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La pandemia nelle emozioni e desideri degli studenti diventa un libro

Flavia de Durante 4 Giugno 2021
F. d. D.
28/09/2021

Scuola in didattica a distanza (Dad), difficoltà a concentrarsi e distanza da rispettare: ecco le conseguenze, desideri ed emozioni degli studenti durante la pandemia.



La pandemia da Covid-19 ha profondamente cambiato le vite di tutti, specialmente degli studenti e adolescenti che, in un momento così importante della crescita, hanno dovuto fare i conti con Dad, scuola a distanza e lontananza da amici e coetanei.

Studiare da casa, condurre una vita “a metà”. Alzarsi dal letto e “prepararsi per andare a scuola” semplicemente spostandosi alla scrivania della propria cameretta, davanti ad un pc. Cuori pieni di voglia di stare insieme ma divisi dallo schermo. E privati della realtà quotidiana della scuola che, da ragazzini, riempie gran parte della giornata. Insomma, tra i più colpiti di questa pandemia da Covid-19 ci sono certamente i ragazzi, studenti che ne hanno subito gli effetti e le conseguenze sociali e psicologiche.

Tuttavia, se da una parte la paura della solitudine regnava sovrana, dall’altra si facevano spazio mille nuovi metodi per stare insieme “da lontano”. E a cercare queste nuove strade sociali non sono stati soltanto i ragazzi, ma anche i docenti. Tra loro, la professoressa di scuola media Patrizia Chelini che, assieme ad sua classe, è riuscita a tenere uniti i ragazzi, in tempi pandemici, attraverso la scrittura di un libro.

Così nasce “La classe in fondo al corridoio” , ad opera di 24 studenti delle scuole medie. Tutti divisi dal Covid-19, ma più uniti che mai per lavorare a questo progetto incredibile. Fatto di desideri, emozioni e giovinezza.

La pandemia nelle emozioni e desideri degli studenti: tra distanza e voglia di ritornare insieme

Gli ostacoli e le difficoltà che gli studenti hanno incontrato in pandemia Covid sono stati davvero tantissimi, nella scuola, in DAD, così come lo sono le conseguenze psicologiche e sociali. Non dev’essere stato affatto facile per i più giovani abituarsi a tutti i continui cambiamenti della vita quotidiana e “normale”. Chiediamo ad uno studente di scuola media, Mario, cos’ha provato durante la realtà della pandemia.

Confusione. Penso sia la parola più adatta. Siamo stati forzati, per ovvie ragioni, a passare gli anni più confusi, in cui dovevamo creare una personalità, scoprire noi stessi e cominciare a vivere davvero, chiusi in casa. Lontani dagli amici, lontani da quello che sarebbero dovute essere le nostre serate e le nostre esperienze da non dimenticare.”- Ci racconta.-

“Per molti di noi, nonostante questo, c’è stata una crescita personale. C’è stato chi ha trovato passioni e chi le ha coltivate. Ma è impossibile negare la tristezza che abbiamo provato. A pensare, ad esempio, che magari una certa serata di quarantena l’avremmo potuta passare alle tre di notte al mare. Intorno a un falò, cantando a squarciagola.”– A riflettere è la voce di un adolescente rammaricato.-

“Nei periodi in DAD ci mancavano molte cose. L’affetto dei nostri amici, dei nostri parenti. L’uscire a fare le passeggiate o anche solo l’andare al supermercato. Addirittura mi è mancata una cosa che all’inizio non pensavo che mi potesse mancare: la scuola. Mi mancava il non vedere i miei compagni e i professori dal vivo in quel periodo. Mi mancavano le lezioni in classe, che non ci facevano distrarre, rispetto a quelle che facevamo in DAD.”- Racconta anche Alessandra, studentessa delle medie.

Emozioni e desideri degli studenti durante la DAD

Durante la -ormai nota- Dad, ossia la didattica a distanza, i ragazzi hanno certamente provato emozioni contrastanti. Ma, più passavano le settimane, più le sensazioni diventavano definite, esattamente come i desideri degli studenti in tempi di pandemia. Tornare in classe, rivivere i banchi, i professori, i compagni. Ascoltare la campanella che segna l’inizio e la fine dell’ora. Ripiombare nei caotici corridoi, nell’ansia da interrogazione, nella complicità con gli amici.

“Volevamo ritornare a vederci, uscire insieme agli amici. Tornare a viaggiare o anche soltanto a prendere un gelato. Vedere i concerti, fare quelle belle passeggiate in comitiva sul lungomare o nel bosco. E riabbracciare quei parenti che non vedevamo da tanto a causa del Covid.”- Dice Alessandra.-

“Poi c’era un desiderio più grande. Che a tutti noi sembrava (o sembra!) ancora impossibile: riuscire a debellare questo virus. Che ci fa vivere con queste restrizioni in un periodo in cui noi adolescenti dovremmo emozionarci con tutte le avventure possibili, insieme ai nostri amici.”- Aggiunge, concludendo.-

“Questo è stato un periodo di prova per tutti. I ragazzi lo hanno dovuto sopportare mentre sono in piena età evolutiva. Gli studenti delle medie normalmente imparano in questi anni ad assaporare le prime libertà. Cominciano a sentirsi un po’ meno bambini proprio grazie all’acquisizione di queste libertà. La scuola è un po’ più faticosa rispetto alle elementari. Ma in compenso si può cominciare a uscire con gli amici, si assapora la socialità.”- Analizza con attenzione la professoressa Patrizia Chelini.

“Per i ragazzi di questa età il rapporto con il gruppo dei pari è vitale. Si divertono, fanno esperienze, nascono grandi amicizie. Litigano, soffrono, si rappacificano. Sperimentano nuove passioni anche in campo artistico o sportivo. Tutto questo per gli studenti è stato bloccato dalla pandemia. Almeno nei modi in cui si era sempre svolto.”

“La classe in fondo al corridoio”: la pandemia degli studenti in un libro

Da questo vortice di emozioni, desideri e difficoltà degli studenti adolescenti durante il lungo periodo di pandemia, scuola in DAD e Covid-19, nasce la brillante idea di una classe delle medie.

Lavorare, tutti insieme, come un’unica penna, alla ideazione e scrittura di un libro. “La Classe in fondo al corridoio” è il frutto del lavoro, dei sogni e della speranza di una terza media, la III C dell’Istituto “Corrado Melone” di Ladispoli.

“Il ritorno in presenza quest’anno è stato comunque molto diverso dalla normalità degli anni scorsi. Una normalità anormale, se così si può dire. Tutti gli studenti con le mascherine a causa della pandemia, per tutte le sei ore di scuola. Sempre. Tutti fermi al banco, senza potersi muovere mai, se non per andare al bagno. Sempre con le finestre aperte, anche d’inverno. Anche noi insegnanti abbiamo dovuto portare la mascherina tutto il tempo, anche durante le spiegazioni. E questo è molto duro, perché vengono a mancare completamente le espressioni del viso, i sorrisi che a volte alleggeriscono la lezione.”- Ci confessa la professoressa Chelini che ha seguito e gestito i ragazzi nella scrittura del libro.-

“Molti ragazzi hanno sofferto in particolar modo di questa situazione. Anche se molti si sono adattati, hanno cercato di fare di necessità virtù, trovando nuovi modi di stare insieme, di fare amicizia, di essere creativi. In quest’ottica è nata l’idea del libro.“- Ci racconta.-

“Volevo qualcosa che desse una motivazione forte al nostro stare insieme a scuola. E che fosse fortemente formativo. Volevo un mezzo con cui potessero esprimersi liberamente in un periodo di forti restrizioni. Che facessero sentire la loro voce. E volevo che sperimentassero la disciplina che ci vuole per produrre un lavoro, un’opera finita, un prodotto. Volevo anche che superassero le divergenze, le simpatie e le antipatie per collaborare in un progetto comune. C’è voluta molta passione e molto lavoro ma ne è valsa la pena.”- Fa sapere la professoressa.-

“Tutti hanno collaborato in tutte le fasi. Dalla idea del titolo, alla copertina, alla stesura dei testi naturalmente, alla pubblicità. A Natale ho mandato una selezione di testi alla casa editrice Impremix, all’editore Enrico Cavallito, che ha creduto molto in questo lavoro e che ringrazio.”- Conclude la docente.-

Per noi lavorare al libro è stato qualcosa di unico. Poter vedere un prodotto finito come frutto del nostro lavoro ha reso soddisfatti tutti. Vedere su un libro i nostri testi, cioè le nostre emozioni, i nostri pensieri, le nostre paure, le nostre gioie… noi stessi. Non nascondo ci sono stati momenti di “crisi”, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. E sono orgoglioso di noi e del nostro lavoro.”- Ci dice Thomas, studente della terza media autrice.-

“Secondo me è stato un progetto che ci ha motivati tantissimo. Oltre ad essere stata una grande distrazione da questo periodo di pandemia. Sicuramente ci ha fatto sentire più uniti.“- Conclude il giovane.

© Riproduzione Riservata
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Flavia de Durante Studentessa di Lettere Moderne all'Università degli studi di Salerno. Profondamente ecologista e ambientalista, mi occupo di volontariato animalista. Mi interessa esplorare il mondo circostante in tutte le sue sfumature ed in particolare l'animo umano e i rapporti interpersonali. Amo da sempre la lettura e mi diletto a scrivere sin dalla prima adolescenza. I temi che maggiormente mi interessano sono quelli legati alla cultura, alla storia, al costume, all'ambiente, all'attualità. Vedo nel settore del giornalismo non solo la possibilità di trasmettere dati ed informazioni, ma anche una grande opportunità di acquisire nuove e varie conoscenze. La curiosità e la voglia di sapere sono i motori principali che mi hanno spinto a intraprendere questo percorso. Leggi tutto