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La tradizione del Santo

17 Luglio 2006

Eroe incontrastato, personaggio sacro per religione cattolica e per la mitologia popolare, cavaliere “d’altri tempi”, San Giorgio resta tutt’oggi Eroe incontrastato, personaggio sacro per religione cattolica e per la mitologia popolare, cavaliere “d’altri tempi”, San Giorgio resta tutt’oggi una delle figure più rilevanti del folklore nazionale.

La leggenda narra che un orribile drago uscisse di tanto in tanto dal fondo di un lago portando morte con il suo pestifero alito nelle vicine città. Per tenere lontano tanto flagello, le popolazioni del luogo offrivano al mostro giovani vittime, estratte a sorte. Un giorno toccò alla figlia del re offrirsi in pasto al drago. Il monarca, nulla poteva per evitare quella orribile sorte alla tenera figliola, irrimediabilmente votata all’atroce fine, quando, in suo aiuto accorse un coraggioso cavaliere proveniente dalla Cappadocia, Giorgio appunto.
Il prode guerriero sguainò la sua spada e ridusse il terrificante drago come un mite agnellino ormai inoffensivo, tra lo stupore di tutti gli abitanti che si serravano in casa spaventati. Il misterioso cavaliere li rassicurò, gridando loro di essere venuto a vincere il drago in nome del bene assoluto.
Da qui il forte entusiasmo della tradizione popolare che lo raffigura come il cavaliere che affrontò e sconfisse il drago, in quanto simbolo della fede intrepida che trionfa sulla forza del maligno.
Una favola, una storia dalla matrice manicheista, ma che è sopravvissuta con forza e calore dell’immaginario collettivo tanto da rendere la figura del Santo una delle più rilevanti e significative nella rappresentazione della lotta tra il bene ed il male. Una leggenda che oscilla tra il romantico ed il misterioso e che si carica di significati nascosti e di valori tradizionali. Racconto, quasi senza pretese, ma che coinvolge e stupisce per la semplicità della trama e per la forza delle gesta; racconto che nell’arco di numerosi secoli continua ad appassionare ed a far parlare di se. Probabilmente il fenomeno è riconducibile al lieto fine o alla presenza, nella narrazione, di tutti gli elementi fondanti di una storia classica: l’eroe senza paura e che combatte senza chiedere nulla in cambio, la fanciulla bella ed indifesa, vittima sacrificale di un mostro votato alla distruzione, la gente – il popolo spaventato ed incapace di opporsi al male che sta distruggendo il proprio villaggio. E …in un clima di sconcerto e terrore ecco che arriva il “salvatore”, l’unico che può ricondurre tutti alla serenità di vita. Inaspettato, sconvolgente ed intraprendente l’eroe compie le sue gesta nella più totale spontaneità mosso solamente dal desiderio di vincere “il male”.
Accattivante la storia ed il culto che intorno ad essa si è alimentato, non frutto di credenza sterile e povera di immaginazione, ma vivo e sentito da grandi e piccoli quasi se come se il buon condottiero dalle gesta valorose potesse tornare in ogni momento…

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