Indagine AlmaLaurea Laureati Università di Modena e Reggio Emilia

Redazione Controcampus 23 Luglio 2013

Con un indice di ritardo alla laurea di appena 0,25 (0,44 in ambito nazionale) gli studenti dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia nel panorama degli Atenei italiani con più di mille laureati sono quelli che più rapidamente concludono gli studi.

Lo rivela la XV Indagine AlmaLaurea sul Profilo Laureati. E UNIMORE è anche l’università generalista col tasso più alto di laureati in corso (56,9%). La performance corroborata dai positivi giudizi espressi dai laureati sui docenti, sulle strutture e sulle opportunità offerte dall’Ateneo. Con l’aumento della partecipazione a progetti di mobilità internazionale, in questi ultimi sei anni è aumentata tra gli studenti UNIMORE la disponibilità a lavorare fuori dall’Italia.

Hanno in media 26,3 anni i laureati 2012 dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia ma, soprattutto, hanno positivamente portato a termine molto più celermente dei loro colleghi italiani il proprio percorso di studi.

Lo attesta la “XV Indagine sul Profilo dei Laureati 2012” condotta dal Consorzio interuniversitario AlmaLaurea tra i 227.000 neolaureati dei 63 atenei italiani aderenti.

1.1 COLLETTIVO INDAGATO da AlmaLaurea: nel 73% dei casi sono i primi in famiglia a completare studi universitari e gli stranieri sono il 3,9%

A livello UNIMORE gli intervistati che hanno risposto sono stati 2.908 su un totale di 3.515 laureati nell’anno solare 2012 cui è stato proposto e somministrato il questionario: 1.580 laureati di primo livello (triennali), 258 laureati magistrali di corsi a ciclo unico, 924 laureati magistrali biennali e 126 di corsi non riformati (Scienze della Formazione Primaria, il cui ordinamento è stato rivisto solo a partire dall’anno accademico 2011/2012). Il tasso di risposte è stato pari all’82,73%, un dato che rende molto significativa l’attendibilità dell’indagine.

Per AlmaLaurea nella stragrande maggioranza (77,5%) si iscrivono con un ritardo rispetto alla maturità inferiore a un anno, quindi sostanzialmente appena conclusi gli studi superiori. Nel 73,0% dei casi questi laureati sono i primi in famiglia a portare a termine un percorso di studi universitario, anche se in più del cinquanta per cento dei casi (52,8%) uno dei genitori ha almeno un diploma, mentre sono uno su cinque (20,2%) quelli con genitori privi di titoli di studio superiori. Rispetto alla classe sociale di appartenenza della famiglia vi è un sostanziale equilibrio tra chi è “figlio” della borghesia (22,4%), della classe media impiegatizia (28,6%), della piccola borghesia (24,5%) o della classe operaia (21,7%).

Il 3,9%  secondo AlmaLaurea sono cittadini di origine straniera (4,0% nel 2011): 4,3% tra i laureati di primo livello (triennali); 6,4% tra quelli delle magistrali a ciclo unico; nessuno tra quelli dei corsi non riformati e 2,6% tra quelli delle magistrali biennali. Il dato complessivo è in assoluto uno dei più alti in Italia, dove la media si ferma al 3,0%.

1.2 RITARDO ALLA LAUREA: nessuno in Italia ha studenti tanto volenterosi e che pesano per così breve tempo sulla famiglia

Per comprendere a pieno l’impegno profuso dagli studenti nella loro carriera universitaria, che può iniziare anche con anni di ritardo rispetto al conseguimento del diploma di maturità, è molto più significativo ed utile valutare la loro performance considerando l’indice di ritardo alla laurea, ovvero come spiega AlmaLaurea “la parte irregolare (fuori corso) degli studi universitari di un laureato che tiene conto anche del numero di mesi e di giorni trascorsi fra la conclusione dell’anno accademico (30 aprile) e la data di laurea” e che – in definitiva – è il rapporto tra il ritardo alla laurea e la durata legale del corso (per intenderci se questo rapporto è uguale a 1,0 vuole dire che lo studente ha concluso gli studi in un tempo doppio rispetto alla durata del corso: 6 anni invece di 3; 4 invece di 2, e così via).

L’indice di ritardo alla laurea seconso AlmaLaurea di uno studente dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia è di appena 0,25. Questo significa che mediamente impiega un quarto di tempo in più rispetto alla durata legale del corso di studi: su un corso di 36 mesi (laurea triennale) corrisponde ad un ritardo di circa 8 mesi e mezzo.

Nessuno in Italia tra gli Atenei generalisti con più di mille laureati anno è in grado di avvicinare questo traguardo. La media nazionale, infatti, è di 0,44 e in Emilia Romagna Bologna, Ferrara e anche Parma hanno un indice di 0,35.

Più nel dettaglio, questo indice tra i laureati UNIMORE di primo livello (triennali) è di 0,24 (0,44 quello nazionale); per quelli di magistrali a ciclo unico (Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi dentaria, Farmacia, Chimica e Tecnologie Farmaceutiche) è addirittura 0,12 (0,27 nazionale); per le magistrali biennali 0,22 (0,28 nazionale) e 0,25 per l’unico corso non riformato di Scienze della formazione primaria (0,21 nazionale).

Ed il dato è sensibilmente migliore di quello colto dai colleghi UNIMORE laureatisi nel 2011, allorché questo indice era stato di 0,29.

Si può comprendere da questi numeri quali e quanti passi avanti abbia compiuto il nostro Ateneo per recuperare efficienza e scoraggiare il deleterio fenomeno dei fuori corso. La fotografia di AlmaLaurea – afferma il Rettore Aldo Tomasifissa molto bene attraverso l’indice di ritardo la qualità della didattica di un Ateneo e l’impegno dei suoi studenti. E’ un valore ponderato che aiuta a determinare in maniera oggettiva la performance raggiunta dai laureati di un Ateneo e vale molto più dell’età anagrafica dei laureati, perché non tiene conto di quanti anni hanno alla conclusione degli studi, ma di quanto tempo si trattengono all’università. E per una famiglia è fondamentale poter programmare per quanto tempo dovrà sostenere economicamente il figlio. Al di là dell’argomento tasse, l’onere maggiore per la famiglia è certamente rappresentato da quanto il figlio si tratterrà all’università per completare i suoi studi”.

1.3 REGOLARITA’ NEGLI STUDI: i laureati UNIMORE tagliano il traguardo prima di tutti gli altri colleghi italiani e si dimostrano piuttosto assidui alle lezioni

Il riscontro di quanto affermato è attestato dalla eccezionale rapidità con cui gli studenti modenesi-reggiani completano gli studi, in quanto ben il 56,9%, più della metà, si laurea regolarmente in corso (57,4% per i laureati di primo livello; 65,3% per i laureati delle lauree magistrali a ciclo unico a ciclo unico; 52,6% per quelle non riformate e 55,3% per le magistrali biennali), mentre un altro 24,7% arriva al traguardo con un ritardo di un anno (22,6% per i laureati di primo livello; 18,6% per quelli delle magistrali a ciclo unico; 24,1% per quelli delle lauree non riformate e 31,6% per le magistrali biennali). Nel 2011 la quota percentuale di studenti che hanno terminato gli studi regolarmente era stata del 54,9%.

Il dato, che si ricava dall’indagine AlmaLaurea, acquista ancora più valore se paragonato a quanto avviene altrove: in Italia i laureati in corso sono il 40,7% e tra le università pubbliche generaliste nessuno riesce a fare meglio degli studenti di Modena e Reggio Emilia. Abbassando lo sguardo alla situazione regionale vediamo che a Bologna i laureati in corso sono il 51,9%, a Ferrara il 42,7% e a Parma il 44,1%.

Circa 3 studenti UNIMORE su 4 sono assidui ad oltre il 73,3% delle lezioni (68% il valore nazionale) ed un altro 14,1% assiste ad oltre il 50% degli insegnamenti.

1.4 TIROCINI E STAGE STRATEGICI PER LA PREPARAZIONE: a quasi tre studenti su quattro offerta questa opportunità. Solo Piemonte Orientale e Camerino in Italia capaci di fare meglio

Con la riforma sono cresciute notevolmente anche le esperienze di tirocinio e stage che nel 2004 coinvolgevano appena il 17% dei laureati dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Oggi la situazione è profondamente mutata e quasi 3 studenti su 4, ovvero il 73,1% dei laureati UNIMORE 2012 (81,1% dei laureati di primo livello, il 60,1% di quelli delle magistrali a ciclo unico, il 63,5% dei laureati magistrali biennali ed il 79,4% dei laureati di corsi non riformati) ha avuto l’opportunità di venire in contatto col mondo del lavoro ancor prima della laurea. Anche questo è un elemento che distingue in positivo l’offerta formativa dell’Ateneo emiliano e che fa comprendere la ragioni della ottima performance occupazionale raggiunta dai suoi laureati. A livello nazionale (media 56,0%), sempre tra le università generaliste di una certa dimensione, stanno davanti a UNIMORE solo Piemonte Orientale (77,4%) e Camerino (76,0%), che tuttavia hanno un numero di laureati/anno inferiore a 1.500.

L’importanza di questo dato è ulteriormente valorizzato dal fatto che in quasi la metà dei casi (49,9%) questa esperienza, professionalmente fondamentale per quando si dovrà varcare la soglia del mercato del lavoro, è stata condotta al di fuori dell’Ateneo.

L’indagine AlmaLaurea – spiega il prof. Tommaso Minerva Delegato del Rettore per la Didattica – ci fornisce, ormai da anni, il quadro di un Ateneo in salute e attento alle esigenze degli studenti e del territorio. I dati quantitativi, pur importanti, sottolineano altrettanti aspetti qualitativi. In Unimore gli studenti possono contare su un solido e proficuo rapporto università-territorio che garantisce altissime partecipazioni a stage aziendali e esperienze lavorative pre-laurea; possono contare su una attenzione ai servizi messi a disposizione degli studenti che si traducono in una maggiore velocità e regolarità del corso di studi. Potersi laureare nei tempi <giusti>, oltre che accelerare l’accesso ai livelli di formazione superiore o all’inserimento nel mondo del lavoro, significa incidere meno sul bilancio delle famiglie. Poter godere di strutture didattiche adeguate contribuisce ad incentivare la regolare frequenza degli studenti alle attività formative e beneficiare della ricchezza che si ricava dal fatto di sentirsi pienamente parte della comunità accademica”.

1.5 STUDI ALL’ESTERO: cresce la voglia di fare esperienze all’estero

E’ in incremento (+ 1,2% sul 2011) la quota di studenti che durante gli studi hanno deciso di sostenere esperienze di studio all’estero, passati dal 12,8% nel 2009 al 15,3% nel 2012: 14,4% per quelli di primo livello; 15,1% per quelli delle magistrali a ciclo unico; 3,2% per quelli delle lauree non riformate e 18,6% per le magistrali biennali. In Italia la media di studenti “viaggiatori” è del 12,2%. Decisamente più aperti a queste esperienze gli universitari di Bologna che hanno colto questa opportunità nel 18,1% dei casi. Quelli di Ferrara (10,5%) e Parma (9,5%) sono, invece, più “sedentari”.

1.6 IL GIUDIZIO SULL’ESPERIENZA UNIVERSITARIA: ampio il livello di soddisfazione per gli studi fatti e più di tre su quattro non accenna pentimenti

Alla specifica domanda se sono “complessivamente soddisfatti del corso di laurea” il 91,4%, ovvero più di nove studenti su dieci, rivela un indice di gradimento più che sufficiente, rispondendo “decisamente sì” per il 40,7% e “più sì che no” per il 50,7%. Questo fa sì che ben tre studenti su quattro il 75,8% dei laureati dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia si iscriverebbe di nuovo allo stesso corso di laurea: 72,6% tra quelli di primo livello; 85,3% tra quelli delle magistrali a ciclo unico; 87,3% tra quelli delle lauree non riformate e 77,1% tra quelli delle magistrali biennali.

Giudizi altrettanto lusinghieri non si ritrovano tra i colleghi degli altri Atenei italiani, dove solo il 68,0% rifarebbe lo stesso corso, e così pure degli Atenei emiliano-romagnoli: a Bologna quanti ripeterebbero lo stesso corso di studi sono il 70,6%, a Ferrara il 70,9%, a Parma il 66,8%.

1.7 IL GIUDIZIO ESPRESSO SULL’ATENEO: promosso riguardo alle strutture

Il motivo di tanta soddisfazione la si coglie dalle espressioni di giudizio raccolte nell’indagine AlmaLaurea riguardo a: rapporto con i docenti valutato più che sufficiente dall’88,7% degli intervistati (79,2% per il collettivo nazionale); adeguatezza delle aule considerata spesso o sempre ottimale dall’80,7% dei laureati (69,7% in Italia); qualità del servizio bibliotecario apprezzata dal 90,3% dei laureati (79,2% il dato nazionale). Anche in questo caso si raggiungono performance decisamente migliori rispetto tanto alla realtà italiana che regionale, soprattutto relativamente alla valutazione delle biblioteche (solo Trento fa meglio), apprezzate sotto l’aspetto delle fasce orarie di apertura, dell’accesso alla consultazione e al prestito, ecc.

1.8 PROSPETTIVE DI LAVORO: c’è fretta di inserirsi nel mondo del lavoro e per trovarlo cresce il numero di quanti sono disponibili a trasferirsi all’estero

Sono poco più della metà a Modena e Reggio Emilia i laureati decisi a continuare gli studi (50,7%), un dato – complice forse la crisi economica – in contrazione rispetto al 2011, quando la volontà di proseguire era stata dichiarata dal 53,4% degli intervistati, e significativamente inferiore al numero di coetanei di Bologna (59,5%), di Ferrara (57,3%), di Parma (59,1%) e dell’Italia (63,0%).

In questi anni, poi, è andata decisamente aumentando la quota di quanti sono disposti per lavoro a recarsi all’estero, in un Paese UE o anche extraeuropeo: il 68,2% (era il 66,4% nel 2011) dei laureati dell’anno scorso all’UNIMORE, ossia più di due su tre, sono disposti a lasciare l’Italia. Negli ultimi sei anni, dal 2007 al 2012, si è passati da una disponibilità a lavorare all’estero del 51,9% al 68,2% (+ 16,3%).

La crisi del mercato del lavoro – commenta il prof. Tommaso Minervaha, ovviamente toccato anche l’Università. Nonostante questo Unimore si conferma come uno degli Atenei in cui il passaggio dalla formazione al lavoro è più efficace. Merito, certamente, del tessuto produttivo locale, ma anche delle azioni di sostegno e di raccordo che Unimore ha saputo mettere in atto. L’attenzione prestata dall’Ateneo ai processi di internazionalizzazione, per esempio, sta producendo degli effetti che considero assolutamente positivi per quanto riguarda la disponibilità alla mobilità internazionale dei nostri laureati. Si comincia a comprendere che lavorare all’estero costituisce anche per il laureato Unimore un arricchimento professionale e in ciò l’Ateneo dimostra di saper rispondere alla sollecitazione ed alla richiesta che ci viene da tante delle nostre imprese a prevalente vocazione esportatrice, che chiedono laureati culturalmente preparati, anche sul piano della conoscenza della lingua, ad affrontare le sfide imposte dalla globalizzazione. Anche in questo caso si può dire che l’Ateneo è capace di formare professionisti più sicuri delle loro capacità perché dotati di solide basi per guardare ad un mercato del lavoro sempre più <aperto>. La dinamicità internazionale si traduce anche in mobilità in ingresso. Negli ultimi anni, e in misura maggiore rispetto agli altri Atenei, Uninore ha visto crescere sia la presenza di studenti stranieri sia il numero di laureati residenti all’estero”.

1.9 AMBITO DI RECLUTAMENTO: quasi la metà dei laureati risiede nella provincia di studio e sono pochi rispetto al prestigio dell’Ateneo i “fuori regione”

Nonostante la solida tradizione, la crescita dimensionale, il favorevole ambiente di studio e l’apprezzata didattica offerta, nonché il permanente insediamento ai vertici qualitativi delle graduatorie nazionali, UNIMORE continua a caratterizzarsi come un Ateneo molto rinchiuso nel proprio ambito territoriale. Scorrendo i dati anagrafici dei laureati 2012, infatti, si scopre che il 48,7% risiede nella stessa provincia sede di studio: 51,7% tra quelli di primo livello; 64,2% tra quelli delle magistrali a ciclo unico; 33,6% tra quelli dei corsi di laurea non riformati e 39,5% tra quelli delle magistrali biennali. I cosiddetti “fuori regione” sono appena il 22,9%.

Il dato complessivo è sostanzialmente allineato a quello nazionale (52,5%), che rivela – in maniera più accentuata in questi anni recenti – una generale tendenza ad una minore mobilità studentesca, indicativa del fatto che molti neodiplomati oggi preferiscono frequentare (là dove trovano la giusta offerta formativa) Atenei “prossimi a casa”. Nel caso di UNIMORE, è un dato tuttavia del tutto sottostimato rispetto alla capacità attrattiva esercitata dalle altre Università emiliano romagnole, che continuano ad essere molto più gettonate dagli studenti “fuori regione”.

1.10 IL LIVELLO DI APPROVAZIONE E PERFORMANCE DEI VARI DIPARTIMENTI UNIMORE: i più rapidi a concludere gli studi sono gli studenti di area medico-sanitaria; i più “globetrotter” quelli di Lettere e Filosofia; il corso più “multietnico” Farmacia; le lauree che attraggono più “fuori regione”sono quelle di Comunicazione ed Economia

Adottando una definizione ormai classica, possiamo considerare come più “secchioni” i laureati della laurea magistrale a ciclo unico in Odontoiatria e Protesi dentaria e della magistrale biennale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche, così come quelli delle triennali in Igiene Dentale, Dietistica, Logopedia, Terapia occupazionale, Scienze Infermieristiche di Modena, Scienze Infermieristiche di Reggio Emilia, Tecniche di Cardiologia e perfusione cardio-vascolare, Tecniche di Riabilitazione psichiatrica e Tecniche di Laboratorio Biomedico, che vantano un indice di ritardo alla laurea appena dello 0,9% ed una percentuale di laureati regolarmente in corso oscillante tra il 71,4% ed il 74,7%. Precedono i colleghi degli altri corsi di laurea della facoltà di Medicina e Chirurgia e di Scienze della Vita che hanno, invece, un indice di ritardo alla laurea dello 0,16% ed una quota di laureati in corso rispettivamente del 74% e del 62,2%. Fanalino di coda i laureati di Giurisprudenza che accusano un indice di ritardo alla laurea dello 0,33%, che però concludono regolarmente in corso nel 59,8% dei casi, facendo comunque meglio dei colleghi di Farmacia (38,9%) ed anche di Ingegneria “Enzo Ferrari” (54,2%). Il più convinto apprezzamento per il corso di studio seguito è espresso dai laureati dei corsi di Medicina e Chirurgia e di Scienze della Formazione, che si dichiarano sufficientemente soddisfatti per oltre l’85%, precedendo i coetanei di Ingegneria Reggio Emilia (83,9%). Quanto al rapporto coi docenti quelli che valutano in termini più entusiastici la loro disponibilità sono i laureati in Bioscienze Biotecnologie (96,8% attribuisce loro la sufficienza), seguiti da quelli di Ingegneria di Reggio Emilia (95,4%) e di Comunicazione ed Economia (93,8%). Per quanto riguarda l’adeguatezza delle aule passano bene l’esame Giurisprudenza (96,7% valuta adeguata la capienza), Ingegneria “Enzo Ferrari” (92,3%), ma anche Comunicazione d Economia (91,7%). La facoltà col minor numero di laureati residenti nella stessa provincia di studio è Scienze della Comunicazione e dell’Economia col 21,4% di locali, seguita da Bioscienze e Biotecnologie (45,7%), Agraria (46,2%) e da Lettere e Filosofia (48,4%). Quelle, invece, più frequentate da stranieri sono Farmacia con l’11,1% di laureati ed Economia “Marco Biagi” col 6,1%. Relativamente alle esperienze di studio fatte all’estero i più “globetrotter” sono i laureati di Lettere e Filosofia (36,6%), seguiti da quelli delle lauree medico-sanitarie (21,1%) e da quelli di Economia “Marco Biagi” (19,8%), mentre le opportunità di frequentare stage e/o tirocini è offerta in maggior misura agli studenti di Farmacia (93,1%) e di Ingegneria di Reggio Emilia (87,4%), che precedono i colleghi di Comunicazione ed Economia (82,5%).

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto