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Kurdistan Iracheno: Uniud, prime tracce di occupazione umana

Redazione Controcampus 20 Gennaio 2016
R. C.
14/05/2024

Kurdistan Iracheno: scoperte le prime tracce di occupazione umana del territorio risalenti ad almeno 500 mila anni fa.

I risultati dell’ultima campagna di ricerche del “Progetto archeologico regionale Terra di Ninive” sulle origini del Kurdistan Iracheno.

Trovati anche indizi della presenza dell’uomo di Neanderthal, necropoli di popolazioni nomadi, testimonianze di villaggi del VII millennio a.C., tre miniere per l’estrazione e la lavorazione della selce e 300 siti archeologici

Progetto finanziato da Ministero degli Affari esteri, Regione FVG, Fondazione Crup e Studio Giorgiutti

Tracce delle prime occupazioni umane preistoriche del Kurdistan Iracheno, risalenti ad almeno mezzo milione di anni fa (Paleolitico inferiore), sono state scoperte dagli archeologi delle Università degli Studi di Udine e di Roma “La Sapienza” nella regione settentrionale dell’antica Mesopotamia. L’ultima campagna di ricerche ha portato anche al ritrovamento di reperti che testimoniano la presenza dell’uomo di Neanderthal e all’individuazione di vaste necropoli di comunità nomadi databili fra la tarda preistoria (circa 6.000 a.C.) e l’età del Bronzo (circa 1200 a.C.). Sono stati inoltre identificati i primi villaggi del 7000 a.C. (Neolitico ceramico), scoperte tre miniere per l’estrazione e la lavorazione della selce e individuati circa 300 siti archeologici datati fra il 7000 a.C. e il 1900 d.C. Dal 2012 l’ateneo friulano è impegnato in campagne di scavo annuali nel Kurdistan iracheno con il “Progetto archeologico regionale Terra di Ninive” (PARTeN), nell’ambito della Missione archeologica italiana in Assiria (MAIA) diretta da Daniele Morandi Bonacossi.

I partner del progetto di ricerca del Kurdistan iracheno

Il progetto PARTeN si svolge in partnership con le autorità locali. In particolare, gli archeologi del Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale dell’ateneo udinese collaborano con la Direzione delle Antichità di Dohuk, diretta dal dottor Hassan Ahmed Qasim, e con la Direzione generale delle Antichità del Kurdistan iracheno, guidata da Abubakr Osman Zaineddin. PARTeN è finanziato dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Direzione generale per la Cooperazione e lo sviluppo e Direzione generale per la promozione del sistema Paese), dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dall’Università di Udine, dalla Fondazione Crup e dallo Studio Giorgiutti e Associati. Il progetto è sostenuto inoltre dall’Ambasciata italiana a Baghdad e dal Consolato italiano a Erbil.

«Gli ultimi risultati conseguiti dal “Progetto Terra di Ninive” sono lusinghieri – afferma l’assessore regionale alla Cultura, Gianni Torrentie la Regione è orgogliosa di aver sostenuto il lavoro degli archeologi dell’ateneo friulano che dall’inizio della missione a oggi hanno individuato oltre 830 siti».

«Lo studio, la promozione e la difesa del patrimonio dell’umanità sta diventando sempre più centrale nel dibattito della comunità internazionale, non solo dal punto di vista della tutela, ma anche dal punto di vista dell’apertura di canali di dialogo e collaborazione», aggiunge Torrenti, precisando che il convinto sostegno dell’amministrazione regionale a PARTeN è sempre stato fondato sulla convinzione che la missione «oltre all’alto valore scientifico comporti anche altre ricadute importanti dal punto divista simbolico, della cooperazione e dello scambio culturale».

L’occupazione preistorica più antica nel Kurdistan Iracheno

La spedizione udinese dell’estate 2015, in collaborazione con le università di Milano e di Roma “La Sapienza”, ha concentrato le ricerche sull’occupazione del territorio durante il periodo preistorico che nella regione è compreso tra 1,8 milioni e 9 mila anni fa (dal Paleolitico inferiore al Neolitico). In particolare, spiega Cecilia Conati Barbaro de “La Sapienza”, «i più antichi strumenti di pietra ritrovati potrebbero risalire a circa mezzo milione di anni fa, se non a un periodo più antico». Si tratta di ciottoli che venivano dotati di margini taglienti mediante l’asportazione di schegge. Grazie anche a questi rinvenimenti di utensili di pietra di vario genere, dalle semplici schegge di lavorazione a manufatti veri e propri, come lame per falcetti e raschiatoi, gli archeologi hanno identificato grotte, ripari e aree di frequentazione delle popolazioni preistoriche. Sono stati anche rinvenuti strumenti di selce, carboni e resti di fauna conservati all’interno di strati protetti dal crollo della volta di una grotta, tracce della presenza dell’uomo di Neanderthal, che viveva nella regione intorno a 60 mila anni fa. Ritrovate anche tre miniere per l’estrazione e la lavorazione della selce utilizzata per produrre strumenti, una scoperta unica per lo studio dello sfruttamento delle risorse del territorio e della relazione uomo-ambiente nella Mesopotamia settentrionale.

Le necropoli megalitiche

Lungo i pendii della catena dei monti Zagros, che si estende dall’Iraq all’Iran per 1500 chilometri, sono state scoperte decine di vaste necropoli a tumulo, databili fra la tarda preistoria e la fine dell’età del Bronzo (6000-1200 a.C.). Queste tipologie di sepolture, caratterizzate dalla presenza di sepolture in tombe coperte da cumuli di pietre, sono probabilmente da attribuirsi a comunità di tipo pastorale e non erano finora mai state attestate nel nord della Mesopotamia. Gli archeologi dell’ateneo friulano hanno già provveduto a schedare le necropoli inserendole in un database georeferenziato (Gis). «Si tratta di una scoperta unica e di incredibile importanza perché – spiega Morandi Bonacossi – documenta un’occupazione della regione da parte di comunità di pastori transumanti nota per ora solo attraverso i testi cuneiformi, ma totalmente sconosciuta dal punto di vista archeologico. Ora sarà possibile studiare la presenza di popolazioni semi-nomadi e la loro integrazione con l’occupazione sedentaria basata su villaggi abitati da coltivatori di cereali».

I siti scoperti

Con i circa 300 siti archeologici individuati l’anno scorso sono complessivamente più di 830 i siti scoperti dalla missione dell’Università di Udine in quattro anni di ricerche nel Kurdistan iracheno. L’ultima campagna si è concentrata sulla ricognizione di insediamenti di epoca preistorica e protostorica risalenti al 7.000-4.000 a.C. Di particolare rilievo è il ritrovamento di una occupazione risalente al VII e VI millennio a.C. (Neolitico ceramico), costituita da una rete di piccoli villaggi che testimoniano le primissime fasi di sfruttamento produttivo del territorio. «Una scoperta fondamentale nello studio delle più antiche comunità agricole dell’Iraq del nord – sottolinea il direttore della missione, Morandi Bonacossi – colte nel momento in cui una stabile economia agricola stava prendendo piede». Le ricerche hanno anche approfondito l’occupazione della regione nell’epoca in cui essa era parte dell’impero persiano dei Sasanidi (224-651 d.C.) e, soprattutto, nella successiva età islamica (651-1900 d.C.). «Una serie di insediamenti fortificati situati in posizioni strategiche sulla sommità dei primi contrafforti dello Zagros – spiega Morandi Bonacossi –, e risalenti al periodo tardo islamico (1500-1900), ha permesso di ipotizzare un controllo del territorio molto più articolato di quanto si potesse supporre da parte degli Emirati curdi che dominavano la regione».

Il sistema di canalizzazione neo-assiro

È proseguita poi l’indagine dei canali assiri che costituisce una delle attività principali dell’Università di Udine nella regione. Lungo il sistema orientale di canali, esteso per oltre 200 chilometri, è stato effettuato un sondaggio di scavo. L’operazione ha consentito di ricostruire forma e portata di questi monumentali canali costruiti a cavallo fra VIII e VII sec. a.C. dal sovrano assiro Sennacherib per irrigare l’entroterra della capitale Ninive e portare l’acqua alla città. I dati raccolti serviranno anche ad elaborare un modello 3D digitale del sistema idraulico costruito dagli Assiri, che arricchirà il percorso espositivo del parco archeologico che l’Ateneo friulano sta preparando in collaborazione con l’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

Bilancio della campagna 2015

«Gli ultimi risultati conseguiti – evidenzia Morandi Bonacossi – arricchiscono le conoscenze del periodo preistorico e protostorico di un territorio divenuto di primissima importanza per la ricerca archeologica nel Vicino Oriente e ora minacciato dall’espansione del sedicente Stato islamico. L’antico paesaggio culturale studiato dagli archeologi dell’Ateneo udinese evidenzia come la regione disponga di un potenziale enorme per lo studio della nascita dei primi insediamenti e la loro successiva trasformazione in siti urbani».

Ricerche e sviluppi futuri

La missione dell’università friulana nel Kurdistan iracheno prevede l’avvio nel 2016 di due nuovi scavi archeologici nei siti di Asingrian e Tell Gomel. L’obiettivo è indagare in dettaglio l’occupazione e la cultura materiale dei periodi preistorici e storici più antichi. Grazie a queste ricerche sarà possibile restituire un quadro ancora più completo dell’occupazione della regione dell’Alto Tigri iracheno e delle dinamiche sociali, economiche e culturali che l’hanno caratterizzata.

Il nuovo scavo nel sito di Asingrian mira a studiare la nascita dell’urbanizzazione e l’interazione uomo-ambiente. Le prime indagini del 2015 hanno già individuato l’enorme potenziale archeologico della “Collina di ferro” (questo il significato del nome del sito in curdo) per la storia più antica della regione. Asingrian mostra considerevoli evidenze di insediamento risalenti al XIII-XI sec. a.C. (periodo medio-assiro) e soprattutto al periodo del VI-IV millennio a.C., con probabili tracce di occupazione risalenti anche ai millenni precedenti. L’arco cronologico attestato è quindi estesissimo e copre almeno 3000 anni di occupazione preistorica. E’ tuttavia soprattutto nel IV millennio a.C. che Asingrian emerge come sito chiave per le notevoli dimensioni raggiunte. Ciò fa pensare che l’insediamento potrebbe conservare informazioni chiave per studiare la nascita delle prime città e la complessità sociale ed economica nell’organizzazione delle comunità umane del territorio. Gli scavi saranno diretti da Marco Iamoni, ricercatore di archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente antico dell’ateneo friulano.

Il secondo nuovo scavo, quello di Tell Gomel, interessa uno dei siti più grandi identificati dalla missione udinese, sia per estensione (20 ettari) sia per spessore della sequenza insediativa (40 metri di deposito archeologico). Riguarderà le ricerche sull’antico impero assiro (IX-VII secolo a.C.) fino, a ritroso nel tempo, all’occupazione umana nel Calcolitico (5000-3000 a.C.), nell’età del Bronzo (3.000-1200 a.C.), del Ferro (1200-600 a.C.) e in età ellenistica (323-31 a.C.). Tell Gomel, infatti, si trova nella pianura dove, nel 331 a.C., Alessandro Magno sconfisse il re persiano Dario III, aprendosi così la strada per la conquista di Babilonia, Susa, Persepoli ed Ecbatana, capitali dell’impero della dinastia achemenide (550-331 a.C.). I risultati delle indagini preliminari hanno identificato importanti fasi di occupazione nelle età del Bronzo e del Ferro, seguite da un intenso insediamento durante il periodo ellenistico e partico (247 a.C.-224 d.C.). Si tratta di un sito guida per lo studio delle dinamiche insediative regionali e dei tratti marcanti la cultura materiale locale a cavallo fra III millennio a.C. e I millennio d.C. Lo scavo sarà volto a studiare e ricostruire le diverse fasi di vita del sito e a porre le basi per un’indagine approfondita dei livelli riguardanti l’età del Bronzo e del Ferro.

© Riproduzione Riservata
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Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. 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