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Università e Covid: cosa è successo dopo la pandemia da Coronavirus

Martina Sapio 17 Febbraio 2021
M. S.
26/09/2021

La riflessione del professore Michele Meoli su Università e Covid oggi: cosa è successo ed è cambiato dopo la pandemia da Coronavirus, riaperture, iscritti e laureati.



Duramente colpiti da Covid 19 gli atenei in Italia, cosi come successo in maniera diversa ma altrettanto grave per la scuola.

Un pianeta, quello accademico, ricco di contraddizioni e di voci divergenti. Nonostante le voci di una possibile riapertura, sembra che tra le vicissitudini politiche e l’innalzamento del contagio, la questione abbia perso rilevanza. Ed eppure il mondo accademico accoglie numerosi studenti, con esigenze divergenti, ed ha affrontato non pochi problemi in quest’ultimo anno di crisi.

Quali sono stati gli effetti del coronavirus negli atenei Italiani? Qual è lo stato del mondo accademico, nel 2021, all’alba di un nuovo anno che sembra portare con sé la speranza di una rinascita nazionale? Queste sono le domande che tutti, studenti ed accademici, si pongono. E non sono di facile risoluzione.

Per fare chiarezza il punto di Michele Meoli, docente all’Unibg che esprime una attenta riflessione su Università e Covid: cosa è successo e quali sono state le conseguenza della pandemia.

Università e Covid: conseguenze su nuove iscrizioni, didattica, esami e offerta formativa degli atenei

L’Università cambia con il Covid, come è successo per la scuola. Prendiamo la didattica a distanza, per esempio. Ormai dall’inizio della pandemia le lezioni universitarie sono online per tutti, o quasi.

Stesso discorso va fatto per le nuove iscrizioni ai corsi universitari, che si temevano danneggiate dalla pandemia.

Ma cosa effettivamente è successo all’Università e il Covid quanto ha influito su nuove iscrizioni, corsi, didattica in presenza e online? Ci risponde il professore Michele Meoli.

Quando l’emergenza è iniziata, circa un anno fa, gli atenei furono molto preoccupati dall’impatto che la pandemia avrebbe avuto sulle iscrizioni. Ricordo che al tempo stavamo lavorando agli open day, e ricordo che giravano delle stime molto pessimistiche su quello che sarebbe stato l’impatto della pandemia. Si stimava in almeno di diecimila unità la perdita di iscrizioni.“- Fa sapere il Prof. Meoli e continua –

I dati ufficiali non sono ancora disponibili. Tuttavia, le comunicazioni diffuse dal ministero anche alla stampa dopo le iscrizioni di ottobre sono state di tutt’altro tenore. Pare che ci sia stato addirittura un recupero delle iscrizioni universitarie tanto da avere sia al nord che al sud un leggero incremento.

E per quanto riguarda la didattica? A livello tecnico, la didattica a distanza e gli esami online hanno migliorato o peggiorato l’offerta degli atenei e delle sue lezioni?

Anche in questo caso non mi risulta che siano stati fatti degli studi scientifici”. – Dichiara il professore Meoli – “Ma diversi atenei hanno diffuso i risultati di alcune indagini interne. L’esperienza, almeno a livello universitario, non è stata così difficile come nei livelli inferiori scolastici. Dove sono state fatte delle indagini rispetto alla percezione degli studenti, la gran parte delle risposte è stata positiva.” -Sostiene il Professore -.

E fa sapere: “L’esperienza di apprendimento è stata buona. Dove ci sono state delle problematiche, queste sono state collegate soprattutto ad esperienze contingenti. L’esperienza media è stata comunque individuata al momento come abbastanza soddisfacente.

Laureati durante la pandemia da Coronavirus: conseguenze

Continua la riflessione del professore Michele Meoli su Università e Covid, volgendo uno sguardo agli studenti gi iscritti e nuovi laureati e laureandi in corso di pandemia da Coronavirus.

Voci del mondo accademico hanno parlato di una Generazione Covid“. Un gruppo non ben cronologicamente definito di ragazzi, i cui titoli sarebbero virtualmente inferiori rispetto ai loro predecessori perchè conseguiti più facilmente. Ma si può davvero dire che esista questa generazione? E se sì, quali sono le conseguenze per questi studenti? 

“Indubbiamente c’è una Generazione Covid. Ma sul fatto che i loro titoli siano più facili o valgano di meno invece sono scettico. Mi sembra un’analisi discutibile. Anche su questo punto si vista non mi risultano indagini scientifiche che siano state in grado di individuare le differenze.” – Esordisce il Prof.Meoli e continua. –

“Le uniche esperienze dirette che conosco fanno riferimento ai test d’ingresso del mio Ateneo. Dove non sono stati rilevati dei risultati difformi in maniera macroscopica.” – Dichiara il docente e continua – “Ipotizziamo anche che la didattica a distanza abbia formato meno bene queste persone. Questo non vuol dire che queste persone siano rimaste ferme. Hanno vissuto una situazione talmente unica che le ha rese consapevoli in modo diverso del mondo nel quale vivono e cosa vuol dire imparare. La somma di questi effetti è qualcosa che non siamo ancora in grado di vedere. Ma dire che questa generazione è meno formata secondo me è un azzardo. Anzi nella mia percezione è sbagliato.”

Università e Covid oggi e cosa cambierà dopo la pandemia

Il Coronavirus ha tolto molto, ma, ha anche insegnato qualcosa, ad oggi le Università nonostante il Covid hanno ripreso, dando alla luce nuove idee, nuovi istituti e tecnologie.

L’opinione pubblica ha addirittura parlato di lezioni da ricordare per il futuro. Ci si chiede quindi: cosa è cambiato e cosa cambierà nell’Università dopo il Covid 19? 

Gli atenei sono già consapevoli che l’emergenza pandemica ha rappresentato una lezione dalla quale bisogna imparare molto”. – Dichiara il professore Michele Meoli – “È inevitabile pensare” per esempio, che le lezioni erogate a distanza sono facilmente registrabili. La possibilità di fruire anche in modalità asincrona delle lezioni è stata avvertita da molti come un valore aggiunto della didattica a distanza.” 

Poi prosegue, sullo stesso tema: “Ci sono anche molti casi di docenti che hanno iniziato a sfruttare” -la didattica a distanza- “arricchendola di esperienze di interazioni. Questi elementi sono stati fortemente graditi dagli studenti. In molti casi sono stati percepiti come migliorativi e sostitutivi di quell’esperienza di didattica in presenza, che ovviamente manca a tutti.”

E per il futuro, funziona l’idea di una didattica ibrida (contemporaneamente in presenza ed a distanza)? 

Ovviamente rappresenterà una sfida. Noi docenti ci stiamo rendendo conto che la nostra professione si sta trasformando. Quelle competenze che avevamo accumulato nel tempo della didattica in presenza sono ora sostituite. O complementate dalla nostra capacità di erogare attraverso gli strumenti tecnologici. E molti di noi hanno accettato la sfida.

La didattica ibrida secondo me è un livello ulteriore. Perché richiede una capacità di interagire con le persone presenti e con quelle a distanza. Si tratterà di accettare una fase di apprendimento sia da parte di chi insegna sia di chi riceve l’istruzione.” Conclude il prof Meoli approvando l’idea dell’ibridazione ed al tempo stesso sottolineandone le complessità.

© Riproduzione Riservata
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Martina Sapio Studentessa di Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, scrivo per la sezione Attualità e vedo nel giornalismo il modo migliore di mettere in pratica le mie conoscenze. Ho sempre amato scrivere così come ho sempre amato informarmi sul mondo che mi circonda, sul suo modo di cambiare e di evolversi. Per questo ho deciso di iniziare ad esplorare questo mondo. Capire da quali meccanismi è mossa la nostra società. Mi interesso in particolar modo di politica e di tematiche economiche, sia di carattere nazionale che internazionale, di come queste costanti influenzino tutti noi. Nello scrivere cerco di essere quanto più diretta e chiara possibile: un lavoro di ricerca e di rifinitura che ha come obiettivo la sola, vera informazione. Leggi tutto