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8 giugno 2015

La Sindone, nuove novità e conferme dall’Università di Padova

La Sindone

Università degli Studi di Padova – Novità e conferme su La Sindone, incontro aperto al pubblico in Archivio Antico

La Sindone

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Analisi statistica, datazione meccanica, datazione opto-chimica, analisi del dna, analisi delle microparticelle aspirate, ipotesi elettrostatica di formazione dell’immagine, doppia superficialità dell’immagine, analisi colorimetrica: queste sono solo alcune delle indagini condotte su La Sindone.

Di tutte queste metodologie si darà conto domani martedì 9 giugno dalle ore 14.00 in Archivio Antico di Palazzo Bo in via VIII febbraio 2 a Padova durante il convegno scientifico aperto al pubblico dal titolo La Sindone: novità e conferme.

La giornata di approfondimento su la Sindone organizzata da Giulio Fanti dell’Università di Padova farà il punto sulle nuove acquisizioni scientifiche sul la Sindone e sui principali risultati derivanti dal progetto di ricerca di Ateneo “Analisi multidisciplinare applicata alla Sindone di Torino: studio dell’immagine corporea, di possibili inquinamenti ambientali e di microparticelle caratterizzanti il tessuto di lino” che ha visto la collaborazione delle Università di Bologna, Modena, Parma e Udine e Politecnico di Bari.

La Sindone: novità e conferme: giornata di approfondimento all’Unipd

«Per quanto riguarda la doppia immagine corporea impressa nella Reliquia più importante della Cristianità e più studiata a livello scientifico» dice Fanti «le analisi eseguite in collaborazione col prof. Francesco Lattarulo del Politecnico di Bari hanno dimostrato l’attuale impossibilità tecnico-scientifica a riprodurre tale immagine, ma l’ipotesi più attendibile è connessa ad una emissione di energia elettrica che ha prodotto il cosiddetto “effetto corona”.

A Padova sono state riprodotte immagini simil-sindoniche utilizzando un manichino in scala ½ assoggettato a tensioni di 300.000 volt. Per quanto riguarda la datazione della Sindone, studi statistici guidati dal prof. Marco Riani dell’università di Parma hanno dimostrato con metodi robusti che la datazione al carbonio 14 eseguita nel 1988 non è statisticamente attendibile. In collaborazione con i prof. Pietro Baraldi e Anna Tinti rispettivamente delle Univeristà di Modena e Bologna sono state eseguite analisi opto-chimiche che hanno datato la Sindone al 300 a.C. (analisi FT-IR con incertezza di ± quattro secoli) e al 200 a.C. (analisi FT-IR con incertezza di ± cinque secoli). A Padova» conclude Fanti «invece è stata appositamente costruita una macchina in grado di misurare le proprietà meccaniche di singole fibre di lino (più sottili di un capello umano) mediante prove cicliche di trazione. Dall’analisi comparata di 5 proprietà meccaniche è risultata una data del 400 d.C. con incertezza di ± quattro secoli). I risultati meccanici mediati con quello opto-chimici hanno prodotto una data della Reliquia del 33 a.C. (incertezza di ± quattro secoli). Il fatto che la datazione al carbonio 14 non sia scientificamente attendibile è anche dimostrato da un’analisi numismatica delle monete auree bizantine da cui deriva che l’incisore che coniò il volto di Cristo della moneta di Giustiniano II del 692 d.C. aveva appena sette probabilità su un miliardo di miliardi di ottenere quel risultato senza avere visto la Sindone».


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