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18 Giugno 2019

Omicidio Regeni: sconcertante dichiarazione del ministro egiziano

Mohamed Saafan sul caso Omicidio Regeni
Mohamed Saafan sul caso Omicidio Regeni

Mohamed Saafan sul caso Omicidio Regeni

Ultime notizie sul caso Omicidio Regeni, sconcertante dichiarazione del ministro egiziano Mohamed Saafan durante una conferenza a Ginevra.

Mohamed Saafan, nel suo intervento alla Conferenza Internazionale sul lavoro, ridimensiona la gravità dell’omicidio di Giulio Regeni.

Il giovane ricercatore friulano perse la vita a Il Cairo dopo essere stato rapito e torturato. La sua ricerca riguardava un’indagine sul ruolo dei sindacati dopo la rivoluzione. Dopo tre anni di indagine si scopre un coinvolgimento dei servizi segreti governativi.

La modalità di uccisione e le successive scoperte sul coinvolgimento del governo egiziano hanno reso questo efferato delitto il propulsore per la ricerca della giustizia in tutta Italia. Non può esserci giustizia senza la costruzione reale dei fatti e senza il reale colpevole.

Il nostro governo, la popolazione italiana e la famiglia Regeni ha manifestato in questi anni la necessità di capire cosa fosse accaduto a quel ragazzo in Egitto. Manifestazioni, cortei, hashtag circolati sui vari social in favore della verità per Giulio Regeni, hanno fatto della vittima il simbolo della ricerca della giustizia.

Mohamed Saafan sul caso Omicidio Regeni: dichiarazioni durante la conferenza stampa

È un caso di criminalità comune, non legato ai sindacati. Poteva succedere a chiunque”.

È un omicidio come quello di egiziani in Italia o di chiunque altra persona di qualsiasi nazionalità in qualsiasi Paese. Deve essere trattato tramite la procura egiziana e quella italiana”.

Queste le sconvolgenti parole del ministro del lavoro Mohamed Saafan in relazione al brutale omicidio del giovane ricercatore. Un assassinio qualunque. Opinioni difficili da mandare giù soprattutto per chi crede nella giustizia. Chi ha seguito questa drammatica vicenda conosce la reale rilevanza politica e sociale che questa morte ha avuto e continua ad avere nel nostro Paese.

Ricordiamo che proprio in relazione all’omicidio Regeni lo scorso 3 maggio c’è stato un incontro tra il premier italiano Giuseppe Conte e il primo ministro egiziano Abdel Fattah al-Sisi. 

Anche la famiglia Regeni ha avuto contatti epistolari con il primo ministro egiziano per denunciare la poca collaborazione dell’Egitto nella ricostruzione degli eventi e nella ricerca dei responsabili della morte di Giulio. La concitazione dei genitori della vittima nasce dopo essere venuti a conoscenza del coinvolgimento dei servizi segreti egiziani nella morte del proprio figlio.

«Risulta difficile da credere che chi ha sequestrato, torturato, ucciso nostro figlio Giulio, chi ha mentito, gettato fango sulla sua persona, posto in essere innumerevoli depistaggi, organizzato l’uccisione di cinque innocenti ai quali è stata attribuita la responsabilità dell’omicidio di nostro figlio, tutte queste persone abbiano agito a Sua insaputa o contro la sua volontà. Non possiamo più accontentarci delle sue condoglianze né delle sue promesse mancate».

Il coinvolgimento dei servizi segreti governativi egiziani sul caso

Durante un briefing sulla sicurezza interna dell’Egitto viene confessato il coinvolgimento degli organi governativi nell’omicidio Regeni. E’ il 2017 e un ufficiale ai vertici della National Agency Security egiziana racconta del sequestro del giovane ricercatore italiano.

Caricammo il ragazzo in macchina e io stesso lo colpii più volte duramente al volto. Credevamo fosse una spia inglese”.

Uno dei componenti della reunion, rimasto ancora nell’anonimato, decide di raccontare ciò che ha udito alla Procura di Roma. Questa testimonianza ha gettato una nuova luce sulle indagini ripartendo dal giorno in cui non si ebbero più notizie di Giulio, il 25 gennaio 2016.

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