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20 agosto 2013

Sistema Universitario. Paolo Collini sul sistema universitario italiano e precariato

La crisi dell’università italiana, il sistema universitario italiano e precariato, nelle parole del Prorettore dell’Università degli studi di Trento, Paolo Collini.

Laureati

Laureati

Professore Collini, qual è la sua opinione in merito al Sistema Universitario italiano ed al precariato?

“Il primo problema del Sistema Universitario Italiano è la mancanza di selezione naturale. Le università, “buone o cattive” che siano, continuano ad esistere e così non c’è nessun meccanismo che favorisca lo sviluppo di una università migliore che nel tempo si sostituisca alle peggiori. Il primo problema del Sistema Universitario Italiano è la mancanza di selezione naturale.”

“Le università, “buone o cattive” che siano, continuano ad esistere nel sistema universitario italiano e così non c’è nessun meccanismo che favorisca lo sviluppo di una università migliore che nel tempo si sostituisca alle peggiori. E questo incide anche nella dimensione: siamo tutti (o quasi) troppo piccoli per competere nel mondo, ma anche i migliori in Italia non hanno avuto la possibilità di crescere, principalmente perché il Ministero ha finanziato sempre tutti allo stesso modo senza distinzione e senza selezione. Lo abbiamo visto anche in questi giorni quando i fondi per le università “migliori” (secondo l’ANVUR) sono stati ancora una volta ridotti. Il sistema universitario italiano e quindi le università italiane sono una specie non selezionata e conseguentemente di livello medio inferiore a quelle di altri paesi, anche a parità di risorse (che invece sono perfino di meno)!”

Prorettore Paolo Collini

Prorettore Paolo Collini

“Poi il sistema universitario italiano e le università italiane sono tra le più regolati al mondo e questo significa che anche una università come Trento, pur godendo di una speciale autonomia, deve adeguarsi in parte alle norme nazionali. Anche questo ci impoverisce perché molto spesso ci impedisce di fare quello che all’estero si può fare. Sembra non ci rendiamo conto che avere molti divieti nel sistema universitario potrà anche evitare gli abusi, ma certamente impedisce l’eccellenza. Anche nel campo del reclutamento dei ricercatori è così.”

“Sappiamo che oggi, in Italia come in gran parte del mondo sviluppato, non si accede più al lavoro nella ricerca universitaria direttamente con un posto a tempo indeterminato. E’ in fondo normale, perché la capacità di fare ricerca si giudica sul campo e non con un concorso e quindi serve tempo per vedere se le persone sono capaci. Il problema è che in Italia non è normale quello che succede dopo i primi anni, perché è spesso preclusa all’università la possibilità di offrire, anche ai migliori e anche se ha le risorse, l’opportunità di restare.”

Laureati e Dottorati

Laureati e Dottorati

“Molte università all’estero hanno spesso il problema di non riuscire a trattenere i giovani migliori che vengono attratti da offerte di altri atenei e di un altro sistema universitario, mentre per noi è spesso impossibile anche solo provarci. Così i giovani che fanno ricerca devono guardare al mercato europeo come al loro “mercato del lavoro domestico”; direi che non c’è nulla di male nella nuova Europa come negli Stati Uniti è normale che un dottorando di Harvard vada a lavorare nel North Carolina, perché un dottorando di Venezia non dovrebbe andare a Rotterdam? Gli stipendi e le condizioni di vita sono spesso migliori e, infatti, molti di loro non hanno nessun desiderio di ritornare in Italia. E poi i ricercatori italiani sono molto apprezzati e basta andare in Inghilterra o in Olanda per vedere quanti nostri giovani connazionali ci sono nelle università.”

“E’ un dramma invece per le nostre università destinate ad impoverirsi e per il Paese. Ma questa, come si sa è una voce che si leva spesso nel deserto senza che nessuno la ascolti”.

L’opinione espressa dal Prorettore Collini ha il merito di porre in evidenza i principali pregi dell’Università di Trento e, al contempo, di chiarire la situazione attuale del Sistema Universitario Italiano.

In collaborazione con Antonio Migliorino

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