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21 Aprile 2020

App Coronavirus Immuni per il tracciamento: come funziona

App Coronavirus Immuni per il tracciamento
App Coronavirus Immuni per il tracciamento

App Coronavirus Immuni per il tracciamento

Su Android e iOS sarà possibile scaricare App Coronavirus Immuni: cos’è e come funziona con tracciamento GPS e Bluetooth Immuni e come scaricarla durante la Fase 2 dell’emergenza Covid-19.

L’avvento dell’applicazione e il suo lancio è stato annunciato da Domenico Arcuri qualche giorno fa.

Ancora tante le incertezze in merito alla privacy, intanto ci si chiede come funziona l’app Immuni per il tracciamento dei contagiati da Coronavirus con geolocalizzazione. Se ci sono rischi e ancora se è obbligatorio usare l’applicazione ufficiale del Covid.

Il Coronavirus, costringendo le istituzioni a dichiarare il lockdown, ormai da settimane, ha costretto gli italiani in casa. Tantissime le polemiche, ma i dati incoraggianti parlano chiaro sulla sua efficacia: rimanere a casa sembra l’unica soluzione per arginare i focolai e tenere a bada il trend del contagio.

Per tenere sotto controllo la situazione, è stata istituita una task force, presieduta da Vittorio Colao. Lo scopo del team è quello di attuare una strategia di controllo della situazione, fruibile a tutti e che garantisca in maniera sicura la privacy di ognuno. Il risultato del comitato è stato quello di elaborare un app, “Immuni”, che nella fase due del Coronavirus dovrebbe permettere di mantenere a bada la curva del contagio.

Ma come funziona l’app Coronavirus – Immuni? Come si scarica, ed è gratis? E quali sono le garanzie sulla privacy dell’utente rispetto al tracciamento? Ecco quello che c’è da sapere sul suo funzionamento e sicurezza  dell’applicazione per il contact tracing.

Come funziona Immuni, app Coronavirus per il tracciamento con GPS, che non è obbligatoria

Partiamo dal capire come funziona Immuni, l’app del Coronavirus, per il tracciamento. L’applicazione non sarà sicuramente obbligatoria, anche se, in qualche modo, sarà consigliata fortemente dalle istituzioni, pur rimanendo volontaria. In un primo momento, sarà usata solo in alcune regioni, per testarla, in seguito, presumibilmente a partire dal mese di maggio, sarà estesa a tutta l’Italia. Il meccanismo di funzionamento è molto semplice.

Ognuno, potrà scaricare l’app gratis dallo store digitale. Il funzionamento è semplice: basta inserire i propri dati, per farsi riconoscere. Nel momento in cui un utente diventa positivo (i server saranno aggiornati tempestivamente), potrà dare il consenso di diffondere la notizia (ovviamente, senza i suoi dati). In base a questo, il sistema dovrebbe generare un elenco di persone con cui l’utente ha avuto a che fare (grazie alla cronologia delle connessione delle app, che avvengono tramite Bluetooth), così da dar vita a tutti i protocolli del caso.

Inoltre, l’app Immuni per il Coronavirus sarà divisa, probabilmente, in due parti. Una è per il contact tracing, attiva con i Bluetooth. La seconda, invece, è una sorta di diario clinico. Qui, è possibile aggiornare il proprio stato di salute in ogni momento e le informazioni saranno prese in considerazione qualora la persona in questione sia positiva al Covid 19. Va fatta, però, una precisazione: l’applicazione, una volta in commercio, non sarà obbligatoria, ma volontaria. Tuttavia, nel momento in cui la si scarica e si accettano le condizioni, se non si rispettano le regole in caso di contatti con positivi, si andrà incontro a pesanti sanzioni.

Dove verrà utilizzata Immuni e quali pericoli ci sono per la privacy

L’app Immuni per il Coronavirus porta con sè, tra le altre, diverse preoccupazioni per i pericoli della privacy. Bisogna premettere che il garante per la privacy non si è ancora espresso in merito. Inoltre, l’applicazione deve ancora essere ben testata e il lancio riguarderà solo alcune regioni. Il commissario Domenico Arcuri, rispetto alla questione della privacy, ha assicurato la massima garanzia. «App Immuni rispetterà sicurezza e privacy. L’alternativa è la privazione della libertà». – così si è espresso in conferenza stampa. In realtà, già la scelta del Bluetooth rispetto al Gps conferma questo orientamento. A livello europeo, tutti i rappresentanti hanno riufiutato l’uso della geolocalizzazione. I BT, infatti, dovrebbe limitare il tracciamento all’interno di una cerchia ristretta di contatti, e sarebbero, perciò, anche più efficaci da utilizzare.

In ogni caso, il tracciamento sarà fatto con dati pseudonimizzati, a cui sarà associata l’identità, solo nel caso si riscontri una positività. La stessa identità non sarà visibile a tutti, ma solo agli enti predisposti, così da evitare danni alla privacy personale. Il punto cruciale della situazione riguarda l’ente a cui affidare tutta la mole di dati sensibili. Secondo le indiscrezioni, non sarà un privato, ma il server sarà messo in una struttura del Ministero dell’Interno o della Difesa.

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