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4 febbraio 2014

L’Università di Pisa ospita il festival della narrativa francese

Università di Pisa - Mingarelli


Università di PISA – Il Festival della narrativa francese fa tappa all’Università di Pisa

Università di Pisa - Mingarelli

Università di Pisa – Mingarelli

Giovedì 6 febbraio a Palazzo Matteucci incontro pubblico con lo scrittore Hubert Mingarelli per l’Università di Pisa

Il 6 febbraio, alle ore 17, nell’Aula magna di Palazzo Matteucci (in Piazza Torricelli 2), l’Università di Pisa, in collaborazione con il Pisa Book Festival, ospiterà per il secondo anno consecutivo una delle tappe del Festival de la Fiction Française, organizzato dall’Ambasciata di Francia su tutta la penisola.

L’ospite dell’Università di Pisa di quest’anno è Hubert Mingarelli, insignito del Premio Médicis nel 2003. Il pubblico potrà scoprire il romanzo “Un pasto in inverno”, pubblicato dalla casa editrice Nutrimenti di Roma. Oltre a Mingarelli all’incontro sarà presente anche la sua traduttrice, Federica Romanò e si parlerà di letteratura, di traduzione e di rapporto tra autore e traduttore. Il dibattito sarà coordinato da Antonietta Sanna e Barbara Sommovigo, docenti del Seminario di Francesistica del dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica.

Per l’incontro all’Università di Pisaè previsto anche un live tweetingsull’account @Unipisa. A raccontare l’evento in 140 caratteri ci saranno gli studenti della redazione Twitter dell’Ateneo.

“Un pasto in inverno” è un lungo racconto che mette in scena la sconcertante banalità del male. Tre soldati tedeschi in terra polacca, per sfuggire all’insopportabile ordine di fucilare i prigionieri, scelgono una missione fuori dal campo. Il loro compito è stanare qualche ebreo nascosto nei boschi coperti di neve. Loro malgrado i tre riescono nell’intento. Durante la preparazione di un magro e improvvisato pasto, a cui si aggiunge, come una sorta di muto e inquietante testimone, un viandante polacco, il prigioniero ebreo affamato e intirizzito dal freddo risveglia le coscienze. Che fare? Lasciarlo libero per salvarne almeno uno o farlo prigioniero per salvare solo se stessi? Sarà il male o la coscienza a indicare la via di uscita?


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