Riforma della Pensione 2015 e pensione anticipata per Fornero e Renzi

Redazione Controcampus 9 Aprile 2015

Riforma della pensione 2015 e e pensione anticipata, continua a tenere banco il dibattito sulla legge Fornero: la norma che ha innalzato drasticamente l’età pensionabile dei lavoratori italianiLe ultime novità sulla riforma della pensione 2015, sul diritto alla pensione, e in particolare sulla pensione contributiva e sulla pensione d’anzianità.

Dal capitolo riforma della pensione 2015 alle pensioni anticipate a quello della flessibilità in uscita, fino a scalfire il tema delle pensioni dei dipendenti pubblici e liberi professionisti, dei fondi pensione e del sistema previdenziale italiano. E poi le differenze tra pensione obbligatoria e pensioni complementari.

Cosa sta accadendo? Ecco tutte le novità sulla Riforma della Pensione: dalle proposte di Cesare Damiano (quota 100 e pensione flessibile con penalizzazioni) e Tito Boeri (reddito minimo) al dramma degli esodati. Come correggere la riforma pensioni Fornero e rendere flessibile il sistema previdenziale? Intervista esclusiva al Segretario della Confsal Unsa Massimo Battaglia.

Le ultime notizie sul tema della riforma della pensione 2015. Tito Boeri, Presidente dell’Inps, caldeggia l’introduzione del reddito minimo, ma il presidente della Commissione Lavoro Damiano non è d’accordo e continua a proporre la pensione flessibile con o senza penalizzazioni: dai 62 anni con 35 di contribuzione e decurtazione dell’8% o dai 62 anni con quota 100 senza penalizzazioni.

Ma la pensione è davvero un diritto inviolabile? Tutti i lavoratori desiderano raggiungere l’agognata pensione con serenità. Ma, com’è noto, con la Riforma della Pensione 2015 approvata dal Governo Monti, la data del congedo da lavoro ha subìto una drastica metamorfosi in pejus. La normativa entrata in vigore nel 2012 ha cambiato le carte in tavola, innalzando l’età pensionabile, attraverso l’elisione del principio di anzianità e delle quote, in voga nella riforma della pensione Sacconi.

Seppur ingiusta e metaforicamente “sanguinaria”, la dura lex della Fornero, dunque, ha mutato le aspettative dei lavoratori italiani, costringendoli ad andare in pensione sempre più tardi.

Così, il traguardo della pensione è diventato un lusso che solo pochi possono permettersi. Un privilegio elitario, quasi irraggiungibile per i lavoratori precari italiani. Specialmente in un’epoca lacerante e deleteria come quella odierna. Un’epoca in cui i giovani laureati appaiono profondamente irretiti. Tanto da non riuscire a trovare un lavoro, e da iniziare a maturare il timore che il bramato diritto alla pensione, in realtà, sia stato tramutato in un surrealistico miraggio d’impronta orwelliana; in una meta difficile da agguantare, perché attanagliata da lauti cavilli burocratici che rendono, di fatto, il beneficio piuttosto caro, anzi carissimo!

Ma l’eradicazione dei diritti acquisiti non è di certo un segnale positivo. Infilare le mani in tasca ai contribuenti è un gesto vergognoso, meschino, nefasto. Calpestare la dignità di un padre di famiglia, privarlo del diritto al lavoro e della pensione, non sono altro che il sintomo di un sistema malato, privo di morale, probabilmente, ancora irretito da gattopardismi d’atavica memoria.

Riforma della Pensione 2015 secondo Cesare Damiano: proposte e idee

E’ un sistema da correggere, spiega Cesare Damiano, invitando il Governo Renzi a proseguire sulla strada intrapresa: “Abbiamo apprezzato gli 80 euro, il taglio dell’Irap e la detassazione sul lavoro e vorremmo suggerire di mettere in calendario anche il tema della introduzione di un criterio di flessibilità nel sistema pensionistico”.

Il Presidente Pd della commissione lavoro della Camera vorrebbe, in sostanza, che l’attuale riforma della pensione 2015, varata dal Governo Monti, fosse modificata e ritemprata. In che modo? Damiano ha sottoposto al vaglio del Ministro del Lavoro Poletti, ben due proposte: da un lato il ddl c. 2945 con quota 100 e, dall’altro, il disegno di legge c. 857 con penalità e premialità: dai 62 anni con 35 di contribuzione e penalizzazioni o con 41 anni di contribuzione, o dai 62 anni con quota 100 senza penalizzazioni. Ma che cosa significa?

Riforma della pensione 2015 e pensioni anticipate quota 100

L’idea di fondo alberga nella necessità di anticipare l’età pensionabile e nel ripristino del sistema delle quote, cioè della somma dell’età anagrafica del lavoratore unitamente ad un requisito contributivo. La proposta, contenuta nel ddl 2945 spalleggiato dai sindacati, concederebbe ai lavoratori dipendenti la possibilità di andare in pensione a partire da 62 anni e 38 di contributi (o con 63 anni e 37 di contributi) dal 1° gennaio 2016 e sino al 31 dicembre 2021, “senza riduzioni dell’assegno pensionistico”; per i lavoratori autonomi servirebbero almeno 63 anni più i 38 di contributi (quota 101).

La proposta di legge c. 857 (riforma della pensione 2015 – pensionamenti flessibili), presentata il 30 aprile 2013, al contrario, consentirebbe di andare in pensione a 62 anni d’età con 35 di contributi e l’8% di tagli sull’importo pensionistico o con 41 anni di contributi.  

Intanto, Tito Boeri, neo Presidente dell’Inps, ha annunciato che, a giugno, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale presenterà al Governo Renzi una proposta a beneficio delle persone rientranti nella fascia dei 55-65 anni, corroborandone il reddito minimo attraverso la tassazione delle pensioni d’oro o con il ricalcolo di quelle più alte (con il metodo contributivo). Ma secondo Cesare Damiano e Massimiliano Fedriga della Lega Nord, l’idea di Boeri non sarebbe meritevole d’attenzione.

Ecco cosa prevede la Riforma della Pensione 2015: dalla Legge Fornero – Monti a oggi

Con la Riforma della pensione firmata da Elsa Fornero, in vigore dal 1° gennaio 2012, il trattamento previdenziale è stato plasmato all’insegna di due categorie concettuali: la pensione anticipata e la nuova pensione ordinaria di vecchiaia. La normativa trae origine dall’esigenza di dar vita ad una spesa pensionistica sostenibile, attraverso l’elisione del principio di anzianità e delle quote, in voga nella Riforma della pensione Sacconi. Un obiettivo, del resto, mai agguantato, secondo alcune correnti di pensiero. All’elisione del sistema retributivo (incentrato sulla media delle retribuzioni percepite negli ultimi anni di lavoro) ha fatto seguito l’introduzione del calcolo contributivo, basato, appunto, sui contributi versati durante la vita lavorativa. Sono state soppresse, quindi, le pensioni di anzianità conseguibili attraverso le quote (somma tra l’anzianità contributiva ed età anagrafica) e le finestre d’uscita. E’ stato generalizzato il metodo contributivo di calcolo delle pensioni. E’ stata introdotta una fascia di flessibilità per l’accesso alla pensione che va dai 66 ai 70 anni. L’età di pensionamento delle lavoratrici autonome e dipendenti è stata incrementata. E l’accesso anticipato alla pensione è consentito con un’anzianità di 42 anni e un mese e di 41 anni e un mese per le donne (con incremento progressivo), con la previsione di penalizzazioni percentuali sulla quota retributiva della pensione. Il principale effetto collaterale, concitato dalla legge tributaria (Riforma della Pensione 2015) del Governo Monti, è raffigurato dal tema degli esodati: persone le quali a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile sono rimaste a lungo senza stipendio e senza pensione.

Massimo Battaglia

Massimo Battaglia

E, con l’intento di ampliare i nostri orizzonti conoscitivi sul rovente tema della Riforma della Pensione 2015 e sull’agghiacciante capitolo “esodati” abbiamo intervistato il Dott. Massimo Battaglia, Segretario Generale della Federazione Sindacale Confsal Unsa. Qual è la sua opinione in merito al caotico ed embrionale tema della riforma della pensione Renzi 2015?

“Un’idea su tale ipotetica Riforma della Pensione 2015 il Governo ancora non ce l’ha. C’è un’ipotesi di qualche parlamentare del Pd, ad esempio Cesare Damiano, ma si tratta di un provvedimento, la famosa quota 100, che è ancora fermo nelle aule delle commissioni. – Fa sapere Massimo Battaglia –

“Forse perché, – Continua Battaglia – come ha detto il Presidente dell’Inps Tito Boeri, il nostro sistema previdenziale è molto ammirato dall’Europa. Anche se, a dire il vero, non attira tanto chi lavora. E per questo motivo, infatti, noi del Confsal Unsa stiamo lavorando da tempo sulla Riforma Fornero. Renzi sostiene che bisognerebbe svecchiare le pubbliche amministrazioni ed il mondo del lavoro in generale. Ma in realtà il sistema partorito dalla Fornero, ministro del Governo Monti, costringe il lavoratore a prestare servizio fino a settant’anni, non lasciando grandi chance ai giovani. Questo meccanismo non è stato modificato da nessuno, finora, e nemmeno dall’attuale governo Renzi. Si tratta di una Riforma che non rende giustizia a chi ha lavorato per quarant’anni. Hanno dato vita ad una proroga da 40 anni di lavoro a 42 o 43 e 6 mesi, cioè indipendentemente dall’età anagrafica. Così, oggi, abbiamo un popolo del lavoro invecchiato e il 45% di disoccupazione giovanile. Alla luce di ciò, risulta a dir poco necessaria una riforma che aiuti i giovani ad entrare nel mondo del lavoro. Questo è il quadro che oggi esiste. Al di là degli annunci su twitter, dunque, la riforma della pensione 2015 Renzi, al momento, non esiste”.

La Riforma della pensione targata Fornero ha prodotto molti effetti collaterali. Che cosa ne pensa degli esodati? Come dovrebbe essere affrontata la questione, secondo lei?

“Credo che la questione degli esodati sia una vergogna del nostro paese. – Dichiara Massimo Battaglia – “Credo che lasciare a piedi, cioè senza lavoro e senza pensione, dei padri di famiglia sia un atto vergognoso. Una cosa che ad oggi nessuno ha ancora modificato, tranne che per piccole tranche. Il nostro è un paese in cui è difficile trovare un lavoro. Se poi il lavoro lo si fa perdere anche a chi ce l’ha, allora è davvero una vergogna. Secondo me, si doveva concedere a questi lavoratori esodati la possibilità di essere censiti. Il Governo avrebbe dovuto salvaguardare queste persone, nell’immediatezza, con un’apposita normativa. Questo avrebbe dovuto fare un Governo normale”.

Capitolo pensioni anticipate e flessibilità in uscita: crede sia giusto far andare in pensione persone che accettano pensioni più basse?

“No. Credo assolutamente non sia giusto. Però, in riferimento allo stato attuale, potrebbe essere una chance per pochi quella di uscire con la Riforma pre Fornero. Mi riferisco a quei lavoratori che viaggiano tutti i giorni, che sono pendolari, e che già spendono 150 euro al mese. In tal caso, dunque, potrebbe essere anche un ragionamento accettabile. Ad ogni modo, noi abbiamo lanciato un disegno di legge d’iniziativa popolare per abrogare la Fornero. A maggio inizieremo la raccolta firme. Tuttavia, se il disegno legge proposto da Cesare Damiano fosse approvato, l’accettazione di pensioni più basse sarebbe una soluzione all’italiana che servirebbe a pochi. Fermo restando che se volessero promuovere degli incentivi ad uscire con forti penalizzazioni sarei nettamente contrario. Ritornando alla proposta della nostra Federazione, noi ci occupiamo di pubblica amministrazione e desideriamo ristabilire un’equa uscita ai lavoratori; concedergli la possibilità di non essere massacrati, di non morire di lavoro; e poi pensiamo sia giusto trovare ulteriori soluzioni per regolare, in maniera più corretta, anche delle uscite graduali per coloro i quali abbiano superato i 35 anni di contribuzione. Cosa che al momento la Riforma della pensione Fornero non prevede. Questi sono i tre pilastri su cui incentreremo il nostro disegno di legge”. – Conclude Massimo Battaglia –

Pensione Obbligatoria, Riforma della Pensione 2015, Fondi Pensione e Sistema Previdenziale Italiano
News Riforma della Pensione 2015

News Riforma della Pensione 2015

I contributi obbligatori, fulcro nevralgico del Sistema di Sicurezza Sociale, traggono origine dall’esistenza di un’attività di lavoro che sia tutelata e regolata dall’ordinamento giuridico italiano.

Tali somme di denaro devono essere versate agli Enti Pubblici Previdenziali oppure alle Casse Professionali, a seconda del tipo di attività lavorativa svolta.

Il secondo pilastro del sistema pensionistico italiano è simboleggiato dalla cosiddetta previdenza complementare (pensioni complementari), che ha il pregio di integrare e corroborare la pensione obbligatoria, concorrendo a garantire al lavoratore un adeguato livello di tutela.

L’articolo 38 della Costituzione italiana conferisce a determinati organi e istituti il compito di provvedere al mantenimento del lavoratore. L’obiettivo nevralgico del sistema previdenziale italiano alberga nella necessità di tutelare il presente e il futuro dei produttori di reddito da lavoro, attraverso strumenti idonei a sopperire alle conseguenze scaturenti dall’anzianità o dalla malattia.

Come tutti sanno, i contributi previdenziali rappresentano delle somme di denaro che il contribuente, datore di lavoro o lavoratore autonomo, è tenuto a versare in ottemperanza alle regole relative al finanziamento delle prestazioni previdenziali ed assistenziali. Quest’onere contributivo, tuttavia, è una conseguenza logicamente prevedibile dell’esistenza di una retribuzione proveniente da rapporto di lavoro subordinato o del reddito di lavoro maturato in virtù dell’esercizio di attività imprenditoriali o professionali, ergo autonome.

Al di là della dicotomia esistente tra contributi previdenziali (relativi alle prestazioni pensionistiche) ed assistenziali (inerenti alle coperture dei rischi legati agli infortuni), è necessario porre in evidenza le diverse funzioni degli Enti deputati alla gestione e riscossione delle prestazioni contributive.

Il Sistema Previdenziale italiano è caratterizzato dalla distinzione tra Enti Pubblici Previdenziali e Casse Professionali. I primi gestiscono il sistema previdenziale in termini di erogazione di prestazioni pensionistiche e non, ed in termini di imposizione e riscossione dei contributi relativi a lavoratori dipendenti, imprenditori, dirigenti, dipendenti statali e lavoratori del settore marittimo.

Novità sulla Riforma della Pensione 2015

Novità sulla Riforma della Pensione 2015

Le seconde, invece, gestiscono l’imposizione e la riscossione dei contributi obbligatori relativi ai lavoratori professionisti a patto che siano iscritti agli appositi albi. Pertanto, sulla scorta di tali disposizioni, i lavoratori autonomi, intesi quali imprenditori e commercianti, sono tenuti a versare i contributi previdenziali, ad esempio, all’Inps, mentre i liberi professionisti, come gli avvocati, sono obbligati a versarli ai Fondi Autonomi Professionali.

Tuttavia, esistono dei casi particolari. Si pensi al Fondo Pensionistico della Gestione Separata (fondi pensione integrativi), introdotto con la Riforma Dini del 1995. Ma la configurazione della gestione dei contributi previdenziali impone di non sottovalutare anche alcuni aspetti d’impronta prettamente giuridica.

Antonio Migliorino

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto