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Disoccupazione giovanile: cause e soluzioni da istruzione e lavoro

Martina Sapio 24 Marzo 2021
M. S.
26/07/2021

Dai dati ISTAT sulla disoccupazione giovanile in Italia alle cause e soluzioni secondo i professionisti dell'istruzione, scuola e università e mondo del lavoro.

Per definizione il giovane disoccupato, è quella persona che entro una certa fascia d’età, cerca attivamente lavoro e non lo trova. L’Italia non detiene, già da tempo, un record positivo in questa categoria.

Nel 2018 i giovani disoccupati sfioravano picchi del 30%, un numero questo di gran lunga superiore alla media europea, e che veniva guardato con preoccupazione.

Secondo un sondaggio dell’ISTAT la disoccupazione giovanile in Italia si aggira oggi intorno al 40%. Un numero spaventoso, inquietante, che riflette la situazione di un paese già demograficamente anziano e che non riesce a inserire i giovani.

A spiegarci le cause della mancata occupazione da parte dei giovani diplomati, la Dottoressa Rossella De Luca, dirigente scolastica. Sarà invece il Professore Raimondo Pasquino già rettore a parlarci del problema in aderenza ai giovani laureati. Infine sulle cause della inoccupazione abbiamo sentito il Dottor. Raffaele Bonanni, già segretario generale della CISL.

Cause della disoccupazione giovanile dei diplomati: soluzioni dal mondo della scuola > DATI ISTAT

L’indagine ISTAT sui giovani occupati, restituisce dati più incoraggianti rispetto agli anni passati, ma ancora preoccupanti. Una dramma quello della disoccupazione giovanile che parte dai diplomati. Solo il 53,6% è il tasso di occupazione di coloro che hanno conseguito il diploma.

Ma quali potrebbero essere le cause di un tasso di occupazione dei diplomati cosi basso? Sul punto la dirigente scolastica Rossella De Luca.

“Credo che possa essere solo in parte vero questo giudizio, nel senso che la scuola sicuramente negli ultimi anni è cambiata tantissimo. Ha fatto notevoli passi in avanti per rendersi più adeguata ai tempi.”  – Premette la DGS –

Il problema forse è più da individuare in una difficoltà di orientamento. La stragrande maggioranza degli studenti predilige gli studi liceali mentre il mondo del lavoro è più alla ricerca di profili specializzati, tecnici e professionali. C’è quindi questo scollamento tra quelle che sono le richieste del mondo del lavoro è quella che è l’offerta della scuola.”

La scuola dovrebbe assumere un ruolo da responsabile in tal senso?

“Io credo che questo ruolo la scuola se lo assuma, il problema è qual è la risposta delle famiglie e degli studenti. Anche al termine di quelli che sono i consigli orientativi al termine della scuola secondaria di primo grado. Le famiglie tendono ad indirizzare i loro figli verso studi che magari non sono neanche tanto rispondenti a quelle che sono le caratteristiche e il profilo degli studenti. Quindi c’è un problema che penso sia culturale, ma anche sociale e quindi necessariamente economico.” – Fa sapere la professoressa De Luca -.

Tra le varie soluzioni proposte viene in mente l’alternanza scuola lavoro. Secondo lei  può essere questa una soluzione alla disoccupazione giovanile dei diplomati?

“L’alternanza scuola lavoro è stata accolta con molte rimostranze. Ma è fondamentale per acquisire delle competenze che sono funzionali all’ingresso nel mondo lavorativo. Per esempio la capacità di lavorare in gruppo, rispettare tempi e consegne, progettare un lavoro e portarlo a termine. Aveva una valenza in sé positiva, ma è ovvio che se dalla scuola viene accolta in maniera negativa è già nel fare che è implicita la risposta che si ha.”  – Sottolinea la professoressa e continua -.

È una buona soluzione, se rientra in un’ottica di sistema. Nei contesti in cui è stata progettata in rispondenza quello che era il profilo educativo culturale e professionale dei singoli indirizzi, i percorsi sono stati positivi. Negli istituti tecnici e professionali, dove la riforma è stata meno avversata, i risultati sono stati molto positivi e hanno portato ad un inserimento immediato nel mondo del lavoro, anche al Sud.” – Conclude la Dgs Rossella De Luca -.

Disoccupazione post università e giovani laureati disoccupati

Situazione diversa da scuola e diplomati è quella della disoccupazione giovanile dei laureati: secondo i dati Istat, si registra una percentuale di occupazione dei 30 34enni con una laurea universitaria al 78,9% contro l’87,7% dell’Ue. Percentuali più basse se scendiamo con l’età. E’ del 24,6% la quota di laureati 25-34enni nelle aree disciplinari scientifiche e tecnologiche.

Ma la causa della mancata occupazione dei laureandi è da attribuire a mancanze del sistema Università?  Sul punto chiarisce il più volte rettore Raimondo Pasquino.

“Dipende di quale lauree parliamo. Le lauree professionalizzanti e le lauree che danno una professione spendibile sul mercato non hanno questi problemi. Le lauree umanistiche potrebbero avere questo problema, ma la ragione non è tutta da una parte. Possiamo intendere che forse sarebbe più opportuno che alcune specificità siano riportate nell’ambito della esperienza lavorativa durante il percorso di studi, ma dipende sempre di quale lauree parliamo.” – Chiarisce il Professore Pasquino -.

Dunque principalmente, a restate inoccupati sono i laureati in Lettere Moderne, crede che per le lauree umanistiche l’università non prepari al mondo del lavoro?

“No, io credo che prepari, il problema sono le opportunità di lavoro. Già non ci sono molti laureati, il numero di laureati in Italia è molto più basso che negli altri paesi europei. Noi come paese dovremmo investire di più in quelle che sono le condizioni del lavoro, perché i nostri giovani possano farsi valere.”

Considerando che le lauree umanistiche sono tendenzialmente prive di sbocchi lavorativi significativi, le cause della disoccupazione giovanile tra laureati dipendono dal corso di laurea scelto?

“Lo studente deve seguire il corso di laurea che più gradisce e che lo stimola a prepararsi o studiare. Certo, se fa medicina o ingegneria c’è un mercato del lavoro più spinto, ma noi più che al lavoro dobbiamo pensare alla passione che ci mette lo studente a prepararsi. Poi che si debbano incrementare le opportunità di lavoro è giusto, ma non è per questo che il giovane non trova lavoro. Il giovane non trova lavoro quando pensa che lui prendendo la laurea ha raggiunto l’obiettivo.” – Sostiene il Professore Pasquino.- “La laurea è un momento di passaggio, e deve rappresentare l’aspirazione del giovane a fare quella formazione.”

“I problemi per questa questione non sono di natura tecnica, ma politica. Il fatto che abbiamo il 37% dei giovani disoccupati anche se laureati è dovuto al fatto che manca il lavoro e quindi dobbiamo incrementare le opportunità di lavoro, e questa è una scelta politica.”

Se le cause della disoccupazione giovanile non sono da addebitare all’Università, questa ha delle soluzioni per aumentare l’occupazione dei suoi laureati?

“La verità è che l’università italiana è capace di preparare il giovane in qualsiasi settore, e quando questo va all’estero si fa valere. Allora il problema è non soltanto quello di incrementare gli investimenti per creare nuove opportunità di lavoro. Ma quello di far capire al giovane che deve uscire dalla sua condizione di inerzia. Inerzia significa aspettarsi che una volta presa la laurea qualcuno ti venga a offrire un lavoro. ” Sottolinea e continua l’ex Magnifico Rettore –

“Il titolo di studio è uno strumento, è una formazione. Poi che il governo debba mettere più lavoro a disposizione certo. Però quando poi il lavoro si deve ridurre a fare l’insegnante di sostegno mi pare che sia mortificante per tutti. Servono anche giovani laureati che abbiano una formazione tale da entrare nel mondo del lavoro dalla porta principale, non dal sottoscala.” – Conclude il professore Raimondo Pasquino -.

Cause della disoccupazione giovanile e soluzioni dal mondo del lavoro

Nel nostro paese i giovani senza lavoro costituiscono il 37% della forza lavoro complessiva in quella fascia d’età. In Germania rispetto all’Italia la disoccupazione giovanile si attesta al 5.3%. Fanalino di coda la penisola iberica, con la Spagna al 40% ci supera di poco. Ma perchè siamo in questa situazione?

Quali sono le cause della mancata occupazione dei giovani e quali le responsabilità del mondo del lavoro e dei sindacati? Sul punto l’opinione del dottor Raffaele Bonanni.

“Come per tutti i fenomeni grandi ci sono più componenti. Senz’altro l’economia non va proprio bene. Poi c’è la componente meridionale. Perché in questo 37% il nord rileva poco, la disoccupazione giovanile è abbastanza frizionale, è al meridione che per la carenza di realtà produttive ci sono questi problemi. L’altra questione riguarda la rivoluzione digitale, non è un mistero che l’Italia è ad uno degli ultimi posti per  cultura digitale.” 

“(Questo) significa più cose, significa che lo stato non ha investito nel digitale, delle aziende che arrivano tardi al digitale, del sistema di apprendimento. Dalle primarie fino alle scuole superiori che non ha investito nel digitale. Oltre alla cultura molto carente, c’è anche sfasatura tra mondo del lavoro a scuola. A quel punto succede, e accade frequentemente, che si crei uno sbalzo notevole tra la richiesta di alcuni profili professionali e quelli disponibili.” – Fa sapere Bonanni -.

Se è la mancata cultura digitale, una delle principali cause della disoccupazione giovanile, soluzioni e cambiamenti in positivo possono essere dati dal miglioramento delle strutture digitali?

“Bisogna usare più tecniche, volte a favorire una maggiore occupazione che per i giovani passa attraverso una migliore preparazione digitale e l’esperienza in campo. È chiaro che i ragazzi sono più in grado degli altri di assumere questa cultura digitale, sono più pronti.”

Quindi sarebbe necessaria una formazione dei giovani?

“Certo, ma una formazione con un piano ben congeniato ed osservato a tutto campo. Tutta la scuola deve essere mobilitata con un programma. Bisogna iniziare, non alla rinfusa ma con un piano vero e proprio. Queste cose hanno bisogno di grandi investimenti, non si fanno solo con le chiacchiere.”

Quindi sta proponendo interventi strutturali?

“Interventi infrastrutturali, come la banda larga, sono sicuramente importanti. Ma poi anche le scuole, di ogni ordine e grado, devono avere attrezzature. Gli insegnanti devono essere addestrati, devono essere migliorate le attrezzature dei ragazzi, (per esempio con un bonus) per computer fissi o comunque su altre attrezzature digitali, o per la formazione digitale.”

E questo ridurrebbe la separazione che c’è al momento tra mondo della scuola, università e lavoro, e quindi poi di conseguenza sarebbe una soluzione alla disoccupazione giovanile dei diplomati e laureati?

“Ma certamente, per due ragioni almeno. La prima è che riallinea la domanda all’offerta, coincidenza che oggi manca. Dall’altra parte fa crescere la strutturazione necessaria al fine di farla diventare ordinaria. È questa potenza che deve reggere questo sforzo.” – Conclude Raffaele Bonanni -.

© Riproduzione Riservata
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Martina Sapio Studentessa di Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, scrivo per la sezione Attualità e vedo nel giornalismo il modo migliore di mettere in pratica le mie conoscenze. Ho sempre amato scrivere così come ho sempre amato informarmi sul mondo che mi circonda, sul suo modo di cambiare e di evolversi. Per questo ho deciso di iniziare ad esplorare questo mondo. Capire da quali meccanismi è mossa la nostra società. Mi interesso in particolar modo di politica e di tematiche economiche, sia di carattere nazionale che internazionale, di come queste costanti influenzino tutti noi. Nello scrivere cerco di essere quanto più diretta e chiara possibile: un lavoro di ricerca e di rifinitura che ha come obiettivo la sola, vera informazione. Leggi tutto