigli del Miur alle famiglie

Se marini la scuola ti cercano i carabinieri
Contributo volontario

Contributo volontario

Contributo volontario ed iscrizioni a scuola.

Il punto del Dott. Pierro del Miur.

Ecco cos’è il contributo scolastico volontario: quando pagarlo, perchè e come.

Consigli per  aiutare le famiglie a prevenire la truffa ed, insieme, smontare la cattiva informazione in materia di contribuzione scolastica e sul contributo scolastico.

Il parere del Dott. Giuseppe Pierro, dirigente del Miur (Direzione generale per lo studente).

Con le iscrizioni alle scuole superiori a Settembre, torna in auge l’annosa questione del contributo volontario a scuola.

Il riferimento è a quegli istituti che, soprattutto d’estate, minacciano di non iscrivere i ragazzi a scuola se non dopo il pagamento dell’obolo volontario (al Russell Newton di Scandicci alcuni si sono visti presentare un bollettino da 140 euro, all’istituto Giorgi di Verona addirittura 185 ecc.)

Contributo volontario: cos’è, quando si paga e quando non pagarlo, il punto di Pierro del Miur

Le scuole possono subordinare la domanda di iscrizione al pagamento del contributo volontario?

“Nonostante le indicazioni fornite attraverso le recenti note, continuano a pervenire al Ministero numerose segnalazioni circa le pratiche poco trasparenti che molte scuole pongo in essere rispetto  alla richiesta dei contributi scolastici. Un classico, soprattutto in coincidenza del periodo delle iscrizioni. La stessa informazione relativa alla gestione delle somme acquisite continua oggi ad essere assai deficitaria.”

“Ci è nota la prassi di molti dirigenti di considerare obbligatori i contributi deliberati in sede di Consiglio di Istituto. Subordinare l’iscrizione al pagamento del contributo scolastico non solo configura per il dirigente una grave violazione dei propri doveri d’ufficio, ma soprattutto rappresenta una vera e propria lesione al diritto alla studio (costituzionalmente garantito). In ragione dei principi di obbligatorietà e gratuità dell’istruzione, la frequenza per la scuola dell’obbligo non può che essere gratuita, fatte salve le sole classi IV e V della scuola secondaria superiore (cui si richiede il pagamento obbligatorio delle sole tasse “erariali”)2.

“Ricordo che nessuna ulteriore capacità impositiva è riconosciuta  ai Consigli d’istituto, i quali, pur potendo deliberare autonomamente la richiesta, non trovano in nessuna fonte normativa il potere di intimare il versamento del contributo. La scuola è un servizio gratuito ed il mancato pagamento di contributi ulteriori non può essere sanzionato in alcun modo.”

Ci aiuti a capire l’esatta natura di questo contributo volontario. Perché pur essendo “volontario”, esso è divenuto così vitale nella maggioranza dei casi?

Perché questi soldi invece che andare all’ampliamento dell’offerta formativa e all’avanzamento strutturale e didattico degli istituti, servono piuttosto a pagare le spese essenziali alla “sopravvivenza”?

“Il contributo volontario è un’erogazione liberale a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado per il raggiungimento di un risultato comune, che perciò stesso deve essere condiviso e finalizzato all’arricchimento /ampliamento dell’offerta e non al funzionamento “ordinario” come invece accade prevalentemente nella prassi.”

“Non si deve gravare la famiglia di adempimenti illegittimi. Riduzioni della spesa pubblica a parte, la transizione da una vecchia programmazione contabile ad una nuova ha prodotto alcuni disagi ,tra cui la cancellazione non dovuta di alcuni crediti da parte delle scuole nei confronti del MIUR.  Si tratta però di una causale, il disorientamento delle scuole, che non regge più. Ora si chiede il contributo per coprire le spese ordinarie: materiale di pulizia, manutenzione ordinaria e straordinaria, fotocopie, anticipi di stipendio per supplenze brevi, ecc”.

“Il guaio è quando si mescolano contributi volontari e tasse erariali, che invece sono strettamente legate al rimborso spesa obbligatorio, giacché sono spese che la scuola sostiene per conto delle famiglie (es. libretto delle assenze,assicurazione integrata ecc.). Il contributo nelle scuole resta volontario e non può essere in alcun modo imposto, di questo le istituzioni devono dare comunicazione chiara a studenti e famiglie.”

Il contributo volontario è detraibile dalla tasse: come e quando

La mancanza di chiarezza comporta spesso, insieme alla truffa, una beffa ulteriore. Le famiglie che sono nella condizione di contribuire volontariamente, infatti, non sanno che l’importo del contributo volontario è “detraibile” dalle tasse. In cosa consiste la detraibilità del contributo scolastico volontario? Chi può contribuire volontariamente, come deve procedere?

“Come chiarisce l’Agenzia delle Entrate, i contributi volontari, in quanto erogazioni liberali, sono detraibili dall’imposta sul reddito(scaricabili dalla tasse ndr), nella misura del 19%. La detrazione spetta a condizione che il versamento sia eseguito tramite banca o ufficio postale , mediante carte di credito e prepagate, assegni bancari e circolari ecc”.

“Fondamentale è l’indicazione della causale. L’utilizzo di tali importi deve essere trasparente, condiviso nelle finalità con le famiglie e rendicontato, specificando, alla fine di ogni esercizio finanziario, le spese coperte. Ogni altro utilizzo è da ritenersi pertanto illegittimo. Per essere sicuri della destinazione dell’importo volontariamente erogato, occorre perciò “finalizzare”, cioè vincolare,  il contributo a precise finalità espressamente indicate in causale, che sono tre: innovazione tecnologica, l’edilizia scolastica e ed ampliamento dell’offerta formativa. In assenza di  vincolo, infatti, spetta alla scuola stabilire autonomamente come spendere le risorse. Spesso le scuole, per evitare  che le famiglie scoprano che il contributo è volontario, evitano scrupolosamente di fornire questa indicazione. Con il risultato che il contributo non può essere nemmeno detratto dalle tasse.”

Come si interviene quando una scuola chiede il contributo volontario scolastico in forma obbligatoria? Esistono forme di supporto alle famiglie che abbiano avuto di queste esperienze?

“Le segnalazioni delle famiglie, che lamentano tale atteggiamento da parte degli Istituti, una volta pervenute a questo Dipartimento vengono trasmesse agli Uffici Scolastici Regionali di riferimento. Questi ultimi, nell’ambito delle proprie specifiche competenze, attuano le opportune verifiche, caso per caso, assumendo le azioni necessarie, anche di carattere sanzionatorio, nei confronti delle scuole contestate. Ricordo che all’interno di questo Dipartimento esiste un ufficio preposto alla consulenza e all’assistenza nei confronti dei genitori che intendano raccontare la propria esperienza in merito. A tal fine, è possibile scrivere all’indirizzo email: iostudio@istruzione.it.”

In collaborazione con Matteo Napoli

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