Lockdown nazionale: chi vuole chiudere tutto e chi no

Aniello Ianniello 12 Novembre 2020

Possibile nuovo lockdown nazionale in tutto il paese: pareri favorevoli e contrari tra esperti, medici, virologi e politici, ecco chi vuole chiudere tutto e chi no.

Entro il prossimo fine settimana il governo Conte deciderà se dichiarare tutta l’Italia zona rossa. Lo scopo del lockdown totale in Italia consiste nel rallentare la diffusione del Coronavirus. Gli esponenti dell’esecutivo stanno lavorando per evitare questa misura restrittiva drastica che si ripercuoterebbe gravemente sull’economia dell’Italia. Silieri rassicura che i dati sono in miglioramento, e che i bollettini del giorno presentano meno criticità.

Ma molti virologi ed esponenti politici sottolineano che l’emergenza è tutt’altro che rallentata. Gli ultimi dati attuali affermano che si è vicini all’apice di questa seconda ondata di Covid-19. Purtroppo anche qualora i contagi dovessero diminuire, la situazione nei pronto soccorsi e nelle terapie intensive resta piuttosto delicata. La mancanza di investimenti e tagli alle spese della salute pubblica hanno ridotto il paese alla condizione attuale.

Ed ecco riemergere la dicotomia economia-salute. Quale dei due interessi bisogna far prevalere?

Chi vuole il lockdown nazionale e perché meglio chiudere tutto: chi sono i favorevoli alla chiusura

Un nuovo lockdown nazionale a Novembre. Questa potrebbe essere l’asso nella manica del governo per contrastare l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19. Una chiusura se la augurano virologi e medici, consapevoli delle situazioni degli ospedali. Contrari molti politici, senza distinzione di parte, che temono insanabili conseguenze economiche.

La fazione dei favorevoli al lockdown totale il 15 novembre è capitanata da medici, infermieri e maestrane medico-sanitarie che combattono in prima linea il virus. Queste categorie professionali sono allo stremo delle forze fisiche. Una chiusura generalizzata non gioverebbe solo alle migliaia di vite che evitano di contrarre il virus, ma gioverebbe anche coloro che sono già in assistenza, potendo usufruire di personale meno stressato e più attento alle cure..

Di questa idea è il virologo dell’Università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco che si dice favorevole a lockdown programmati, con cadenza periodica, che potrebbero aiutare il sistema a tirare il fiato. A invocare con insistenza la chiusura totale è il virologo/opinionista Roberto Burioni che afferma le chiusure come unico strumento per rallentare i contagi e svuotare i pronto soccorso. Da queste sue forti frasi anche il San Raffaele di Milano ha preso le distanze.

Chi non vuole chiudere tutto ma preferisce stretta regioni

Tra le fila dei contrari ad un lockdown nazionale emergono i politici. Non parliamo solo di esponenti dell’opposizione, ma anche di figure piuttosto influenti all’interno dei giochi parlamentari. Dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, a quello di Napoli, De Magistris, passando per il Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, I politici sono contrari a chiusure rigide per salvaguardare l’economia dei territori e non innescare una crisi sociale ancora più dura.

Ma cosa ne pensano gli Italiani? In un sondaggio condotto da Emg-Acqua per Adnkronos, il 37% degli italiani sarebbe favorevole al lockdown generale per tutta l’Italia. La percentuale sale al 59% se vengono prese in considerazione solo gli over55. Al contrario, 3 italiani su 5 sono favorevoli alla divisione dell’Italia in zone aventi regole e misure diverse in base al rischio.

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avatar Aniello Ianniello Ha 24 anni ed è neolaureato in Consulenza e Management Aziendale con il massimo dei voti. Ha passioni contrapposte, ma conciliabili: da una parte arde il fuoco verso i temi politici e l'economia, dall'altra parte è evidente un crescente interesse verso la musica e lo spettacolo. Ama definirsi un cittadino del mondo globalizzato e tecnologico, dove non esistono barriere culturali e sociali. Leggi tutto