Ausiliari del traffico: chi sono, cosa fanno e come diventare ausiliario

Daniela Saraco 18 Giugno 2019

Ecco come fare gli ausiliari del traffico: chi sono i collaboratori dei vigili e della polizia municipale, cosa fanno, come diventare un ausiliario e quando si guadagna.

Partiamo dal capire in breve di cosa su occupa un ausiliario al traffico: quali sono le sue mansioni e responsabilità.

Deve monitorare l’avvenuto pagamento delle tariffe dovute per il parcheggio in area comunale. Deve controllare il corretto posizionamento della vettura all’interno degli appositi spazi. Può elevare una contravvenzione ad un cittadino che ha sostato l’auto  in luogo non idoneo al parcheggio. Ma non confondiamo.

Un ausiliario del traffico non è un agente di polizia e nemmeno fa parte del corpo dei vigili urbani, ma coadiuva il lavoro di questi ultimi. Collabora con gli agenti di Polizia Municipale assunti dal comune e spetta a questi ultimi gestire contravvenzioni e multe.

Queste figure professionali sono gestite con diverse forme contrattuali e modalità di assunzione. Spesso sono dipendenti comunali, direttamente assunti dal sindaco per operare all’interno del Comune. In altri casi sono dipendenti di aziende che si occupano della gestione dei parcheggi, per conto di un comune o di un altro ente pubblico o privato. Essere assunti come ausiliari del traffico comporta un diverso inquadramento contrattuale e la selezione avviene direttamente presso l’azienda titolare del servizio.

Per diventare ausiliario del traffico è sufficiente aver concluso la scuola dell’obbligo, essere in possesso di patente B ed essere iscritti nelle liste di collocamento. Non è necessario mostrare particolari abilità.

Chi sono gli ausiliari del traffico cosa fanno come lavoro e quanto guadagnano

Questa figura professionale è stata istituita per l’accertamento delle violazioni in materia di sosta su strade urbane e comunale ha ormai assunto una connotazione consolidata.

L’attribuzione delle funzioni di accertamento compete al sindaco che, con proprio decreto, individua nominativamente i soggetti atti ad espletarle. Il sindaco, tuttavia, non può definire i poteri di accertamento, fissati dalla legge, ne limitare l’ambito spaziale del loro effettivo esercizio.

Lo stipendio di un ausiliare del traffico dipende dal datore di lavoro, infatti a seconda che questo venga assunto dal Comune o da una società privata il suo compenso varierà.

Nel caso in cui ad assumere sia previsto un bando di concorso l’inquadramento degli ausiliari del traffico sarà la categoria B o C del CCNL Enti Locali. Di solito comunque questo mestiere rientra nella categoria B3 e quindi questo avrà uno stipendio annuo lordo pari a 19.063,93 euro.

Se invece l’ausiliare del traffico verrà assunto da una società privata per la gestione di aree di parcheggio o da un’azienda di trasporto a questo spetterà una retribuzione su base oraria con cifre lorde variabile.

Come diventare ausiliario del traffico: requisiti e come prepararsi

Ma quali sono i requisiti per fare l’ausiliare  del traffico? Sono necessari, requisiti morali indispensabili per garantire imparzialità e correttezza negli accertamenti. La legge prevede, infatti, che i soggetti che debbano occupare queste posizioni:

  • non abbiano:
    • carichi pendenti,
    • misure di prevenzione;
  • abbiano:
    • cittadinanza italiana,
    • maggiore età,
    • titolo di studio dell´obbligo.

Sono previsti, inoltre, dei corsi di formazione per ricoprire tale posizione. Non ci sono modalità standard nè durata massima. Ogni Comune determina i corsi in base alle situazioni locali. Spesso, la formazione è gestita da agenti di Polizia Municipale, altre volte da aziende predisposte alla formazione designate dal Sindaco.

I corsi per ausiliari del traffico si basano su materie specifiche legate alle violazioni accertabili, alla procedura di accertamento e sul Codice della strada.

© Riproduzione Riservata
avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto