Operatore di canile e dog sitter: corso Unimi per carcerati di Bollate

Redazione Controcampus 25 Gennaio 2016

Jais’s Bond, corso di formazione per operatore di canile e dog sitter: il corso Unimi per i carcerati di Bollate.

Il progetto per operatore di canile e dog sitter nasce dalla volontà dell’Università degli Studi di Milano di creare strategie innovative di intervento sociale in ambito urbano, incentrate sulla relazione uomo-animale e finalizzate alla formazione professionale e al reinserimento lavorativo delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale presenti nella II Casa di reclusione di Milano – Carcere di Bollate nel settore degli animali domestici e delle produzioni animali.

Il convegno ha rappresentato un’occasione di confronto tra le parti attive nel progetto. Gli interventi di educazione assistita dal cane, oltre ad apportare i noti benefici della relazione uomo-animale, rappresentano il setting per l’attuazione di studi di zooantropologia, che contribuiscono alla ricerca scientifica attraverso la valutazione e lo studio del comportamento dei cani coinvolti e delle loro dinamiche comunicative con i detenuti, e per la formazione professionalizzante delle persone in stato di detenzione nel settore degli animali domestici. Durante i lavori, si è parlato del primo corso per operatore di canile e dog sitter, appena concluso, con il patrocinio del Comune di Milano, in collaborazione con gli istruttori cinofili dello CSEN-Centro Sportivo Educativo Nazionale, riconosciuto dal Coni, ed Ente Nazionale di promozione sociale con finalità assistenziali, riconosciute dal Ministero dell’Interno e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Gli 11 studenti del corso per operatore di canile e dog sitter, provenienti da alcuni reparti della sezione maschile del Carcere di Bollate, che hanno superato gli esami finali hanno ricevuto il diploma ed il tesserino tecnico CSEN e rappresentano i primi diplomati di questa categoria professionale in Italia.

Corso per operatore di canile e dog sitter per rieducazione e mercato del pet care

Sulla base dei dati resi noti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), alla data odierna nelle strutture penitenziarie del Comune di Milano risiedono 3.254 detenuti, che rappresentano circa il 35% della popolazione carceraria lombarda. Secondo una ricerca avviata a settembre 2012 presso la II Casa di Reclusione di Milano (Carcere di Bollate), su impulso del Sole 24 Ore e con la collaborazione del Ministero della Giustizia, da ricercatori dell’Università di Essex e dell’Einaudi Institute for Economics Finance (Mastrobuoni and Terlizzese, EIEF Working Paper 13/14 November 2014), l’accesso dei detenuti ad attività qualificanti, quali lo studio, la formazione professionale ed il lavoro, è in grado di ridurre significativamente la recidiva e, per questa via, la popolazione carceraria, con conseguenze importantissime in termini di risparmi, di miglioramento della sicurezza sociale e di riduzione del sovraffollamento carcerario. Lo stesso Ministro della Giustizia Andrea Orlando conferma l’importanza di queste attività “per l’attuazione del dettato costituzionale che assegna alla pena una funzione rieducativa e per orientare chi ha scontato la sua pena al reinserimento nel tessuto sociale ed economico-produttivo. I detenuti che in carcere non svolgono alcuna attività hanno nel momento del loro ritorno nella società un altissimo tasso di recidiva: la media scende invece drasticamente per chi ha seguito percorsi iniziati all’interno del carcere e proseguiti all’esterno in misura alternativa o nelle forme previste dall’art. 21 dell’Ordinamento penitenziario. I dati di esperienza dimostrano che l’effetto dell’inserimento sociale dei detenuti è dunque anche un fattore fondamentale per la sicurezza dei cittadini”.

Da qui, come gli stessi economisti Mastrobuono e Terlizzese sottolineano (Mastrobuoni and Terlizzese, EIEF Working Paper 13/14 November 2014), un’ulteriore conseguenza: investire su tali attività significa investire sulla crescita economica urbana, poiché a una maggiore sicurezza sociale corrisponde un clima più favorevole agli investimenti, sia italiani che esteri.

Per quanto concerne le attività di istruzione e lavoro, queste sono disciplinate dalla Legge 26 luglio 1975, n. 354, del 1975 agli articoli 19, 20 e 21, mentre le attività culturali, ricreative e sportive, tra cui rientrano anche gli interventi assistiti dal cane (pet therapy), trovano spazio nell’articolo 27, che al comma primo recita: “negli istituti di pena devono essere favorite e organizzate attività culturali, sportive e ricreative e ogni altra attività volta alla realizzazione della personalità dei detenuti e degli internati, anche nel quadro del trattamento rieducativo”. La difficoltà nel predisporre progetti educativi per i detenuti sta nel riuscire a motivare i destinatari del progetto alla partecipazione e al contempo sviluppare sbocchi professionali spendibili nel mercato. In questo senso l’animale, soprattutto una creatura altamente sociale come il cane, rappresenta un’ottima opportunità, sia per l’interesse che può suscitare sia perché costituisce una preziosa chiave d’accesso al settore economico del cosiddetto pet care, relativo ai prodotti e ai servizi per la cura degli animali domestici, che contempla figure professionali molto richieste nell’area milanese, come conseguenza del continuo aumento del numero di animali da compagnia e della crescente attenzione pubblica riservata agli animali nell’area cittadina.

Secondo il Documento di Programmazione e Coordinamento dei Servizi Sanitari e Sociosanitari (DPCS) elaborato dall’Azienda Sanitaria Locale di Milano, per l’anno 2015, nella città di Milano si contano 96.356 cani, contro 59.457 bambini nella fascia di età 0/5 anni (Istat 2014). Il mercato del pet care è in continua espansione sia in termini di fatturato che di volumi acquistati, dimostrandosi uno dei pochi settori merceologici in controtendenza in questi tempi di crisi dei consumi. L’Italia, in questo contesto, è il Paese con il maggior mercato in Europa (+1,3% in termini di fatturato rispetto al mercato europeo medio).

Secondo quanto risulta da un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano sui dati del registro delle imprese al quarto trimestre 2012 e 2011, la Lombardia è in testa a livello nazionale per numero di attività (13,3% del totale italiano), e un’impresa su tre ha base nella città di Milano. Questa città rappresenta quindi il luogo ideale per l’attuazione del presente progetto territoriale, per le reali possibilità concrete di futuro impiego che è in grado di offrire ai detenuti destinatari delle azioni previste, grazie alle risorse tangibili del territorio (tessuto produttivo locale, caratteristiche del mercato, caratteristiche della popolazione) che ne costituiscono i punti di forza. La statistica, inoltre, indica che i milanesi spendono per i loro animali 133 milioni all’anno, soprattutto in servizi quali asili diurni e pensioni, dog sitting, addestramento e corsi di formazione per operatori cinofili (D’Amico P., Corriere della Sera del 29 giugno 2010, pp. 10-11). In due ricerche effettuate dall’Università Statale su un campione nazionale complessivo di 3.000 proprietari di cani, e pubblicate su riviste scientifiche internazionali (Pirrone et al., Journal of Veterinary Behavior 2015; Pirrone et al., Dogbehavior 2015, in press), è emerso che a Milano il 45% dei proprietari utilizza abitualmente tali servizi.

Detto ciò, il settore lavorativo del pet care è ancora molto poco proposto all’interno delle carceri, nonostante esso si adatti bene alla realtà penitenziaria anche sul piano rieducativo. L’introduzione di questo settore lavorativo, infatti, si presenta vantaggiosa in quanto il pet care comprende attività e tipologie di lavoro che richiedono un’assunzione di responsabilità da parte della persona, per lo svilupparsi di un rapporto personale e di fiducia con gli animali e i loro proprietari.

Obiettivi psico-educativi favoriti dalla relazione con il cane e dall’interazione “guidata”, nell’ambito di una attività pratica mirata quale un corso professionalizzante, tra soggetti detenuti per diversa tipologia di reato:

  • 1) crescita personale attraverso l’incremento dell’autostima, dell’autoefficacia e dell’autonomia dei detenuti;
  • 2) miglioramento della qualità delle relazioni e della comunicazione interpersonale tra i detenuti e tra loro e le figure di riferimento nell’ambito del corso e del carcere;
  • 3) creazione di un gruppo di lavoro improntato sulla didattica del cooperative learning;
  • 4) formazione di figure professionali valide che ruotino intorno al mondo degli animali da compagnia.
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avatar Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro.Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte.Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. 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Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. 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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto