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2 Aprile 2020

Avigan, il farmaco funziona sul Coronavirus: ecco quando

Avigan Coronavirus in Giappone
Avigan Coronavirus in Giappone

Avigan Coronavirus in Giappone

Il farmaco Avigan funziona sul Coronavirus, come è stato dimostrato in Giappone, ecco quando e come e perché.

Da quando si è sviluppata l’epidemia del Coronavirus, insieme ad essa si è sviluppato anche l’uso di diversi farmaci esistenti per contrastarne l’infezione. Tra questi vi è l’Avigan, impiegato per lo più in Giappone dove è partita la sperimentazione su di esso. Ma cos’è di preciso l’Avigan farmaco e probabile cura del Covid-19? Come funziona e quali sono le sue caratteristiche? In che modo tale medicinale può arginare i sintomi del Covid-19? E qual è il principio attivo, effetti collaterali e trattamento.

A tal proposito si potrebbe chiamare in causa anche un altro farmaco che presenta alcune similitudini con l’Avigan: ovvero il Tocilizumab. Lo scopo di entrambi, infatti, è quello di alleviare la sintomatologia derivante dall’agente patogeno virale.

Il farmaco giapponese, dunque, s’inserisce a pieno titolo nella serie di curativi, attualmente in fase sperimentale, anti Coronavirus. Andiamo però a fare ulteriore chiarezza sui vari aspetti che contraddistinguono il farmaco usato contro il Covid-19 in Giappone: principio attivo, effetti collaterali e trattamento.

Il farmaco Avigan usato contro il Coronavirus in Giappone: funziona solo in alcuni casi

Iniziamo col dire che si tratta di un farmaco antivirale diffusosi in Giappone e prodotto dalla Toyama Kagaku, una consociata giapponese della Fujifilm Holdings Corporation. Il noto gruppo fotografico, infatti, per tamponare la crisi causata dall’evoluzione digitale, ha deciso di investire poi nell’ambito sanitario. Il medicinale in questione, ha l’approvazione del Paese nipponico dal 2014 come cura per l’influenza. Tuttavia, la recente epidemia che ha interessato il globo lo ha portato alla ribalta come possibile elemento di contrasto ai sintomi del Covid-19.

E’ partita, così, la sperimentazione di questo farmaco atto ad alleviare gli effetti causati dall’infezione virale. Secondo le indicazioni degli addetti ai lavori, esso può essere usato solo nei casi di pazienti con febbre superiore ai 37,5 gradi da almeno quattro giorni (con mal di testa e polmonite). Il governo orientale, inoltre, ha sollecitato gli studi di ricerca ed analisi non solo sul farmaco contro il Covid-19, ma anche su altri sei antivirali dalle caratteristiche similari. In più, è stato consentito anche l’uso di tale cura per alcune strutture ospedaliere locali, sotto il monitoraggio attento del Ministero della Sanità. Ciò nonostante, non sono ancora emersi i risultati del trattamento dei pazienti positivi al Coronavirus con l’antivirale giapponese.

Ciò che è emerso con chiarezza è che il governo nipponico abbia avviato una fase 3 di sperimentazione per appurare efficacia e sicurezza del medicinale. Essendo, infatti, il protocollo clinico molto lungo, è necessario un periodo di almeno 14 giorni per il trattamento e dunque circa un mese per ottenere un riscontro utile.

Non è da prendere in esame, quindi, un uso preventivo del farmaco contro il Coronavirus, anche perchè il suo utilizzo potrebbe comportare effetti collaterali. Su tutti un incremento sostanziale dell’acido urico nel sangue.

La ricerca italiana sul Favipiravir per curare il Covid-19

Quando si parla di antivirali spesso si menziona anche il Favipiravir (nome commerciale Avigan), farmaco che possiede caratteristiche di contrasto a vari virus ad RNA. Tale medicinale, come l’AIFA (Agenzia Italiana del farmaco) ha tenuto a specificare, non è stato autorizzato nè in Europa nè negli Stati Uniti, ma solo ed unicamente in Giappone.

Attualmente, infatti, non esistono studi clinici volti a garantire la sicurezza e la reale efficacia di questo curativo per il Covid-19. Ciò che è emerso di recente è solo una pre-proof (una versione di prova precedente alla revisione degli esperti). In essa, l’uso del Favipiravir contro i sintomi causati dall’infezione virale in pazienti positivi da soli 7 giorni, ha mostrato una potenziale attività terapeutica. Tuttavia, mancano riscontri concreti sull’effettiva regressione del virus nel sangue e sull’evoluzione della malattia.

Gli autori degli studi effettuati sul suddetto farmaco, hanno specificato inoltre, che non trattandosi di studi clinici controllati, si potrebbero essere verificate delle anomalie di selezione nel reclutamento dei pazienti. Riepilogando, dunque, l’Avigan al momento non può essere considerato un elemento di contrasto reale (come lo è invece il Tocilizumab ad esempio) nei confronti del Coronavirus. Esso, al pari di altri antivirali, è da ritenersi dal punto di vista di un possibile impiego, ancora in fase embrionale.

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