Corinne Clery e Angelo Costabile: solo questione d’amore

Redazione Controcampus 8 Dicembre 2013

Angelo Costabile si dichiara innocente: da toy boy e vittima dell'amore perchè quello per Corinne Clery è vero amore.

Siamo tutti paladini dell’amore. O comunque, ci piace definirci così, pensarci tali. Lo scriviamo sui muri reali e virtuali. Ce lo tatuiamo. Lo raccontiamo. Lo dimostriamo, lo viviamo questo amore. Sempre pronti a dircelo per aforismi, massime, frasi trite e ritrite.

Pronti a replicare prassi consolidate, quasi come se l’amore richiedesse sempre un fare le stesse mosse, di giocare le stesse carte, di trarre ugualmente gli stessi dadi. “L’amore non ha età”…

Quante volte lo abbiamo sentito dire, o ancora quante volte siamo stati noi stessi a recitare questa frase, convinti della verità in essa contenuta? Spesso, anzi sempre. E tutti lo abbiamo sostenuto, senza esclusione di colpi e, per l’appunto, di età!

Ma é davvero così? L’amore, l’unico sentimento in grado di cambiare umori e colori, in grado di riempirci e prosciugarci, di cambiarci… davvero non non ha età? O meglio, siamo disposti davvero ad accettare che sia così? È solo un senso comune? È solo una frase bella e fatta che sta bene nei diari e sulle bacheche dei social network? Forse no, o forse sí. O forse dipende da chi tu sia e con chi tu stia!

Milf, gilf, cougar e soprattutto toy boy. Basta citare queste brevi, ma magiche parole ed ecco che improvvisamente l’amore smette di essere estemporaneo, e riprende a battere i tempi come un orologio. Ecco che, come per magia l’amore riacquista la sua età, si riappropria della sua anagrafica, e smette di essere “giusto”. Sì, perché sembra che l’amore, quello famoso, possa essere anche ingiusto! Ecco che l’amore tra un uomo e una donna, uniti “però” da uno scarto generazionale importante, smette di essere opportuno, o comunque, diventa improvvisamente altro da sè.

Qualcosa di opinabile, da giudicare, da additare storcendo il naso. Da pensare come quasi inammissibile.

Ma tutte queste coppie, questi uomini, queste donne che vivono l’amore così, davvero senza età, sono davvero tutte “out” e da “additare”? I fenomeni “da bar” esistono oggi ed esisteranno sempre. Il rimorchio, quello facile, piace e piacerà sempre. L’uomo giovane, inutile mentire, da sempre piace alle donne “over”, così come la ventenne sarà sempre la privilegiata d’eccellenza per un uomo maturo. Ma è sempre così, quell’unione, quell’incontro di anime e di “generazioni”, è sempre così scandalosamente inammissibile? Possiamo sempre arrogarci il diritto di maturare pregiudizi, gridare allo scandalo, e misurare e prendere le distanze? Ma poi da cosa? Dal sesso? Dalle scelte altrui? O forse solo dall’amore? Ci può mai spaventare così tanto l’amore degli altri? Eppure è lo stesso che proviamo e abbiamo provato anche noi negli anni, con la sola differenza che noi, ovviamente, abbiamo scelto diversamente. Abbiamo optato per qualcuno da noi ritenuto “normale”, ma solo perché appartenente alla nostra stessa generazione.

Corinne Clery per Angelo Costabile: “non sono un Tot Boy ma vittima dell’amore

Il toy boy in fondo chi è? Un uomo che si lascia catturare dai piaceri della vita? Dalla lussuria? Dal puro benessere fisico? Probabile, ipotesi possibile. Ma, in tal caso, non esisterebbero comunque, condanne o comunque nessun parere… è cercato. E se, invece, non fosse tutto come sembra, e soprattutto uguale a come da sempre é scritto? Se quel toy boy amasse? Se quel toy boy, a cui con facilità e un banale senso pratico abbiamo tolto un nome e assegnato un appellativo, avesse un’anima, oltre ad un bel corpo “speso” per il piacere? E se avesse anche un cuore? Be’, ci sono ottime probabilità che… lo userebbe. Perché sembra proprio che questi fantomatici toy boy davvero lo usino e forse, continueranno a farlo “funzionare” spesso questo cuore. Ma a noi non interessa.

É molto più facile pensare che i toy boy esistano sul serio e che si limitino a vivere ai margini della “decenza” e sul confine del pregiudizio.

Perché ci piace, perché è trendy, perché altrimenti non sarebbe divertente. E nel nostro non interrogarci oltre, nel rimanere attaccati alla sola soglia della porta, finiamo noi stessi per uccidere l’amore, quello stesso amore per cui ci siamo sempre impelagati in lotte difensive e offensive.

I paladini finiscono, così, per diventare dei meri burattini: della società, del giudizio e del pregiudizio e soprattutto della diversità.

Peggio se i fantomatici toy boy poi, appartengono al jet set, al mondo dello spettacolo o dei media. La copertina è immediata, come le aspre critiche che giungono repentine. E anche in questo caso, ahimè, poco cambia. Non ci si interroga più, non c’è tempo per andare oltre la nuova gossippara. Il godereccio o peggio, l’interesse venale diventano i nuovi testimonial di quel legame, non certo l’amore.

L’amore non è per il toy boy, per una cougar, per una milf. Loro non possono, o meglio, a parere del “pubblico”, non gli è concesso perché non é scritto nell’ordine delle cose.
Ma perché? Chi conduce in un aula e chi concede il diritto a giudicare, a pensare tutto ciò? Chi ci erge a giudici dell’amore e a decidere i luoghi, le opportunità o le età giuste e “deputate” all’amore?

Secondo Angelo Costabile, il presunto toy boy di Corinne Clery, nessuno. Proprio nessuno. E con rabbia, emozione e una vena di dolore nel cuore, racconta tutti i suoi perché in un’intervista senza peli sulla lingua.

Corinne Clery e Angelo Costabile: l’opinione pubblica sulla loro storia

“Io non mi considero un toy boy perché ho trentacinque anni, io mi considero, sono un uomo. Ho affrontato questa situazione normalmente. Sono passato sopra a tutto quello che dicevano ed è stato detto. Io sono un uomo. Non sono mai stato mantenuto da Corinne. Tutto ciò che abbiamo fatto insieme è stato fatto come si fa nelle normali coppie. Ognuno pagava sempre per sé: vacanze, cene, ecc. La macchina me la son comprata io. Eravamo una coppia normale come tante.”

Come pensi di poterti scrollare di dosso questo appellativo di toy boy? Lo vuoi per davvero?

“L’unico problema su questo è che effettivamente tutti ne hanno parlato di me in questi termini, ma nessuno mai mi ha interpellato, tranne qualche intervista sui giornali. In televisione ugualmente. Io non sono mai stato chiamato in causa per dire la mia. Questo é qualcosa che prima o poi farò. Anch’io avrò un giorno la possibilità di dire la mia. La gente dice, le malelingue, diceva che io stessi con lei per i più svariati motivi: soldi, visibilità. A me sta bene che si critichi a me non importa. Io credo nell’idea che nel bene o nel male… L’importante é che se ne parli. Questa è la cosa più importante. Non faccio il permaloso se qualcuno mi dice qualcosa di brutto ne oso essere felice se mi lusinga. C’è sempre una via di mezza. L’unica coppia di cui si è parlato su tutti i giornali nazionali. Non so se lei al contrario, ne esce bene però.”

Ma in fondo, ti sei mai sentito un toy boy dato che lei comunque ha sessantatré anni, al di la dei tuoi trentacinque?

“Assolutamente. Noi abbiamo fatto una vita di coppia normalissima. Noi abbiamo passato quasi tre anni insieme, due anni e mezzo felicissimi. Una storia così la auguro a tutti. Noi facevamo tante cose insieme, andavamo dappertutto, vacanze. Eravamo la coppia più felice del mondo, ma anche la più invidiata. Molto, molto, molto invidiata. Io mi aspettavo qualcosa di diverso. Quando ci siamo lasciati, le persone che facevano tutte le scene davanti, sono poi sparite successivamente quando io e Corinne ci siamo lasciati. Nessuna di queste mi ha mai chiamato per sapere come stessi io. Perché la prima volta che ci siamo lasciati, io ci sono stato molto, molto male e stavo malissimo. Tutti sapevano come stavo. Quando, invece, ci siamo lasciati adesso, credo che qualcuno abbia fatto festa per l’invidia che c’era. E neanche questa volta nessuno c’è stato a preoccuparsi di me tanto da chiedermi come stessi. Perché io ero solo una persona innamorata di Corinne e lo dico apertamente e lo porterò sempre nel mio cuore il ricordo di questo amore. Anche perché quello per me è stato il mio primo amore. Io non ero mai stato innamorato prima.”

2A prescindere da come le cose poi sono andate nel programma. Noi eravamo una coppia vera, che faceva normale vita di coppia. Poi ci sarà stato qualcosa… Qualcosa che ancora non riesco a capire. Io non so cosa sia successo. Passare da vita da mulino bianco a non sentirci più… Una cosa veramente triste.”

Trovi dispregiativo questo termine toy boy?

“Purtroppo è un appellativo che arriva non dall’Italia ma dagli Stati Uniti ed quello é il problema. Averlo tirato in Italia da lì. Però se è una “regola” internazionale… Ci sta! Non bisogna sentirsi offesi e, se qualcuno in futuro mi continuerà a dire che sono un toy boy, io penserò solo che qualcuno mi stia dando ancora del ragazzo. Anche quando avrò sessant’anni magari. L’importante é che io ne emerga sempre come una persona educata e che ha sempre rispettato le donne e ha sempre fatto le cose a modo. Poi mi possono chiamare come desiderano. Io sono stato innamorato di quella donna. Passeranno anche cinquant’anni ma la sostanza non cambierà mai. Perché questa è la verità dei fatti. Facessero e poi dicessero cosa gli pare.”

Cosa hai apprezzato di più della tua partecipazione al reality Pechino Espress?

“Quello che ha mandato in bestia Corinne è che io non rispettavo molto le regole del programma. Procedevo molto velocemente. Però se non avessi fatto quello, ci saremmo trovati in difficoltà. Saremmo rimasti indietro e non saremmo andati avanti. Ho dovuto un po’ forzare le regole per raggiungere l’obiettivo. Quando si fanno delle gare, bisogna darsi da fare ed essere competitivi. Io sono stato sempre uno sportivo e soprattutto un guerriero nello sport. Sono stato molto contento, invece, di come si é comportata lei nel fare la gara. A prescinder da quanto successo tra noi, anche lei ha affrontato il reality come una vera guerriera. Per me è stata una delle più belle esperienze che abbia avuto nella mia vita. Che rifarei di corsa! Anche domattina! Ho visto luoghi bellissimi, appreso di una cultura diversa, ho visto le diversità, ho percepito un mondo rimasto indietro e che sembrava la nostra Italia sessanta anni fa.”

Tu sei commerciante ma chiaramente la notizia del toy boy e la tua partecipazione al reality ti hanno dato altro tipo di visibilità sui giornali e in tv. Ma quale mondi senti ti appartenga di più: quello dell’uomo di spettacolo ex toy boy della diva, o quello di Angelo, il bel calabrese che fa un lavoro piuttosto “normale”?

“Io ho avuto diverse esperienze da attore prima di Corinne e prima di Pechino Espress. Ho partecipato come attore a “Il procuratore”, “La stella che non c’è”, “La meglio gioventù”, “Capitano 2”, “L’ultimo rigore 2″, ecc. Ne ho fatte di cose. Ovviamente nessuno ci faceva caso perché non ero famoso. Oggi invece ho una buona visibilità e questo mi fa piacere. Mi fa piacere avere avuto e avere una certa visibilità perché mi aiuta anche nel mio lavoro. Però mi considero il ragazzo che sono sempre stato. Un ragazzo normale e che fa le cose normali. Io, per esempio, la macchina ce l’avevo già prima e ce l’ho ancora. Non é che ha cambiato qualcosa; il fatto che io abbia oggi una bella casa non è certo perché c’è stato Pechino. È stato tutto fatto da me. Non ho chiesto nulla a nessuno. Non mi sono certo messo con Corinne per interesse. Anzi i primi tempi, quando ho conosciuto Corinne eravamo proprio riservati.”

“Vivevamo quasi nascosti. Non andavamo da nessuna parte. Tante é vero che il periodo che sono stato con Corinne io non ho mai lavorato. Nessuno può dire che sono stata con lei per avere fama. Stavo con lei perché l’amavo.”

Sceglieresti una relazione con una persona molto più giovane di te oggi o ti piace comunque la donna matura?

“È andata così. É stato un colpo di fulmine, quindi, io non posso dire 40, 50, 60 o 20. Mi ha colpito al tempo il suo fascino, il suo modo di fare, il suo stile: cose che le ventenni non hanno. La sua personalità e sensualità sono introvabili. Non é come fare l’amore con una ragazza di vent’anni. C’era rispetto, classe nella sua personalità. Non c’entra nulla come é andata la gara. Quello lascia il tempo che trova. Io parlo della vita privata, di coppia.”

Ti sento ancora molto turbato, piuttosto scosso da questa situazione, dalla fine di questa relazione… Sbaglio?

“Si, ci sono rimasto molto male. Adesso potrei dire qualsisi cattiveria ma non lo faccio. E non lo farò mai. Forse tra cinquant’anni direi la stessa cosa: è stata un’esperienza bella nel senso che c’è stato tanto amore e spero mi ricapiti qualcosa ancora così.”

Questa storia è passata da una relazione regolare, come tu dicevi, da casa del mulino bianco, al nulla. Ma oggi com’è la situazione?

“Noi siamo, a mio parere, in una situazione di stand by. Non ci siamo più semplicemente sentiti. Ma mai ci siamo mandati a quel paese.”

Ma hai mai provato a cercarla? O ti sei posto solo in uno stato di “attesa”?

“All’inizio si, quando ancora la situazione era particolarmente torbida. Da allora, da metà settembre, non ci siamo più sentiti. Dalla seconda puntata non ho più avuto sue notizie. Però nessuno ha mandato a quel paese l’altro. È come una luce spenta al momento…”

Quindi se lei ti chiamasse, tu saresti disposto a riparlarne?

“L’unica cosa sai cos’è? È che noi non abbiamo veramente litigato. Ci siamo solo presi una pausa. Non ci siamo più sentiti. Non l’ho più sentita: è ovvio che la pensi ancora. In modo molto naturale. Sarei un bastardo se dicessi il contrario. Ma non lo sono. Io non voglio pubblicità. Io sono sincero e dico ciò che penso e provo. E vado avanti così… Poi gli altri possono dire ciò che vogliono, anche quelli che mi hanno dato del pagliaccio, che dicano ciò che vogliono.”

“Arriverà un giorno in cui risponderò anche a loro. Con molta calma. Io al momento non ho una nuova donna. Sono solo. E neanche la cerco. Così come non ho cercato lei. Lei è arrivata.”

Qual è la tua idea dell’amore?

“L’amore è una bestia che invade il tuo corpo e la tua mente… e prende il controllo di te. Tu non hai più possibilità, perdi il controllo di te stesso. È qualcosa che ti invade e ti toglie il controllo della tua stessa persona. Invade soprattutto gli uomini e meno le donne. Nelle donne é più raro che la bestia si concretizzi. Quando tu sei innamorato, dai qualsisi cosa perché quella persona ti ami e non conosci più regole. Su quella barca, lì a Pechino, se non fossi stato innamorato, l’avrei buttata giù nell’acqua! Ma non l’ho fatto perché ero innamorato. Tanto meno l’ho solo pensato. Ma a colpa di quella bestia, tu zittisci anche. In quel caso io ho zittito anche perché mi interessava la gara. Poi il montaggio é stato fatto a favore “loro”. Però é andato avanti il programma e noi ci siamo presi in pagella un bel dieci! Questa è stata una soddisfazione.”

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto