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20 luglio 2013

Lavoro e Giovani. Referendum abrogativo della riforma lavoro Fornero: disoccupazione in crescita

Secondo l’Istat, nel mese di Maggio, il tasso di disoccupazione ha raggiunto i massimi storici, stagliandosi a quota 12,2%. Per gli analisti si tratta di una soglia mai varcata sia dall’inizio delle serie mensili, sia da quelle trimestrali intraprese trentasei anni fa. Nel 1977, infatti, a due anni dalla terribile crisi petrolifera, le diatribe economiche e lavorative italiane (ed europee) non apparivano del tutto equiparabili a quelle odierne.

Lavoro e Giovani

Lavoro e Giovani

Transizione e passaggio ad un’economia globalizzata. Oggi, a far da sfondo al deleterio quadro globale è un’emblematica e, al contempo, silente metamorfosi politico-economica.

Diverse correnti di pensiero sostengono che la crisi europea sia simboleggiata soprattutto dalla cessione di sovranità statale e che quella globale, invece, sia una cartina al tornasole in grado di evidenziare il passaggio da un’economia industriale ad un’economia terziarizzata.

Al di là della crisi, dunque, v’è un impercettibile mutamento. Una transizione storica che ben presto tenderà a ricostruire le fondamenta dei metodi di produzione ed organizzazione del lavoro, caldeggiando il passaggio dalle economie nazionali ad un’economia globalizzata.

La situazione italiana. Fabbriche chiuse, saracinesche abbassate e tante, forse troppe, tasse da pagare. Seppur foriera di mutamenti sponsorizzati da ideologie progressiste, la transizione storica ha dato vita ad un nefasto crepaccio. Una voragine che, da qualche tempo, sta risucchiando, in maniera a dir poco inesorabile, le categorie sociali più deboli. A dar man forte all’ecatombe economica è stata, senza ombra di dubbio, la legge 92/2012, meglio nota come “Riforma Fornero”, rea di aver generato il deleterio aumento del tasso di disoccupazione.

Al fin di evidenziare ed interpretare le principali problematiche inerenti al mondo del lavoro e, al contempo, di porre l’accento sul deleterio connubio esistente tra giovani e disoccupazione abbiamo deciso d’intervistare il Dott. Domenico Tamburo, Segretario Provinciale Campano della Federazione Confsal Unsa.

Dott. Tamburo, potrebbe parlarci dell’importante funzione sociale della Federazione Confsal Unsa? Quali sono i suoi principali obiettivi?

“Maggiormente oggi, con il profondo cambiamento della società e del mondo del lavoro, con la prepotente presenza monopolistica della Triplice (CGIL- CISL – UIL), l’UNSA svolge una funzione sociale di vitale importanza per i lavoratori a garanzia del pluralismo sindacale. 

L’UNSA si presenta e rappresenta oggi quella forza sindacale costruttiva, sensibile, sobria e interessata agli interlocutori attenti e aperti, fuori da ogni partigianeria, con l’intento di superare le inevitabili criticità e raggiungere gli obiettivi prefissati.

Opera per la tutela dei diritti dei lavoratori, per garantire alla quotidianità del lavoro una sana dose di serenità, sicurezza e soddisfazione rafforzando la qualità del vivere civile e facendo crescere lo spirito solidale e di appartenenza di cui spesso si sente la mancanza riuscendo a dialogare con i lavoratori, ponendo l’attenzione all’ascolto, certa di ben comprendere l’interlocutore perché ben conosce la realtà lavorativa in cui opera. 

E’ cambiata, e sta cambiando, l’organizzazione del lavoro. E’ cambiata la cultura del lavoro. E’ cambiato il rapporto tra uomo e lavoro.

Ma nonostante tante trasformazioni per l’UNSA il lavoro resta un elemento decisivo, oltre che di sostentamento, anche di identità personale, familiare sociale.

Le trattative sindacali saranno sempre più complesse e la rappresentanza sindacale dovrà essere sempre più preparata per profondere il massimo impegno sia per dare risposte adeguate alle aspettative del personale, sia per  interloquire con la classe Dirigente nel garantire  le migliori soluzioni condivise per il raggiungimento degli obiettivi nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri.

La Federazione UNSA, consapevole di tutto ciò, pertanto pretende dai propri dirigenti e quadri un costante impegno e attenzione verso i problemi e verso i lavoratori nel suo complesso oltre che una profonda preparazione ed aggiornamento continuo.

La compressione dei diritti nel mondo del lavoro si riscontra nelle nuove normative sul pubblico impiego, ma anche nel collegato sul lavoro che ne è la testimonianza, dove molteplici istituti sono stati modificati dalla legge (licenziamenti, contratti a termine, processo, arbitrato ecc..); tutti nel segno dell’aumento della potestà dispositiva delle parti, del ridimensionamento dei diritti sostanziali e dell’erosione delle tutele riservate al lavoratore. I diritti dipendono sempre sostanzialmente dai doveri e viceversa, ma è necessario avere chiara questa correlazione che implica una precisa consapevolezza ed una chiara assunzione di responsabilità, dove il ruolo del Sindacato è strategico in quanto è chiamato a condurre una lotta rigorosa e permanente al mancato rispetto delle regole poste a tutela del lavoro e dei lavoratori.

Oggi il Sindacato è chiamato ad essere protagonista pro-attivo nei cambiamenti che in questi ultimi decenni sono intervenuti nel mondo del lavoro.

Noi dell’UNSA abbiamo questa idea di Sindacato: amiamo essere prudenti e riservati, ci piace la politica dei piccoli passi, consapevoli delle nostre reali forze, ci muoviamo in punta di piedi senza eccessivo clamore ed intendiamo sempre agire per obiettivi”. 

Protesta Unsa

Protesta Unsa

Di recente, la Federazione Sindacale Confsal Unsa ha promosso la costituzione di un comitato referendario finalizzato all’abrogazione della Riforma “Fornero” relativa al sistema pensionistico e della legge che blocca i contratti nel pubblico impiego. Potrebbe renderci edotti in merito a tali emblematiche attività sindacali?

“Con l’approvazione della  riforma Fornero il mondo del lavoro ha subito una profonda e radicale trasformazione. I lavoratori si sono visti azzerare all’improvviso i diritti e le tutele acquisiti e ciò è venuto a incidere negativamente sia sul singolo lavoratore sia sulla famiglia e, di riflesso, sulla società.

A tutto ciò va aggiunto l’inopinato (incostituzionale ?) blocco dei contratti collettivi che già di per sé provoca un significativo danno economico (ad oggi ciascun lavoratore ha perso, in media, circa 3000 € annui) che, in un momento di grave crisi come quella che stiamo vivendo, influenza ancor di più negativamente la serenità dei lavoratori, spingendo verso la soglia della povertà un numero sempre maggiore di famiglie,  con pericolose ricadute sulla società.

Ed è per questo che l’UNSA, sempre attenta al benessere dei lavoratori, dopo aver esperito invano vari tentativi e percorso varie vie istituzionali (sit – in, dibattiti, petizioni , incontri parlamentari,  suggerimenti e presentazioni di emendamenti ) ha deciso di ricorrere al non facile, drastico e faticoso strumento del “referendum” per abrogare l’assurda riforma pensionistica – che ha elevato  il limite dei 40 anni di lavoro e introdotto penalizzazioni economiche – nonché l’abrogazione dell’iniqua norma che blocca i contratti.

Ed è in questo delicato e particolarissimo momento che viene fuori la concreta funzione sociale della Federazione UNSA!

Diversamente dalle altre OO.SS., che fingono di indignarsi per poi, di fatto, sostenere (proprio perché politicizzati) la politica economica dei vari governi che si succedono a danno dei lavoratori, l’UNSA, oltre a denunciare con ogni strumento democratico possibile l’insostenibile situazione dei dipendenti pubblici, ridotti da anni a capro espiatorio di ogni politica di aggiustamento di bilancio, si mobilita concretamente promuovendo e sostenendo una richiesta di referendum nell’esclusivo interesse dei lavoratori.

Sulla G.U. n.105 del 7 maggio 2013, sono stati pubblicati gli annunci delle richieste di referendum popolare”.

Che cosa ne pensa del deleterio connubio esistente tra giovani e disoccupazione? Secondo Lei, nel Bel Paese, esiste ancora una questione meridionale da risolvere?

Giovani Disoccupati

Giovani Disoccupati

“La disoccupazione giovanile, con le sue alte percentuali (oggi al 40% dei giovani attivi – età fra i 15 e 25 anni), indubbiamente  rappresenta un gravissimo problema e segno di malessere e preoccupazione sociale. Tutto ciò non può ovviamente essere imputato solo alla grave crisi attuale. Le ragioni di ciò vanno addebitate alla politica miope dei governi degli ultimi 30/40 anni che, pur avendo provveduto a realizzare tante riforme,  non sono stati saggi e previdenti verso il mondo del lavoro, in generale e verso i giovani, in particolare. Hanno ritenuto che le risorse dello Stato fossero inesauribili e non hanno pensato ad una serie di riforme utili per le nuove generazioni.

L’attuale crisi non ha fatto altro che evidenziare le contraddizioni del sistema politico ed economico e ha messo allo scoperto, in maniera drammatica, a volte tragica, la condizione di una o più generazione di giovani che, senza la speranza di un lavoro, non potrà aspirare, com’è giusto che sia, a realizzare i propri sogni e i propri desideri.

Il problema disoccupazione giovanile tocca oggi drammaticamente il nord ed il sud del nostro Paese ma qui da noi, al sud, assume caratteri ancora più gravi considerati gli antichi e mai risolti squilibri  economici e sociali e quelle marcate differenze fra le due parti del nostro Paese che vanno sotto la comune definizione di “questione meridionale”.

I progressi conseguiti negli ultimi decenni hanno dato l’illusione che il gap esistente tra le due parti della nazione fosse stato eliminato o quanto meno attenuato tanto da far sembrare il Paese più omogeneo mettendo, di fatto, in sordina quell’annosa “questione meridionale” che tanto ci ha appassionato e fatto discutere nella mia gioventù. Purtroppo la crisi che ci ha colpito ha fatto riemergere ed esplodere il problema in tutta la sua attualità. Il divario fra nord e sud resta ancora un problema reale e serio, difficilmente sanabile in tempi brevi in quanto vere politiche per il sud non sono mai state realizzate. Ad esempio, è stata attuata un’illusoria politica economica ed industriale, a macchia di leopardo, che mal si addiceva al nostro territorio. Non sono state, invece, adeguatamente valorizzate le nostre risorse naturali, culturali ed artistiche; anzi, molte sono state depredate e vandalizzate e mi riferisco principalmente all’ambiente nei suoi molteplici aspetti.

I giovani sono stati avviati all’Università, con grandi sacrifici delle famiglie convinte che questa istituzione potesse costituire l’unico e valido ascensore sociale. Purtroppo tanti sono stati disillusi per cui oggi si assiste al drammatico fenomeno, in costante aumento, di inattivi scoraggiati, cioè quelli che dichiarano di non aver cercato lavoro perché convinti di non trovarlo”. 

Qual è la sua opinione in merito al Sistema Universitario italiano?

“L’Università, pur rappresentando la più importante istituzione culturale, tuttavia ancora non ha centrato quello che è il suo obiettivo fondamentale: cioè quello  della formazione al lavoro.

Tranne poche eccezioni e mi riferisco a qualche Università privata, ancora non ha saputo formare i giovani per un loro serio e rapido inserimento nel mondo del lavoro né attuare le strategie più adatte a stabilire il nesso fra studio e mondo del lavoro.

Oggi l’Università rappresenta per moltissimi giovani un mondo a parte avulso dalla società e dai suoi problemi, dove si tende, per lo più, a prolungare la propria giovinezza. Ritengo che l’Università debba piuttosto permettere ai giovani di conoscere se stessi, affinare le menti, le proprie aspirazioni e le proprie potenzialità e permettere loro di forgiarle per un facile e più rapido inserimento nel mono del lavoro”.

Antonio Migliorino

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