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22 luglio 2014

Tracce del batterio della Brucellosi in uno scheletro scoperto da Uniss

Università degli Studi di Sassari – Identificato a Geridu, in Sardegna, il batterio della Brucellosi

Tracce del batterio della Brucellosi

Tracce del batterio della Brucellosi

L’Università di Sassari protagonista di una ricerca avanzata di bioarcheologia sul batterio della Brucellosi

In uno degli scheletri degli abitanti del villaggio medievale di Geridu, situato nel nord Sardegna tra Sassari e Sorso, sono state identificate tracce del batterio responsabile della Brucellosi, un’infezione che colpisce il bestiame e più raramente le persone.

La scoperta Uniss

La scoperta è stata  realizzata in un laboratorio inglese grazie ad una ricerca collettiva di un’equipe multidisciplinare di studiosi guidata dall’Università degli Studi di Sassari, ed è stata pubblicata in questi giorni su MBio, rivista della società statunitense di Microbiologia. Il gruppo di ricerca è composto, per l’Ateneo di Sassari, dal professor Marco Milanese del Dipartimento di Storia, Scienze dell’uomo e della formazione e dal professor Pasquale Bandiera del Dipartimento di Scienze biomediche. Hanno partecipato anche ricercatori britannici della Warwick Medical School, studiosi delle università italiane di Torino e Pisa, delle università di Oslo e Marsiglia.

A seguito della scoperta, il microrganismo Brucella melitensis è stato ribattezzato Geridu -1 e collegato a una specie identificata in Italia negli anni ’60, attraverso l’analisi del Dna tratto dal nodulo calcificato di uno dei cadaveri ritrovati nel sito. Secondo Marco Milanese, Ordinario di Archeologia medievale nell’Università di Sassari e Direttore degli scavi di Geridu, questo batterio non è la causa dell’abbandono del villaggio da parte dei suoi abitanti:

“E’ un batterio veicolato da ovini ed è naturale che in una società rurale e pastorale si siano verificati diversi casi di infezione– spiega Milanese- ma questa patologia non è il motivo per cui Geridu è stato abbandonato nei primi anni del 1400″.

Le ragioni dell’abbandono di questo grande villaggio, che attorno al 1300 contava circa 2000 abitanti, furono numerose, ma le più devastanti erano collegate al sistema feudale imposto con la conquista catalana a partire dal 1323, la conseguente forte pressione fiscale, le terribili pestilenze della metà del Trecento e le carestie.

Molti abitanti, ormai non più in grado di reggere il peso delle nuove tasse, si rifugiarono dentro le mura di Sassari, per scampare alle rappresaglie che il villaggio subì a scopo intimidatorio”, continua il professor Milanese, che commenta: “Questa scoperta è indicativa del forte cambiamento della ricerca archeologia, oggi rispetto al passato.  Un tempo gli archeologi e i siti davano il nome alle anfore, per esempio, o ad altri reperti, che per la prima vota erano stati trovati in uno scavo.Oggi l’archeologia (e il caso di Geridu è certamente se non il primo caso in Italia, uno dei primissimi) dà il nome a nuovi genomi, come Geridu -1, aprendo in qualche modo il campo della biologia storica, con questa ricerca avanzata di bioarcheologia”.


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