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27 aprile 2015

Riforma Elettorale 2015 e nuova legge Italicum, cos’è e come funziona

Riforma Elettorale Italicum

Riforma elettorale 2015, e nuova legge elettorale Italicum: ecco cos’è e come funziona secondo Alessandro Arienzo prof. di Storia delle Dottrine Politiche presso la Federico II di Napoli

Riforma Elettorale e Italicum

Riforma Elettorale e Italicum

Italicum è il nome della nuovissima riforma elettorale che molto probabilmente entrerà in vigore dal 1 luglio 2016 alla Camera dei deputati. Nonostante inizialmente sia stata accomunata alla riforma elettorale spagnola, si tratta di provvedimenti molto diversi tra loro.

Italicum è una riforma elettorale molto chiacchierata in quanto sancisce il cambio di funzionamento di un sistema che, almeno in teoria, riguarderebbe tutti i cittadini, dal momento che si vorrebbe dare loro la possibilità di decidere chi dev’essere al capo del governo.

Per comprendere se e perché c’è motivo di essere scettici dobbiamo innanzitutto capire come funziona questa riforma elettorale 2015 e cosa cambia rispetto al passato.

Con la riforma elettorale Italicum si vuole porre fine alle coalizioni e a cambiamenti dell’ultimo secondo in tale senso. Le elezioni dovrebbero svolgersi in modo da far vincere la lista che ha più voti e più seggi. Per ogni lista viene eletto un capolista, dato che rimane bloccato, in modo che il voto sia e resti effettivamente per quel nome. Con questo provvedimento si vorrebbe garantire maggiore trasparenza alle elezioni e dare modo ai cittadini di avere almeno la possibilità di esprimere una preferenza precisa su chi dev’essere al capo del governo.

Per quanto riguarda il funzionamento delle votazioni, la riforma elettorale promuove il sistema del doppio turno e del premio di maggioranza. Ciò significa che se al primo turno una lista supererà il 40% dei voti, si aggiudicherà 340 seggi (premio di maggioranza). Se, al contrario, nessuna lista raggiunge quel numero, si slitterà a un secondo turno tra i partiti che hanno ricevuto più voti e il vincitore finale avrà comunque 340 seggi.

Per quanto riguarda le soglie di sbarramento, la riforma elettorale prevede la possibilità di accesso alle liste solo i partiti che superano la soglia del 3%, al contrario del 12% stabilito in precedenza.

Presentata così, la riforma elettorale sembra essere stata pensata tutta per essere dalla parte dei votanti, insomma, dalla parte di tutti i cittadini. Ma siamo proprio sicuri che le cose stiano così?

Riforma elettorale 2015 e Italicum: Intervista al prof. Alessandro Arienzo

Alessandro Arienzo è professore associato di Storia delle Dottrine Politiche presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e ha gentilmente risposto alle nostre domande circa la riforma elettorale “Italicum”.

Alessandro Arienzo

Alessandro Arienzo

Ci spiega, in breve, cos’è la riforma elettorale Italicum e come funziona? Con Italicum si intende la proposta di riforma del sistema elettorale italiano, ossia una proposta di legge che norma le procedure per la elezione dei rappresentanti alla Camera dei Deputati. L’Italicum prevede innanzitutto una revisione dei collegi elettorali che passano dagli attuali 27 a 100. Questo non modifica il numero dei rappresentanti ma semplicemente rende più piccoli i bacini territoriali nei quali questi vengono eletti. L’Italicum prevede un meccanismo elettorale in due turni ed è fortemente maggioritario, ossia alla lista che raccoglie più voti è attribuito un premio di maggioranza

Se al primo turno la lista (non il partito) più votata supera il 40% dei voti, essa conquista 340 seggi su 630, quindi una forte maggioranza. Se nessun partito o lista dovesse raggiungere quota 40, si andrà al secondo turno tra i partiti più votati, chi vince conquista il ugualmente 340 seggi.

L’Italicum prevede quindi che nei singoli collegi le liste che raccolgono più voti eleggono automaticamente il capolista, anche se questo raccoglie meno voti di altri suoi colleghi di lista. Nei fatti, il capolista è designato dal partito e la sua elezione è sottratta al volere degli elettori e quindi poco meno di un terzo dei rappresentanti eletti può venir deciso dai partiti. Peraltro, ogni capolista può candidarsi fino a 10 collegi. Tutti gli altri rappresentanti sono eletti in base alle preferenze degli elettori in proporzione ai risultati delle singole liste. Questo sistema, infine, prevede una soglia di sbarramento del 3% sotto la quale i partiti non eleggono rappresentanti.

Riforma Elettorale 2015: questione necessità di una nuova legge elettorale

Cosa ne pensa della riforma elettorale 2015? Secondo lei è necessaria? 

“L’attuale sistema elettorale italiano non funziona e, come ha evidenziato la corte costituzionale, ha gravi limiti d’impianto. Una nuova legge elettorale è quindi necessaria. Tuttavia, l’attuale dibattito confonde due piani distinti: un piano “tecnico”, ossia connesso alla coerenza interna di un sistema elettorale, e un piano “politico”, che è preliminare a quello tecnico ed è legato agli obiettivi di una legge elettorale. La questione di fondo di una legge elettorale è se essa debba garantire innanzitutto la governabilità (quindi l’emergere di un governo quanto più forte e autonomo dalle forze politiche) oppure la rappresentanza, quindi di un sistema parlamentare che esprima al meglio l’articolazione politica del paese. Sono due modi differenti di pensare il funzionamento del sistema democratico oggi, il primo che accentua l’elemento “esecutivo”, il secondo che punta sulla massima rappresentanza parlamentare. Per rispondere alla sua domanda devo quindi chiarire la mia scelta di fondo tra queste due opzioni”.

“Personalmente, ritengo sia più importante garantire innanzitutto una piena rappresentazione dell’elettorato, quindi far sì che ci sia una maggioranza che governo. Sono invece molto preoccupato dal processo di “chiusura esecutiva”, in definitiva autoritaria, che stanno prendendo la gran parte delle democrazie. Peraltro, ribaltando pericolosamente i rapporti di forza tra Governo e Parlamento, a favore del primo. Assunto questo punto di vista, la mia risposta è no. Questa legge elettorale non mi piace”.

Quale potrebbe essere una valida alternativa alla riforma elettorale Italicum? 

“In aggiunta a quanto le ho detto prima, osservo che l’attuale dibattito sulla riforma elettorale e sull’Italicum è viziato dall’illusione che intervenendo sulla legge elettorale si possa rendere più efficiente il sistema politico nel suo complesso. Questo è un errore perché la legge elettorale da sola non è in grado di modificare il quadro politico complessivo: i partiti, grandi e piccoli, o i gruppi di interesse troveranno il modo di aggirarne o modificarne gli effetti. Né un sistema elettorale può risolvere il problema della scarsa qualità politica (spesso anche umana) della cosiddetta “classe politica”.

“Più grave, invece, è la logica che nasconde certi provvedimenti: si costruiscono ad arte attraverso meccanismi elettorali “maggioranze” (il famoso 40% di Renzi) che vengono poi usate per dire “la maggioranza dei cittadini è con me” così da legittimare qualsiasi scelta senza alcun confronto politico o consenso sociale.”

Elezioni e riforma elettorale 2015

Elezioni e riforma elettorale 2015

“Ritengo, che un sistema elettorale dovrebbe garantire innanzitutto la massima rappresentazione possibile delle parti politiche e sociali, quindi le esigenze di un governo sufficientemente saldo. Una ipotesi potrebbe essere una legge elettorale proporzionale ma con soglie di sbarramento più alte di quelle previste dall’Italicum – diciamo almeno il 5% – e con un premio di maggioranza al partito o alla coalizione di Governo che sia sufficiente a dare al Governo un solido appoggio parlamentare. Questo permetterebbe di non avere come in passato partiti troppo piccoli con potere di veto o coalizioni rabberciate per avere i numeri sufficienti per governare.”

Ambra Benvenuto


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