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17 giugno 2006

Le storie per capire chi siamo: le funzioni mediatiche

Se attivate le orecchie durante un talk show cui sia invitato un sociologo (perché, purtroppo, tendono a spegnersi come il resto dei sensi), potrà c
Se attivate le orecchie durante un talk show cui sia invitato un sociologo (perché, purtroppo, tendono a spegnersi come il resto dei sensi), potrà capitarvi di sentire filippiche sulle funzioni mediatiche. Perché sono un ottimo argomento per tappare quei buchi di palinsesto che diventano lacune, soprattutto in estate. Per tenervi allenati al grande momento, tentiamo un excursus: cosa si intende per funzioni mediatiche? Attenzione a usare con cautela i termini della modernità, perché le teorie sono tante e le funzioni opinabili. Elenchiamone qualcuna, senza pretese di esaustività e senza perizie teoriche troppo approfondite. Vediamo quanto basta per farci un’idea, la mia:
-La prima funzione dei media è quella informativa. E’ preso atto che le tecnologie anche più semplici ed ormai scontate del panorama mediatico (radio, televisione) abbiano avuto il merito di portare l’informazione in ogni dove, di renderla immediatamente fruibile e di trasmetterla con la velocità della diretta. Un punto focale, però, è distinguere tra informazione e notizia. Un tema caro non solo ai giornalisti, ma anche ai sociologi. Perché?
-La funzione sociale dei media esplicita le tante ricostruzioni della realtà che i mezzi di comunicazione di massa operano. Non basta più la semplice attività dell’informare, ma quella dell’interpretare e del costruire. Scenari da brivido proposti nei film di fantasia non sono così irreali come sembrano. Purtroppo il media arriva al pubblico di massa, ovvero non tutti ma quasi. Ci sarà l’individuo colto che non crede a tutto e pone interrogativi critici. Ma viene prima la persona semplice che si accontenta di un’informazione di parte.
-La funzione partecipativa/attiva è direttamente collegata alla prima categoria di pubblico. Sentiamo in tv una notizia interessante, o che ci convince poco. Compriamo un giornale. Per risparmiare ce lo leggiamo online. La questione è sempre più complessa. Allora facciamo una ricerca su internet. Dal sito del nostro motore preferito selezioniamo solo i risultati più istituzionali. Ma poi leggiamo anche cosa dice qualche associazione in proposito. Ora ne sappiamo abbastanza: telefoniamo al collega che ci fa sopra la tesi di laurea. Non è a casa e non ha un pc a portata di mano. Salviamo il file sul cellulare e glielo inviamo via MMS. Questa è multimedialità!
-La funzione educativa va studiata alla luce della rinnovata attenzione verso il rapporto media/infanzia. I bambini guardano la televisione almeno 3 ore al giorno! E’ chiaro che essa diventi un luogo di socializzazione ed apprendimento, così come la famiglia, la scuola, gli amici. I bambini vedono la tv da soli, e senza nessuna mediazione imparano un mondo del tutto virtuale.
-La funzione democratica merita almeno una citazione. Come dimenticare il quarto potere, che dopo il giuridico, il legislativo e l’esecutivo conferisce il potenziale di scelta informata ai cittadini? L’informazione indipendente dovrebbe essere un dovere imprescindibile di un paese democratico. La concentrazione di proprietà dei media, come il loro possesso unico da parte dello stato, sono egualmente pericolosi per controlli e condizionamenti.
Tra tutte queste funzioni, i teorici hanno avuto modo di cimentarsi. Approcci funzionalisti, socio-culturali, critici. Sarebbe impossibile elencarli tutti.
Alla memoria è bene che rimanga un concetto fondamentale: quello della mediazione. Alla radice del termine media c’è il latino medium: mezzo, che al neutro plurale fa media. La pronuncia inglese è un altro discorso. Gli strumenti di comunicazione ci avvicinano a realtà altrimenti inconoscibili, e ci permettono di formarci un’idea su gruppi sociali, eventi, organizzazioni. Ci consentono di contattare ed essere contattati. Ci fanno condividere un ambiente simbolico che è il contesto della nostra società. Sono il mezzo della conoscenza, ma non la conoscenza. I rischi evidenziati nel corso del tempo di una televisione “cattiva maestra”, unidirezionale e distruttiva rispetto alla socializzazione ordinaria, esistono.
Ma mi piace pensare ad una società integrata con i media. Con un ruolo attivo nell’uso mediale, che sfrutta il globale per conoscere meglio sé stessa. Perché il media sia strumento per ampliare senza riserve la nostra mente.

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