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7 aprile 2006

Gli Italiani e l’inglese: una lunga storia d’amore

Sondaggi recenti dimostrano che gli Italiani, conosciuti in tutto il mondo per l’abilità nella cucina e nell’arte amatoria, non sono certo granSondaggi recenti dimostrano che gli Italiani, conosciuti in tutto il mondo per l’abilità nella cucina e nell’arte amatoria, non sono certo grandi conoscitori delle lingue straniere, inglese in testa.

Orde di insegnanti di inglese, dai maestri elementari ai professori universitari, storceranno il naso nel sentirlo, pensando alle ore passate in cattedra cercando di inculcare a svogliati studenti l’amore per la lingua di Shakespeare e dei Beatles.

Quello che però è ormai evidente a tutti è l’abbondanza di parole prese in prestito dalla lingua d’oltre manica usate ormai comunemente nella lingua italiana d’ogni giorno.

Tutti sanno cos’è un goal e ormai quasi nessuno preferisce usare un sinonimo italiano della parola sport. E che dire dell’espressione Ok, usata praticamente in ogni Paese del mondo?

Sta di fatto però che molti termini di uso comune prestati all’ italiano dai cugini Inglesi sono spesso usati in maniera scorretta o in accezioni completamente diverse da quelle che hanno nella loro lingua madre.

Metre gli Italiani amanti dell’attività sportiva fanno footing, in Gran Bretagna preferiscono fare jogging. Se i nostri connazionali vacanzieri se ne vanno in giro per il mondo con comodi e colorati trolley, cioè i carrelli della spesa dei supermercati Inglesi, quelli anglosassoni usano valigie con le rotelle del tutto simili alle nostre che chiamano però carry-on.

Anche per quanto riguarda l’abbigliamento c’è confusione un po’ dovunque nello Stivale. Entrare in un negozio Londinese e chiedere di acquistare uno smoking potrebbe creare qualche perplessità nel commesso, sarebbe meglio chiedere di provare un elegante tuxedo. L’abito maschile da cerimonia che noi chiamiamo tight (parola che significa aderente) dovrebbe essere chiamato morning suit per farsi capire nel Regno Unito. Potrebbe causare addirittura stupore chiedere di vedere un body in un negozio d’intimo di Manchester, sempre se non state cercando il corpo di qualcuno in un obitorio! La parola slip non è un sinonimo di mutandine, ma è un verbo che significare scivolare.

Quello che noi chiamiamo erroneamente flipper è il pinball britannico (flipper vuol dire pinna, come quella del delfino del famoso telefilm!), mentre scotch, inteso come nastro adesivo andrebbe tradotto con il termine sellotape. Va comunque bene se si si vuole ordinare un bicchiere di whisky! Lo Scotch Tape è un marchio registrato – deriva da un nome?????
Il ticket è un biglietto dell’ autobus non la tassa sui medicinali o sulle prescrizioni mediche. Anche l’accezione nostrana della parola tilt è completamente fuorviante e non si avvicina minimamente al significato originario di tenda, copertura. La sosta ai box non è altro che il pit stop, il box auto è il garage, il box per bambini è il playpen, il box doccia lo shower cubicle.

Insomma la nostra lingua è piena di questi piccoli “errori” che hanno stravolto completamente il vero significato di alcune parole british. Consoliamoci! Che gli italiani fossero un popolo “fantasioso” era chiaro a tutti da molto, molto tempo!

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