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9 agosto 2013

Tagli ai fondi FFO con il decreto del fare

Dai neuroni specchio alla simulazione incarnata
Tagli ai fondi FFO

Tagli ai fondi FFO

Il decreto del fare, trova l’inghippo, arrivano nuovi Tagli ai fondi FFO.

Niente miracoli in arrivo, insomma, con buona pace dei soliti ottimisti. Questi i segnali che arrivano, inquietanti, dal fronte decreto del fare in fatto di finanziamento all’Università.

Università sulla cui testa sembra ormai pendere, inesorabile, una spada di Damocle che già altre volte ha colpito ed amputato risorse sempre più esigue ed insufficienti.

Parliamo ovviamente di tagli, un’abitudine consolidata della nostra classe politica, la quale sembra proprio aver individuato nell’Università e nella scuola in generale l’agnello migliore da sacrificare ad una finanza pubblica impacciata e stanca.

E l’impressione, ad oggi, è che nemmeno Letta e il suo decreto del fare siano riusciti a sottrarsi al tragico cliché.

Tagli ai fondi FFO e finanziamento all’Università con il decreto del fare

L’ultima, contestatissima decurtazione è arrivata lo scorso 26 luglio, quando alla Camera, nel corso della discussione sul  decreto del fare è stato approvato un emendamento della maggioranza che taglia i fondi destinati agli atenei più meritevoli per 240 milioni di euro (attinti  dalla cosiddetta “ quota premiale”, quella parte del FFO che gli atenei, nonostante il grave sotto finanziamento statale cui da anni pagano dazio, si sono faticosamente conquistati sulla base dei risultati ottenuti nella ricerca, nella didattica e nel trasferimento tecnologico) per destinarli al diritto allo studio, le cui competenze afferiscono non all’Università quanto piuttosto alle Regioni. Misura che priva il Fondo di Finanziamento Ordinario Nazionale (FFO) di ben 300 milioni di euro, portandolo a 6,5 miliardi dai 7,5 della fine degli anni 2000. Con l’aggravante che la misura arriva dopo la pubblicazione delle «classifiche» dell’Anvur (l’agenzia pubblica di valutazione) sugli atenei che hanno conseguito le migliori performance e in parallelo con la notizia che la quota di fondi riservata alle università più «meritevoli» salirà dal 13,5 al 20%, circa 1,2 miliardi.

Decreto del fare e tagli al FFO per finanziare il diritto allo studio – La pietra dello scandalo è presto detta. L’emendamento approvato prevede il  finanziamento di un “Programma nazionale per il sostegno degli studenti capaci e meritevoli” al fine di aumentare i fondi per le borse di studio erogate dalle Regioni, affiancandone l’attività di promozione e difesa del diritto allo studio.

Decreto del fare, il NO della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) – Idea condivisibile nei principi, ma improponibile nella prassi, che ha subito fatto scattare la reazione rabbiosa di tanti Rettori italiani, ben rappresentata dalla secca bocciatura espressa dalla CRUI, nonché delle Regioni stesse e della comunità studentesca.

Tutti sul piede di guerra: all’atto pratico, infatti, la misura comporterà  un consistente spostamento delle risorse economiche proprio dalla quota premiale del FFO al diritto allo studio.

Tagli ai fondi FFO e all’Università: i motivi della protesta

Un provvedimento iniquo, scellerato, suicida, secondo i nostri rettori, che sa di attentato. Fatto salvo il principio per cui è giusto che lo Stato trovi i fondi per mobilità e diritto allo studio, resterebbe l’iniquità profonda del meccanismo. Lo spostamento non può gravare sulle spalle di un’Università  già fortemente sotto finanziata e in molti casi de finanziata, specie se attuato su base storica. I fondi, spiegano, non vanno ricavati a scapito della quota variabile del FFO destinato al merito, diventata oggi l’ancora di salvezza di atenei sempre più al verde, ravvisando l’insopportabile contraddizione di una “penalizzazione” che inneggia al merito ma che di fatto colpisce a morte quelle università che, classifiche alla mano e in un panorama di impoverimento progressivo, rappresentano l’eccellenza della ricerca, della didattica, dei servizi nel nostro Paese.

Tagli ai fondi FFO e sopravvivenza e competitività della ricerca

La domanda che i Rettori si fanno è insomma questa:  a che pro finanziare borse  studio se non si mettono le Università nelle condizioni di far studiare i loro titolari? E perché il provvedimento deve gravare esclusivamente sulle Università? Tanto più che il diritto allo studio nel nostro Paese  è una competenza specifica delle Regioni e che l’allineamento del diritto allo studio in Italia allo standard europeo non può realizzarsi attraverso una politica radicale di tagli ai fondi FFO e frettolose semplificazioni , visto che altrove, in Europa,  il finanziamento statale alle Università è di molte volte superiore a quello italiano (6-7 volte anche).

Ma come rimediare ai tagli ai fondi FFO? Togliere fondi alla premialità, vitali per i tanti Atenei virtuosi che hanno lavorato nella direzione del merito e della qualità per limitare i danni dei tagli ai fondi FFO conseguenti alla crisi economica e alla ultime dolorose Riforme (Gelmini e Fornero), significa sgonfiare il “salvagente” che ancora tiene a galla la maggior parte delle nostre università.  Un colpo mortale quello del decreto del fare, soprattutto dopo i 300 milioni sottratti dal Governo Monti (e che il Ministro Carrozza ha parzialmente recuperato), che, superasse l’esame del Senato, le lascerebbe senza nemmeno la possibilità di coprire i costi ordinari. L’invito, dunque, è quello di prevedere fondi specifici e additivi per la causa sacrosanta dei capaci e meritevoli, magari cercando di trarre profitto da quella politica di austerity e sacrificio che, a questo punto, dovrebbe aver permesso allo Stato di recuperare liquidità preziose da reinvestire nella spesa pubblica e, quindi, nell’istruzione.

Non convince poi la “destinazione” dei tagli. A gestire, infatti, i fondi decurtati dovrebbe essere la fondazione per il merito, istituita dalla legge Gelmini, di carattere privato, destinata a promuovere gli studenti più meritevoli nell’ottica di una partnership pubblico-privato, con l’obiettivo di sostenere e incentivare percorsi formativi di eccellenza. Fondazione nei fatti mai concretamente avviata.

Ma se nella teoria sarebbe dovuta spettato a imprenditori e ai privati garantirne risorse e sostenibilità, con l’emendamento al Decreto del fare pare proprio che si stia pensando di costruire il finanziamento  dirottando fondi pubblici e tagliando le risorse spettanti di diritto alle università.

Se non un autogol, una decisione quantomeno inattesa da parte di chi, il Premier Letta, fin dal suo insediamento, aveva promesso zero tagli su cultura, ricerca e università, visti soprattutto gli intenti della vigilia:

  • Sblocco del turnover al 50% per Università ed enti di ricerca dal 2014, con ampliamento della facoltà di assumere, elevando dal 20% al 50% il limite di spesa consentito rispetto alle cessazioni dell’anno precedente. Le singole università dovrebbero poter assumere nel rispetto delle specifiche disposizioni sui limiti di spesa per il personale e per l’indebitamento senza superare il 50% della spesa  rispetto alle cessazioni. Morale?  Si liberano posti per 1.500 ordinari e 1.500 nuovi ricercatori in “tenure track” sul Ffo nel 2014. Spesa prevista: 25 milioni nel 2014; 49,8 nel 2015.
  • Borse di mobilità per studenti capaci e meritevoli: 5 milioni per il 2013 e per il 2014, 7 milioni per il 2015 da iscrivere sul FFO delle università per l’erogazione di “borse per la mobilità” a favore di studenti che, avendo conseguito risultati scolastici eccellenti, intendano iscriversi per l’anno accademico 2013-2014 a corsi di laurea in regioni diverse da quella di residenza. Le risorse saranno suddivise tra le regioni con decreto del Ministro dell’Istruzione, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome. Le borse saranno attribuite sulla base di una graduatoria adottata da ciascuna Regione per le università site nel proprio territorio.
  • Rendere più flessibile il sistema di finanziamento delle università e semplificare le procedure di attribuzione delle risorse: si unificano in unico fondo le risorse attualmente destinate al finanziamento ordinario delle università (FFO) alla programmazione triennale del sistema, ai dottorati, e agli assegni di ricerca. Nello stesso provvedimento si decide di sottoporre all’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) la valutazione dei servizi delle università e degli enti di ricerca per semplificare il sistema di valutazione attualmente in vigore.
  • Interventi straordinari a favore della ricerca: il Ministero favorirà interventi diretti al sostegno e allo sviluppo delle attività di ricerca fondamentale e di ricerca industriale, mediante la concessione di contributi alla spesa  nel limite del 50% della quota relativa alla contribuzione a fondo perduto disponibili sul Fondo per la ricerca applicata (FAR). Si tratta di utilizzare il fondo rotativo, che si alimenta con i rientri del credito agevolato, che contiene anche risorse da destinare a contributi a fondo perduto. Gli interventi da finanziare riguardano principalmente lo sviluppo di start up innovative e di spin off universitari, la valorizzazione di progetti di social innovation per giovani con meno di 30 anni, il potenziamento del rapporto tra il mondo della ricerca pubblica e le imprese, il potenziamento infrastrutturale delle università e degli enti pubblici di ricerca.

Così mentre il dubbio scava insistente, il decreto del fare va avanti per la sua strada, come sempre, tra entusiasmi e depressioni. Speranze e contraddizioni. Un emendamento che fa male, ma “a fin di bene”. Stando a quanto sostiene il Premier Letta, sempre meno a suo agio nel difendere dalle critiche un emendamento che, al grido “Semplificazione!”, sembra invece complicare maledettamente la vita, già di per sé complicata, delle nostre università. La speranza per i nostri Rettori è che l’emendamento venga ripensato oppure cancellato in Senato  e che i tagli ai fondi FFO e alle università meritevoli vengano annullati.

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