Il Canone Rai: cos’è, quando, cosa si paga e quando non pagarlo

Redazione Controcampus 13 Dicembre 2013

Ecco cos'è il Canone Rai: tassa o abbonamento? Le tasse non sono tutte uguali.

Ce ne sono alcune che gli Italiani pagano più volentieri ed altre, invece, che li rendono particolarmente “idrofobi”. Una in particolare.

È il caso del Canone RAI, da tempo ormai l’imposta più discussa, criticata, in una parola, odiata dagli Italiani.

Il Canone RAI generalmente scade il 31 gennaio, il termine per il pagamento del canone Rai, un leitmotiv familiare che ogni nuovo anno rimesta i soliti, insepolti malumori. Più di Iva, Irpef, Imu. Più dell’Ici e del bollo auto è la contestatissima imposta sul possesso di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive quella che più mette d’accordo gli esacerbati contribuenti dello Stivale.

Il canone RAI, la tassa più odiata dagli Italiani. Lo aveva rivelato, nel 2011, un sondaggio Ifel, il Centro studio dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani). Allora alla domanda “Qual è secondo te la tassa più odiosa?”, il 45% degli 8mila intervistati aveva risposto indicando l’indigesto abbonamento RAI, seguito a ruota dall’inviso bollo auto (14,2%), dall’Iva (9,1%), dall’Irpef (7,5) ed infine dall’imposta sugli immobili, l’Ici (solo il 6,4%).

Primato confermato lo scorso mese di gennaio da un’altra indagine, quella condotta da Solo Affitti (franchising immobiliare specializzato nella locazione) tra centinaia di affiliati e clienti all’indomani delle politiche del 24-25 febbraio. Quale tributo vorresti eliminare con questa campagna elettorale? La risposta non ha certo risparmiato sorprese: il 60% dei cittadini preferirebbe abolire il Canone Rai, capace di spuntarla addirittura sull’avversatissima e quotatissima Imu (seconda con il 27,5% dei voti) e sulla Tares (ex tassa sui rifiuti, terza con il 12,5%).

Il Canone Rai: dalle origini e storia del canone alle polemiche, perchè non pagarlo

Ogni gennaio insieme agli immancabili spot RAI che invitano il povero telespettatore a rinnovare il Canone RAI (113,50 euro l’importo attuale, +1,50 euro rispetto all’anno scorso), rinnovandogli l’impegno a garantire un servizio pubblico degno di questo nome e curandosi di informarlo che l’importo va corrisposto tassativamente anche se ha riadattato il suo apparecchio tv ad acquario per i pesci o se lo ha riconvertito in cuccia per il cane o ghiacciaia per lo champagne con la raccomandazione di non “attardarsi” troppo, ritornano in auge i classici tormentoni: “è una tassa iniqua ed inutile il canone rai”, “un’imposta ricattatoria, illegittima ed anticostituzionale, che non bada alla reale fruizione o alla volontà di fruire di un servizio”. ”Fanno gli spiritosi con le nostre tasche!”, “Non guardo la Rai!

Queste le conclusioni più frequenti, in molti casi frutto di rimostranze non sempre legittime. Colpa di una disinformazione sempre più endemica e strumentalizzata, cui va aggiunta quell’ambiguità oggettiva che negli anni ha costretto Corte Costituzionale e Corte di Cassazione ad esprimersi con maggiore limpidezza sulla questione. A partire da una salutare puntualizzazione terminologica: il Canone RAI, indicato spesso frettolosamente (e quindi impropriamente) come “canone” televisivo, in realtà è un vero e proprio tributo statale, sostanzialmente riferito alla proprietà di un apparecchio preposto alla ricezione del segnale radio – televisivo.

La sua istituzione risale al 1938. Ne stabilisce la legittimità giuridica un’antica legge del defunto Vittorio Emanuele III, il Regio decreto del 21 febbraio 1938, n.246 che prevede il pagamento della tassa canone rai per il possesso di “apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni”.

Disposizioni che, riportate ai nostri giorni e traducendo radioaudizione con broadcasting, stanno a significare che non solo Radio e TV, ma anche PC, telefonini, tablet, smartphone ecc, persino le console di gioco subiscono gli effetti di questa legge qualora siano predisposti alla ricezione del segnale Rai.

In estrema sintesi, in ossequio alla normativa vigente, tutte le onde elettromagnetiche che viaggiano nello spazio aereo italiano (segnali radio e televisivi, nazionali ed esteri) sono di proprietà dello Stato, che li ha dati in gestione e concessione alla Rai, la quale, essendo la maggiore destinataria del balzello, si occupa della riscossione pagando allo Stato la suddetta tassa di concessione governativa.

Il Canone Rai è una tassa o un abbonamento: Beppe Grillo su canone

Ecco spiegato il motivo fondamentale per cui bisogna pagare il canone rai anche se non seguiamo i programmi della Rai o addirittura non li riceviamo, anche quando il televisore è rotto o adibito a scopi “altri” rispetto a quelli tradizionali. Il Canone Rai si riferisce al possesso dell’apparecchio ricevente (la tv), non all’espressa volontà del soggetto di usufruire del servizio offerto dalla RAI. L’altra grande ambiguità riguarda il termine “abbonamento”, a detta di alcuni il grande cavallo di Troia degli spot RAI: se di tassa si tratta allora poco da discutere: bisogna pagare. Se, invece, si tratta di abbonamento il discorso cambia: nessuno può obbligarci a pagare un servizio che non desideriamo o se proprio lo desideriamo, perché dovremmo pagarlo per intero e non in maniera proporzionale al consumo che ne facciamo?

Il Canone RAI è una tassa statale è obbligatorio pagarla e dai qui la polemiche anche in politica sul Canone Rai. La confusione in merito è tanta. E non si può certo dire che in questi anni il discorso politico abbia fatto granché per fugare le nubi e stemperare i toni, facendo spesso della lotta al canone rai la ricetta di un consenso popolare eccezionalmente facile ed immediato: vedi le reprimenda vecchie e nuove di Beppe Grillo e la memorabile uscita del Berlusconi del marzo 2008, che in campagna elettorale aveva promesso: la aboliremo! Allora l’IMU non era ancora al centro dei suoi pensieri.

Il 27% degli Italiani non lo paga il canone Rai. Un odio inveterato quello che lega Italiani e canone rai. La riprova è in quel 27% di Italiani che risolvono il problema non pagando , spesso animando piccole e grandi petizioni abrogative. Non è un caso, infatti, che il canone Rai sia tra le 7 tasse più evase del paese: è calcolato intorno al 1,5 Miliardi di euro il totale “evaso “ che non rientrerà nelle casse dello Stato.

Il Canone Rai e i perché di un odio antico ma sempre attuale. Tra i motivi dichiarati di questa evasione: la troppa pubblicità durante i programmi, la scarsa qualità del servizio pubblico, la sempre più evidente politicizzazione della RAI, il confronto sempre più avvilente tra tv italiana ed estera ecc.

Il Canone Rai per Davide Cecchinato, Segretario Generale di Adiconsum

Per saperne di più sugli obblighi relativi al Canone RAI abbiamo chiesto il parere del Dott. Davide Cecchinato, Segretario Generale di Adiconsum Verona.

Il problema del Canone Rai si è detto molte volte, è storico. Tutto risale ad una legge del defunto Vittorio Emanuele III (ancora vigente), che stabilisce che le onde elettromagnetiche che viaggiano nello spazio aereo italiano sono di proprietà dello stato (che le dà in concessione alla RAI, la quale paga una tassa di concessione che di fatto è pagata dai contribuenti attraverso il canone).

Ecco si tratta, a suo parere, di una tassa legittima? Secondo lei è giusto pagare il canone? (considerato ad es. che a pagare sono obbligati sono spesso anche utenti che non ricevono il segnale)

“Che sia una tassa legittima è fuori dubbio così come stabilito anche dalla Corte Costituzionale (Sentenza Corte Costituzionale n. 284 del 26/06/02 – Sentenza Corte di Cassazione del 03/08/93 n. 8549). Personalmente ritengo che l’imposta di cui trattasi debba però finanziare un servizio pubblico degno di questo nome”.

Se ci atteniamo ad una lettura puramente giuridica del testo di legge( RDL 246 del 1938) non dovrebbero esserci dubbi sul fatto che il canone sia una tassa, un tributo, come sottolineato a più riprese dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Cassazione, legato al possesso dell’apparecchio televisivo. Tuttavia gli spot RAI insistono sulla parola “abbonamento tv”. Questo atteggiamento “ambiguo” circa l’esatta natura del canone ha prodotto negli anni un clima di forte ambiguità. Se trattasi di servizio, posso scegliere di non pagare, ma se si tratta di una tassa (com’è nei fatti) il discorso cambia. Morale: il Canone RAI è oggi la tassa più odiata dagli italiani, che si sentono ricatti e costretti a subire un servizio che non garantisce in molti casi la qualità che si aspettano (troppa pubblicità, qualità mediocre…le critiche più frequenti). Come giudica questo malcontento?

“Purtroppo l’Italia è il Paese dell’ambiguità. Le cose a volte conviene chiamarle con un nome diverso da quello reale perché è funzionale ad un’ideologia spicciola volta a rincorrere il consenso. Far finta che una tassa sia un abbonamento, far pagare a tutti oneri impropri in bolletta per permettere gli incentivi alla green economy o finanziare ancora oggi con una quota delle accise sui carburanti la guerra di Etiopia del 1935, è funzionale ad una tradizione tutta nostrana di considerare i consumatori come sudditi anziché quali cittadini con pieni diritti. Da “abbonato Rai” mi ritrovo pienamente nelle sue parole. Pago il tributo perchè sono tenuto a farlo per legge. Vorrei però che i contenuti editoriali della televisione pubblica fossero meno commerciali e più culturali. E non vorrei essere costretto a fare “le ore piccole” per vedere programmi Rai di qualità”

A suo giudizio i tempi sono maturi per cambiare questa legge del 1938? Quali potrebbero essere, secondo lei, le soluzioni possibili?

“Secondo un sondaggio svolto su 8mila persone nel 2012 dall’Ifel, il Centro studio dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) il 45,5% degli italiani considera il canone Rai il balzello meno digeribile. L’abbonamento Rai, secondo questo studio, sarebbe addirittura tre volte più detestabile del bollo auto (indicato come tassa più odiosa dal 14,2% degli intervistati). Credo che dietro a questi dati non ci sia solo la rinomata avversione italica verso il fisco. Ma soprattutto l’incapacità del cittadino di capacitarsi – con ragione – dell’utilità di una tassa che non contraddistingue la tv pubblica da quella commerciale. Il Canone tv rappresenta la principale fonte di finanziamento del servizio pubblico nella maggior parte dei paesi europei. Ma deve trattarsi di vero servizio pubblico e non sperpero di denaro, come succede in Italia, per offrire programmi scadenti degni a volte della peggior tv commerciale.”

In collaborazione con Matteo Napoli

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto