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25 settembre 2013

Turismo Straniero. Ecco dove finisce il turismo straniero secondo Ciset e Università Cà Foscari

Come effettuare una spedizione bagagli

Università “Cà Foscari” di VENEZIA – Turismo straniero: quasi la metà del valore dei pacchetti finisce all’estero.

Turismo Organizzato

Turismo Organizzato

E alcuni servizi del turismo italiano, dalle guide ai trasporti rischiano la stessa sorte

Affiorano i primi risultati dell’indagine che Ciset-Università Ca’ Foscari di Venezia e Confturismo stanno conducendo sulla base dei dati provenienti da alcuni dei più qualificati operatori nazionali del turismo organizzato e turismo straniero.

Proprio nei giorni in cui alcune fra le maggiori società del Paese sono sotto i riflettori a causa dell’acquisto da parte di gruppi stranieri, anche il turismo, voce in costante crescita dell’economia italiana, rileva un dato sorprendente: solo il 60% di quanto un turista straniero con pacchetto spende per visitare lo Stivale resta sul territorio, il restante 40% va a remunerare la filiera estera.

L’indagine sul turismo straniero di cui i primi risultati sono stati presentati a Roma nei giorni scorsi, segna la continuazione della collaborazione fra Confturismo e Ciset (Centro internazionale di Studi sull’Economia Turistica) con uno studio sul turismo incoming organizzato che si concluderà entro l’anno.

Due gli obiettivi dell’indagine sul turismo straniero: valutare l’impatto del turismo incoming organizzato sul Pil turistico nazionale e scoprire quali componenti della catena del valore aggiunto di questo comparto rischiano di passare o sono già passati sotto il controllo di aziende ed economie estere. 

I primi dati sul turismo straniero spiegano come più il pacchetto turistico è complesso e sofisticato e con un’alta motivazione, più il mark up, il ricarico, è alto.

Chi sono i turisti che scelgono un turismo organizzato? Per quanto riguarda l’Italia si va da una percentuale minima, il 7% dei viaggiatori tedeschi, a un massimo del 60% per quanto riguarda il Giappone. Vale, quindi, la regola, «più distante è il paese di provenienza, più l’organizzazione incide sul flusso totale».

Altro punto emerso dalla prima fase della ricerca è la tipologia di turisti che scelgono il viaggio organizzato. Si può sfatare lo stereotipo dei torpedoni carichi di turisti mordi e fuggi. Un’offerta molto organizzata va incontro sempre più alle aspettative del cliente: c’è il classico viaggio organizzato ma crescono le nicchie caratterizzate da interessi specifici che spaziano dall’enogastronomia alla lirica per arrivare, infine, a un segmento a se stante, quello dei pacchetti luxury.

«Secondo gli operatori intervistati nell’ambito dello studio, – spiega Mara Manente, direttore del Ciset – la quota di ricavo a favore dell’Italia si sta riducendo per una serie di criticità, a partire dal ‘fattore web’: gli operatori on line possono giocare su mark up più risicati con effetti di abbassamento generalizzato del profitto». 

A contribuire all’«impoverimento» della filiera turistica per l’incoming contribuiscono anche alcune normative europee: molti servizi possono venire forniti anche da operatori esteri su territorio italiano. Il discorse vale, ad esempio, per le guide turistiche che possono essere straniere ed accompagnare il gruppo in Italia rappresentando, da sole, dal 5 al 15% del costo netto dei servizi.

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