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Disuguaglianze sociali in aumento a causa della pandemia da Covid

Martina Sapio 20 Gennaio 2021

Non solo contagi e morti, tra le conseguenze del Coronavirus, disuguaglianze sociali in aumento a causa della pandemia da Covid per mancata istruzione e socializzazione.

Il punto sulla questione dei professionisti: il professore e politico Raimondo Pasquino e della psicologa e psicoterapeuta Roberta Grassotti.

Sono in crescita a causa del Covid le diseguaglianze sociali in Italia. Il virus che ha colpito non solo il nostro paese, ma il mondo intero ha aggravato voragini già presenti. Forse anche più della malattia in sé, a causare disagi sono state le misure di contenimento.

L’isolamento forzato, la chiusura dei luoghi di ritrovo, l’atomizzazione delle relazioni hanno tutte contribuito ad aumentare oggi le diseguaglianze sociali, esempi comuni sono le differenze tra ricco e povero, tra chi ha cultura e chi no. Soprattutto per i più giovani. Intanto il rientro a scuola e il rientro all’università continua ad essere rimandato. Anche questo contribuisce all’aumento delle diversità culturali, nella doppia chiave di lettura della mancata istruzione e della mancata socializzazione.

Sempre più soggetti soffrono dell’allontanamento e della distanza. Conseguenze negative si hanno su tutte le fasce d’eta e sociali della società. I più giovani affrontano ormai una didattica online da più di un anno, con rientri tra i banchi spasmodici e temporanei. Per i più adulti il carico psicologico si appesantisce sotto numerose preoccupazioni, tra cui i gravami familiari e personali.

Ovviamente non è responsabile solo il Covid delle disuguaglianze sociali nel mondo e in particolare in Italia. Le fratture esistevano anche prima. Da sempre esistono le differenze sociali nel mondo. Le restrizioni, non hanno fatto altro che accentuare il divario tra i cittadini, marcando la cosiddetta diseguaglianza economica. Tra chi, con un reddito più alto, può permettersi un computer e una connessione sicura, e chi no. Tra giovani ed adulti, tra chi già prima della crisi soffriva nel campo della socializzazione e trovava conforto nei luoghi di ritrovo, ad esempio la scuola.

Vediamo allora qual è il punto sulla questione facendoci aiutare da due esponenti di spicco in materia, il professore Raimondo Pasquino, che di giovani e società ha un bagaglio di esperienza enorme. Docente, poi rettore e anche politico. La dottoressa Roberta Grassotti, da sempre impegnata nello studio delle problematiche psicologiche.

Disuguaglianze sociali in aumento, causa mancata istruzione e socializzazione per pandemia da Covid

Come già premesso, da sempre esistono differenziazioni tra giovani e non solo. Che siano diseguaglianze sociali economiche, di genere, geografiche o etniche, non sono una novità nella storia umana. E però mai, almeno nel periodo moderno, l’uomo si è trovato ad affrontare una emergenza sanitaria, dalle conseguenze devastanti sul piano economico, sociale e psicologico.

Ad oggi l’impatto è stato enorme. Possiamo parlare di un aumento delle disuguaglianze sociali per Coronavirus professore Raimondo Pasquino?

Il Covid ha determinato una crisi molto seria. Quella che nelle classi sociali più elevate non ha significato molto dal punto di vista strutturale. Cioè degli strumenti con cui poter fare la DAD, invece per le classi meno abbienti è diventato un danno. In primo luogo perché la DAD non è pari alla didattica in presenza. Questa più complessiva, dove non c’è solo il trasferimento delle nozioni dal docente allo studente, ma anche socializzazione degli studenti.

Poi continua il prof Pasquino: “C’è un comportamento colpevole di chi aveva il dovere di organizzare le strutture e gli strumenti adeguati. Anteponendo la c.d. salute, come se ci fosse una differenza tra salute e istruzione. Non si è fatto nulla per aiutare la scuola a rispondere adeguatamente alle difficoltà che ci sono e ci dovranno essere per una didattica in presenza.

Sulla stessa questione delle disuguaglianze sociali in aumento a causa della pandemia da Covid sentiamo anche la Psicologa Roberta Grassotti.

Il non potersi vedere, rispetto agli adulti, ha portato all’aumento i casi di depressione. Questo è legato al fatto che il socializzare contiene un po’ delle dinamiche interne. Legate alla persona nel senso che affiora maggiormente, con il dover star chiuso in casa, un disagio che è già preesistente. Magari nelle famiglie dove ci sono già delle difficoltà all’interno del nucleo familiare. Ritrovarsi in casa o in famiglia aumenta queste crisi. (crisi) Che a volte vengono non viste o tamponate dall’uscire dal poter vedere amici.

Poi continua la dottoressa Grassotti “Tra ragazzi è aumentato l’uso di chat e di social, di giochi fatti su internet in solitaria o in gruppo. Questo sicuramente porta e porterà conseguenze. Perché son cose che dal punto di vista psicologico si vedranno più nel lungo termine.

Cause diseguaglianze sociali, conseguenze e rimedi

In riferimento proprio a quest’ultimo aspetto psicologico della vicenda, è doveroso fare un approfondimento. Quale è stata e quale sarà la portata effettiva delle disuguaglianze da mancata socializzazione nel mondo delle relazioni interpersonali? E soprattutto, è possibile ipotizzare un rimedio a questo lento atrofizzarsi della socialità sotto il peso dell’isolamento?

Tutto questo sistema di restrizioni, per le quali la vita non è più quella di prima, non ha fatto altro che accelerare qualcosa che già esisteva prima. – Dice la dottoressa Roberta Grassotti.-

“Per quanto riguarda le conseguenze,  – coniutnua – (penso che) per un lungo periodo le persone continueranno a vivere quello che noi vivevamo con naturalezza. Cioè l’uscire lo stare a contatto con le persone, anche solo in un bar. Ma saranno molto più distanziate, anche nella voglia di socializzare e nella naturalezza del socializzare che prima c’era. Perché comunque, anche se le persone vivono la situazione in modo diverso, un aspetto che può accumunare tutti è il guardare l’altro se ha la mascherina, se è a distanza. Questo credo sia qualcosa che rimarrà nel futuro, ci vorrà tempo per non avere più questo condizionamento.” Fa sapere la psicologa.

E’ possibile porre un rimedio ad una tendenziale atomizzazione nella socialità e aumento delle disuguaglianze sociali a causa della pandemia da Covid?

Colpirà abbastanza, senza possibilità di porvi rimedio. Le persone vedono adesso il fatto di poter socializzare tramite social come l’unica possibilità – di socializzare -. E quindi non è che se ne limitano, anzi ne abusano. Quello sarebbe un buon canale per limitare il ritrovarsi da solo, però come tutte le cose ne va fatto un uso funzionale, non un abuso. È questo che poi crea il danno. Il pensiero che un domani le persone che già prima avevano difficoltà, e che per un lungo periodo sono state esposte al dover socializzare attraverso quel mezzo, possano continuare ad utilizzarlo in modo esclusivo.

Cosa non ha fatto scuola e università per evitare disuguaglianze sociali

La mancata istruzione dovuta alla ormai prolungata sostituzione della didattica in presenza con la DAD ha causato non pochi problemi. Lo stiamo vedendo con disuguaglianze sociali in aumento per Covid in Italia. In particolar modo, il Coronavirus ha accentuato fratture già esistenti per questioni di reddito e classe sociale.

Anche se accompagnato da alcune critiche, l’esecutivo ha deciso di riaprire secondo alcune modalità gli istituti scolastici. Ma cosa non è stato fatto e cosa potrebbe essere fatto in futuro, in ambito scolastico e universitario, per evitare il crescere di queste fratture? Sul punto le parole del Professor Raimondo Pasquino.

Ad organizzare la struttura che avrebbe dovuto rispondere a tutti i bisogni della pandemia è stata la Protezione Civile. Questa è una struttura nata sotto la spinta del terremoto, nelle condizioni dell’emergenza. Noi abbiamo affrontato la pandemia con la protezione civile. Ma (la Protezione Civile) non ne capisce niente di organizzare un sistema che risponda a bisogni complessi.” Sostiene il Professore.

Poi continua ex rettore Raimondo Pasquino spiegandoci i rimedi ridurre le disuguaglianze causate dalla pandemia da Covid.

Nelle scuole si potrebbe fare uno sforzo perché ci sia l’organizzazione. Se noi prendiamo l’esempio di quella scuola che non ha trovato il modo come comprare il termo-scanner per misurare la temperatura agli studenti, allora è chiaro che giustifichiamo tutto. La scuola dovrebbe dare dei servizi. E chi dice  che non si può fare e quindi che si deve chiudere la scuola, noi dovremmo escluderlo perché non è un buon educatore. A qualunque livello esso sia, da bidello a professore a preside. Lo stesso vale per università e quei settori importanti dell’istruzione.”

Per la scuola basterebbe dire che non è giustificato il professore che con la DAD non viene a fare lezione, e se ne sta beato nel suo paesello di origine. Io dico che se devo fare una DAD seria, se devo aiutare lo studente fuorisede, posso anche prevederla in alternativa. Ma che la didattica debba essere in presenza in tutti i gradi delle scuole e all’università non c’è proprio alcun dubbio. Chi amministra la cosa pubblica deve preoccuparsi non soltanto della salute. Ma anche dei beni primari, che per uno studente sono studiare, formarsi e prepararsi alla vita.” – Conclude l’ex magnifico rettore Raimondo Pasquino.-

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avatar Martina Sapio Studentessa di Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, scrivo per la sezione Attualità e vedo nel giornalismo il modo migliore di mettere in pratica le mie conoscenze. Ho sempre amato scrivere così come ho sempre amato informarmi sul mondo che mi circonda, sul suo modo di cambiare e di evolversi. Per questo ho deciso di iniziare ad esplorare questo mondo. Capire da quali meccanismi è mossa la nostra società. Mi interesso in particolar modo di politica e di tematiche economiche, sia di carattere nazionale che internazionale, di come queste costanti influenzino tutti noi. Nello scrivere cerco di essere quanto più diretta e chiara possibile: un lavoro di ricerca e di rifinitura che ha come obiettivo la sola, vera informazione. Leggi tutto