Occupazione Laureati Università di Modena e Reggio Emilia

Redazione Controcampus 2 Luglio 2014

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - Occupazione laureati UnimoreGuadagnano in media 1.

060 euro; il livello di disoccupazione è contenuto entro 14,6%; in 2,8 mesi da quando si mettono ad iniziare la ricerca trovano lavoro e nel 78,6% dei casi di impiego considerano molto o abbastanza efficaci gli studi fatti, anche se solo il 29,5% riesce nell’immediato a conquistare un posto di lavoro stabile. Dati che collocano l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia al primo posto tra gli Atenei generalisti per il salario d’ingresso dei suoi laureati ed al secondo posto assoluto, dietro Verona, per quanto riguarda il minor tasso disoccupazione.

E’ questo l’identikit dei giovani laureati dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, scattato dopo il primo anno dal conseguimento del titolo dal Consorzio interuniversitario AlmaLaurea, che ogni anno puntualmente fotografa, per conto dei 64 atenei consorziati, la situazione occupazionale dei laureati italiani a uno, tre e cinque anni dalla conclusione degli studi.

E grazie a questi risultati tra gli atenei cosiddetti “generalisti” e con più di tremila laureati UNIMORE primeggia, sia per quanto riguarda il salario d’ingresso dei suoi laureati (1° assoluta), preceduta solamente da realtà fortemente specializzate o tematiche (Castellanza LUIC, Bolzano, Milano Vita-Salute San Rafaele, Roma Foro Italico, Torino Politecnico, Venezia IUAV, Insubria) che per minor tasso di disoccupati (2° assoluta) preceduta solamente da Verona tra i “generalisti” e da quelle specializzate o tecniche come – ancora – Bolzano, Roma Foro Italico, Milano Vita-Salute San Raffaele e Torino Politecnico.

L’indagine ha riguardato complessivamente 6.068 laureati dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia con un tasso di risposta dell’88%: 1.940 laureati triennali, 1.029 laureati magistrali biennali, 358 laureati magistrali di corsi a ciclo unico e 120 laureati in Scienze della Formazione primaria usciti nel 2012 e intervistati dopo un anno, ovvero nel 2013. E ancora sono stati intervistati i laureati triennali e specialisti biennali del 2010 e del 2008 sentiti già in precedenti indagini.

Il contesto nel quale devono essere letti questi dati relativi appunto al 2013 non è notoriamente favorevole per quanto riguarda l’occupazione giovanile. Anche nel 2013 il dato dei senza lavoro al di sotto dei 29 anni – afferma il Rettore prof. Angelo O. Andrisanoè sensibilmente peggiorato. A ciò si aggiunga, soprattutto per la parte modenese, la difficoltà di un territorio ancora alle prese nel 2013 con le conseguenze di alcune calamità naturali (terremoto, tromba d’aria) che ne condizionano tuttora la ripresa. In una situazione così complessa, anche dal punto di vista sociale, potere constatare che i nostri laureati hanno ancora buone prospettive di occupazione è un elemento di speranza ed anche una rassicurazione che le scelte, adottate in questi anni dai vertici dell’Ateneo riguardo all’offerta formativa, sono state appropriate e lungimiranti, perché hanno consentito di tenere elevata l’occupabilità dei laureati UNIMORE, costruendo percorsi formativi ritagliati su esigenze di professionalità di cui il territorio ha realmente bisogno. Questo non ci impedisce naturalmente di cercare di perseguire un miglioramento attraverso una più attenta ed efficace gestione dei tavoli di concertazione, istituiti dai corsi di laurea, per dialogare con gli interlocutori privilegiati dell’Ateneo, ovvero con gli stakeholders presenti nel territorio”.

Rispetto al contesto italiano, i laureati UNIMORE vantano livelli di disoccupazione inferiori dell’11,7% rispetto alla media nazionale (26,3%) e guadagnano 141,00 euro in più al mese: 919,00 euro la media percepita da un giovane laureato italiano durante il primo anno di lavoro.

Nel confronto con i dati AlmaLaurea, contenuti nel XV Rapporto (2013) condotto sui laureati del 2011, sempre a distanza di un anno dalla fine degli studi, per i laureati UNIMORE c’è stato sicuramente un peggioramento degli sbocchi lavorativi, che ha portato ad un aumento (+ 1,3%) del tasso di disoccupazione dal 13,3% (anno 2012) al 14,6%, ma una sostanziale tenuta della prima busta paga che si è assottigliata di – 6,00 euro mensili, passata in termini assoluti da 1.066,00 euro a 1.060,00 attuali.

Riguardo sempre a questi due parametri è ben peggiore l’evoluzione che si è avuta sul piano nazionale, poiché il tasso di disoccupazione è passato in Italia per i laureati dal 23,4% al 26,3% (+ 2,9%), e per quanto riguarda il guadagno i laureati si sono visti in busta paga in media 24,00 euro in meno, da 943,00 euro/mese (2012) a 919,00 euro/mese (2013).

Indagine Occupazione Laureati Università di Modena e Reggio Emilia

L’elevato il numero di risposte 87,6% dei laureati 2012 esalta l’attendibilità dei dati

L’indaginehariguardatocomplessivamente3.447 giovani, ovvero tutti i laureati del 2012 dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia intervistati dopo un anno dal conseguimento del titolo.

Il tasso di risposta è stato in generale dell’87,6% con punte dell’89,1% tra i laureati magistrali delle biennali.

E’ stata presa in considerazione nell’indagine l’intera popolazione dei laureati 2012, non semplicemente un campione e questo rende oltremodo attendibili e veritieri i risultati.

Laureati di primo livello

Peggiorano le loro prospettive occupazionali e in generale la loro condizione lavorativa è segnata da maggiore precarietà ma si guadagna qualcosa in più rispetto al passato

Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali di Modena e Reggio Emilia – sempre in base alla definizione Istat di forza lavoro (persone che dichiarano di svolgere una attività lavorativa retribuita) – è pari al 54,8%, un valore significativamente superiore alla media nazionale (43,5%) e anche a quello degli altri Atenei dell’Emilia Romagna (Bologna 45,2%, Ferrara 49,0% e Parma 45,6%). Molti di questi laureati, quasi la metà 48,0% (la media nazionale è del 55,0%) proseguono gli studi iscrivendosi alla laurea magistrale, in numerosi casi sforzandosi di conciliare studio e lavoro (14,0%).I disoccupati (def. Istat) sono il 17,3%, un dato decisamente più performante sia rispetto alla situazione nazionale (28,7%) che regionale (Bologna 22,3%, Ferrara 23,7% e Parma 24,1%). L’attesa per il primo lavoro dal momento in cui per il neolaureato UNIMORE avvia la ricerca è di 3,0 mesi.

Il lavoro stabile – contratti a tempo indeterminato e lavoro autonomo (lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) – coinvolge, a un anno dalla laurea, il 31,8% dei laureati occupati (la media nazionale è il 33,5%) ed i restanti occupati sono legati da forme di lavoro precario o determinato, ma esiste anche una quota non irrilevante (7,5%) di laureati senza contratto, che rivela come la crisi abbia concorso a destrutturare in maniera evidente il mercato del lavoro. Basti pensare che l’anno prima questa soglia di guardia si arrestava in ambito UNIMORE al 7,1% e che nazionalmente la quota di occupati senza contratto è oggi del 14,9% contro il 13,5% del 2012.

Il guadagno percepito è in media di 990,00 euro mensili netti, un valore che si colloca al di sopra (+ 149,00 euro) della media nazionale ferma a 841,00 euro/mese, ma evidenzia un pur lieve miglioramento rispetto ai 973,00 euro del 2012.

Accentuata la differenza di retribuzione per genere: se per gli uomini il salario medio mensile è di 1.097,00 euro per una donna è di 924,00 euro.

Laureati magistrali ciclo unico

(Medici, odontoiatri, farmacisti e CTF): ancora buoni guadagni rispetto ad altri tipi di laureati ma decisamente più contenuti e con condizioni di lavoro peggiorate

Il tasso di occupazione per questi laureati è decisamente elevato e arriva al 74,3% (56,0% a livello nazionale), in leggero progresso (+ 0,3%) rispetto al 2012, per l’inversione di tendenza rilevata in particolare per quanto riguarda le prospettive di medici e professionisti impegnati nel settore farmaceutico. Per chi lavora, il tempo trascorso dall’avvio della ricerca al reperimento del primo impiego è di 2,8 mesi.

Il mercato del lavoro per questo tipo di laureati si prospetta ancora positivo tanto che più di un terzo (35,8%) gode di una occupazione stabile (35,1%) la media nazionale) e coloro che lavorano senza contratto sono il 4,9% contro una diffusione nazionale del fenomeno che arriva al 13,5%. In generale, comunque, anche per queste professioni va affermandosi la tendenza ad una maggiore precarietà e instabilità delle condizioni di lavoro se si pensa che nel 2012 gli occupati UNIMORE magistrali a ciclo unico stabili erano ben il 46,1% e coloro che risultavano privi di contrato appena il 2,2%.

Soddisfacente, nonostante il deciso scivolone nella consistenza del guadagno medio mensile (- 114,00 euro) il livello retributivo pari a 1.129 euro/mese, con contenute differenze tra uomini e donne e più favorevoli alle seconde: 1.082 di media per i maschi e 1.155 per le femmine.

A livello nazionale la media guadagno mensile per questo tipo di laureati si ferma a 970,00 euro, ovvero 1.052,00 per gli uomini e 916,00 per le donne. In Emilia Romagna solo i laureati di Parma fanno meglio di modenesi-reggiani con 1.167,00 euro/mese di media ed un rapporto molto più squilibrato, più favorevole ai secondi, tra donne e uomini: 1.350 per i maschi e 1.105 per le femmine.

Laureati magistrali biennali

Per questo tipo di laureati, i più apprezzati dal mercato del lavoro, i dati UNIMORE evidenziano elevate prospettive occupazionali e ridotti tempi di attesa per trovare lavoro

Restano ancora elevate le possibilità di assorbimento nel mercato del lavoro per i laureati UNIMORE di secondo livello, che hanno completato dunque il ciclo formativo del 3+2. I laureati magistrali (biennali) del 2012 che, nell’anno successivo, erano occupati corrispondono all’80,8% (68,2% la media nazionale), anche se il dato evidenzia una flessione rispetto alla indagine dell’anno precedente (- 1,2%). Conferma delle buone opportunità riservate a questi giovani, che hanno maturato una solida preparazione professionale, viene anche dal raffronto dell’indice di disoccupazione (def. Istat) che è del 13,5%, ma più ancora dal tempo di attesa per il primo lavoro: dal momento di inizio della ricerca devono trascorrere poco più di 2,7 mesi.

I dati sulla disoccupazione dei laureati UNIMORE per questo tipo di lauree sono ancora più incoraggianti se raffrontati alla situazione nazionale e regionale: nazionalmente per questo tipo di laureati l’indice di disoccupazione è del 24,1%, mentre In Emilia Romagna i dati relativi agli altri Atenei indicano per Bologna 20,1%, per Ferrara 15,8% e per Parma 18,3%.

L’apprezzamento del mercato del lavoro per questi laureati, che per il 25,3% sono legati da un contratto di lavoro stabile (nazionalmente il dato è del 33,9%),è altresì attestato dal più contenuto numero di senza contratto, che corrisponde 5,1%, a fronte di un cospicuo uso di rapporti di lavoro regolati da contratti formativi (21,1%), una diffusione decisamente insolita rispetto al resto d’Italia (13,/%) e degli altri atenei emiliano-romagnoli: Bologna 15,6%, Ferrara 14,3% e Parma 17,1%.

Anche sul piano della soddisfazione economica l’impegno dei laureati magistrali UNIMORE è ripagato da un guadagno medio mensile di 1.151,00 euro (1.178,00 nel 2012), che significa oltre 161,00 euro in più rispetto a un collega che dispone solo della laurea di primo livello. Questa media, tuttavia, resta iniquamente differenziata a livello di genere tra laureati maschi (1.248,00 euro) e laureate femmine (1.153 euro), pur notando che tra il 2012 ed il 2013 si è ridotto il gap di genere: da – 155,00 euro/mese a – 95,00 euro/mese.

Più basso ed in regresso il reddito medio nazionale percepito dai colleghi con lo stesso livello formativo (1.013,00 euro/mese nel 2013 contro 1028,00 euro/mese nell’anno 2012), mentre in ambito regionale per quelli bolognesi è di 1.013,00 euro/mese, per quelli ferraresi di 1.107,00 euro/mese e per i parmensi di 1.036,00 euro/mese.

L’indagine che ci consegna AlmaLaurea – afferma il prof. Marco Sola, Delegato per Rettore per la Didattica – ci offre uno scenario di tenuta per quanto riguarda le prospettive occupazionali dei nostri laureati. Accanto ad un quadro in qualche modo più compromesso relativamente alla condizione di sempre maggiore precarietà di lavoro offerto ai giovani, segnalato non solo dall’aumento del ricorso a contratti atipici, ma anche dal preoccupante aumento di lavoro non disciplinato contrattualmente. I dati, da riferire comunque al difficile contesto socio-economico confermano a pieno il valore della laurea conseguita presso UNIMORE. Negli ultimi anni, la programmazione dell’offerta dei corsi di laurea e di laurea magistrale ha tenuto come punto di partenza la capacità occupazionale dei futuri laureati. Questi dati forniti da AlmaLaurea sono pertanto da leggersi come risultati di una programmazione seria e rigorosa che ha messo lo studente, le sue esigenze e le sue prospettive formative ed occupazionali al primo posto. Studiare a laurearsi a UNIMORE vuole dire avere più possibilità occupazionali rispetto alla media nazionale ed anche rispetto agli Atenei della regione. La crisi economica sta drammaticamente sortendo i suoi effetti negativi sulle opportunità occupazionali dei nostri giovani, ma affacciarsi al mercato del lavoro con un titolo ed una professionalità qualificati e, ancora di più, con una qualificazione superiore, ovvero con una laurea magistrale, resta sempre un ottimo biglietto da visita, anche in prospettiva. Questi dati se li incrociamo con quanto hanno fatto Paesi come la Francia o la Germania che, all’inizio della crisi, hanno raddoppiato i propri investimenti in ricerca ed in alta formazione, mentre l’Italia li ha diminuiti, ci fa comprendere come uno degli elementi per poter uscire dalla crisi consista proprio nell’investimento in ricerca, nell’Università e nell’alta formazione”.

Il confronto tra strutture accademiche Unimore

Facilitati nell’ingresso nel mondo del lavoro i laureati di Ingegneria, che vantano a livello di Reggio Emilia anche la media di retribuzioni più sostanziose, precedendo i laureati del Dipartimento di Scienze Comunicazione e dell’Economia e del Dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze (lauree in Fisioterapia e in Medicina e chirurgia)

  • Tasso di occupazione, è un dato che naturalmente sconta il fatto che un buon numero di laureati, specie quelli che hanno completato la triennale, proseguono gli studi: la migliore performance per quanto riguarda l’avviamento al lavoro è pertanto quella dei laureati di Medicina e Chirurgia (86,7%) e di ex-Facoltà di Scienze della Formazione (77,3%), che hanno corsi magistrali a ciclo unico, seguiti da quelli di ex-Scienze della Comunicazione e dell’Economia (76,4%) e dalle Ingegnerie di Reggio E. 74,6% e di Modena 73,,3%. Maggiori difficoltà per i laureati di Bioscienze e Biotecnologie che non vanno oltre il 50%.
  • Per contro il tasso di disoccupazione (depurato di quanti proseguono gli studi) più elevato affligge i laureati del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche materno-infantili e dell’adulto (lauree ostetricia e tecniche di radiologia) col 39,4% e del Dipartimento di Studi linguistici e culturali (ex-Lettere e Filosofia) col 25,3%, che dopo un anno dal conseguimento della laurea sono ancora a spasso. Contenuta, sempre a un anno dal conseguimento del titolo, la disoccupazione tra i laureati della ex Facoltà di Scienze della Formazione (3,1%), della ex Facoltà di Ingegneria di Modena col 4,7%, del Dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze (lauree in Fisioterapia e in Medicina e chirurgia) col 5,4% e della ex Facoltà di Ingegneria di Reggio Emilia col 6,0%
  • Tempi di attesa piuttosto lunghi per il lavoro per i laureati della ex Facoltà di Giurisprudenza (8,3 mesi), mentre sono decisamente ridotti per i laureati della ex Facoltà di Ingegneria di Reggio Emilia (1,4 mesi) e per i colleghi ingegneri di Modena (1,6 mesi).
  • Stabilità nel lavoro: per quanti sono occupati la maggiore stabilità nel lavoro è raggiunta dai laureati di Medicina e Chirurgia (54,3%), seguiti da quelli della ex Facoltà di Giurisprudenza (44,0%), da quelli di Scienze della Formazione (32,6%) e da quelli di Scienze della Comunicazione e dell’Economia(29,3%).
  • Guadagno mensile: i meglio retribuiti sono i laureati della ex Facoltà di Ingegneria di Reggio Emilia con 1.371,00 euro/mese, che precedono i coetanei del Dipartimento di Comunicazione e dell’Economia con 1.355,00 euro/mese e del Dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze (lauree in Fisioterapia e in Medicina e chirurgia) con 1.222,00. I più insoddisfatti sono certamente – e non senza motivo – i laureati della ex Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali che si fermano a 802,00 euro/mese.

Disaggregando ulteriormente i dati tra i generi, le differenze diventano profonde poiché si passa dagli appena 707,00 euro/mese che arrivano in tasca ad una giovane donna laureata del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche fino ad arrivare ai 1.813,00 euro/mese di un laureato maschio del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche materno-infantili e dell’adulto (lauree ostetricia e tecniche di radiologia) che arriva a percepire 1.813,00 euro/mese, precedendo i laureati maschi del Dipartimento di Comunicazione ed Economia che arrivano a 1.667,00 euro/mese.

Prospettive a medio-lungo termine

La disoccupazione si contrae fino al 2,7% nella prospettiva a 5 anni e migliorano i guadagni in maniera significativa già a partire dai 3 anni di lavoro ma la forbice tra indirizzo di laurea si allarga a vantaggio di medici e ingegneri

Relativamente al lavoro il tasso di disoccupazione di un laureato UNIMORE a 3 anni dalla laurea scende al 5,6%, con performance che si contraggono fino a scomparire per i laureati ex- Facoltà di Ingegneria di Reggio Emilia, dello 0,6% per i laureati della ex-Facoltà di Ingegneria di Modena e dello 0,8%1 per quelli della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Ancora senza lavoro. Invece, il 13% dei laureati ex-Facoltà di Giurisprudenza e l’11,6% dei laureati della ex- Facoltà di Lettere e Filosofia.

Nella prospettiva a 5 anni per i laureati UNIMORE la disoccupazione si contrae fino al 2,7% e oscillazioni per quanto riguarda i laureati delle 12 ex-Facoltà che variano dall’0% per Ingegneria di Reggio Emilia al 14,3% per quelli di Agraria, anche se in generale – tranne appunto qualche eccezione – i numeri sono davvero fisiologici..

Col passare degli anni il livello retributivo migliora decisamente tanto che a 3 anni dal titolo un laureato UNIMORE arriva a percepire in media 1.287,00 euro/mese e a 5 anni 1.397,00 euro/mese. Ma, anche in questo caso le sproporzioni sono notevoli poiché si passa da una media per i laureati a tre anni di 1.647,00 euro/mese di un laureato di Medicina e Chirurgia agli appena 915,00 di un laureato ex-Giurisprudenza, mentre a 5 anni i guadagni più elevati sono riconosciuti ai laureati di Ingegneria Reggio Emilia con 1.693,00 euro/mese e di Modena 1.691,00euro/mese.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto