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1 febbraio 2016

RoboFesta 2016 della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

RoboFesta

RoboFesta 2016: la grande sfida italiana degli automi costruiti in classe: a Pisa competizione tra 150 studenti per “Sumo” e “Formula1” in versione tecnologica.

RoboFesta

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Torna la RoboFesta organizzata da Ipsia “Fascetti” con Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore di Studi Universitari e Perfezionamento S.Anna di Pisa; conferenza della docente Arianna Menciassi: “Pronti per le sfide della chirurgia robotica, con i nostri simulatori possiamo far diventare più abili i chirurghi nell’utilizzo delle tecniche mininvasive”

La robotica educativa ha mosso i primi passi a Pisa e la città della Torre adesso ne celebra la “festa”, anzi la RoboFesta, grazie alla collaborazione tra Ipsia “Fescetti” – dove è stata ospitata – e l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, che partecipa con docenti e ricercatori per presentare le sfide della ricerca di frontiera e per ribadire l’importanza della collaborazione tra mondo universitario e scuole secondarie superiori, dedicando particolare attenzione – per l’edizione 2016 – agli utilizzi e agli orizzonti della chirurgia robotica. Grazie anche alla “RoboFesta” la diffusione di questa nuova forma didattica si è trasformata in un progetto finanziato dalla Regione Toscana che, attraverso la Scuola Superiore Sant’Anna e l’Università di Firenze, ha formato oltre 450 docenti  per diffondere “robotica educativa” e modalità innovative di fare didattica in 150 scuole toscane e la “RoboFesta” di Pisa ha rappresentato una sorta di “laboratorio”, addirittura dagli anni Novanta.

La parte più scientifica, affidata ad Arianna Menciassi, docente di bioingegneria alla Sant’Anna di Pisa, è stata affiancata dalle sfide di “sumo robotico”, ispirato alla disciplina giapponese in cui vince chi riesce a spingere fuori dal rettangolo di gara l’avversario, e di “line follower”, sul modello delle corse (in piccolo) di Formula1. Si sono messi a confronto automi costruiti dagli studenti, durante le lezioni di robotica educativa e, a conferma di quanto la disciplina sia ormai diffusa nelle scuole italiane, si sono iscritte 32 squadre in rappresentanza di 15 istituti superiori soprattutto toscani e con un coinvolgimento di oltre 120 studenti.

Il punto del prof Luciano Bartalini sulla RoboFesta 2016 della Scuola Sant’Anna di Pisa

“L’interesse verso le sfide della RoboFesta – commenta Luciano Bartalini, docente del ‘Fascetti’ impegnato nell’organizzazione – è in continuo aumento. Siamo stati costretti a chiudere le iscrizioni, per motivi organizzativi e logistici, perché le richieste di partecipazione erano superiori rispetto a quelle che abbiamo accolto. Addirittura, nei mesi scorsi, abbiamo ospitato scolaresche di altri istituti che ci hanno richiesto lezioni ‘preparative’ per la costruzione dei robot con cui partecipare alle gare”. 

Ogni edizione della Robofesta è caratterizzata dalla presenza di docenti e ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna. Per questa edizione è intervenuta Arianna Menciassi, accompagnata dai ricercatori Margherita Mencattelli e Giacomo Santerini, annunciata dal robot Nao,  ‘valletto’ in linea con lo spirito innovativo della manifestazione, che ha presentato alcuni utilizzi della tecnologia e della robotica in chirurgia, per la laparoscopia, ovvero la possibilità di raggiungere organi e parti interve, su cui intervenire, mediante una minima invasività. Arianna Menciassi ha mostrato e fatto utilizzare agli studenti un simulatore di chirurgia lparoscopica “che dimostra – ha detto – quanto sia difficile fare operazioni, anche una semplice sutura, usando strumenti di forma ‘allungata’, intervenendo in remoto e con una visuale ridotta. Alla ‘RoboFesta’ mostriamo un simulatore trasparente, ma il corpo umano non lo è e quindi – anche per scarsa visuale – tutto risulta più complicato”. Da qui l’importanza delle nuove tecnologie e anche della robotica in sala operatoria. “Simulatori come quiesti – ha aggiunto   Arianna Menciassi – li utilizziamo per fare ‘training’ sui chirurghi e per farli ‘esercitare’ a intervenire su di noi e per dimostrare, tanto ai chirurghi quanto ai ricercatori, l’importanza dell’approccio robotico”.


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