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25 maggio 2010

Franco Mannella, dai Simpsons al Teatro

Gli studenti universitari, quotidianamente immersi (fino a sprofondare) nei libri, spesso finiscono per trasformare il libro in un acerrimo nemico, un vampiro pronto a rubare fino all’ultima goccia di tempo in una corsa infinita col calendario. Per questo motivo vale la pena ricordare le parole di Daniel Pennac quando afferma “Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”.

Non è un caso che proprio a Pennac fa spesso riferimento Franco Mannella nello spettacolo “Lègo Ergo..”, un ensemble di parole e musiche che ha il sapore di un malinconico riappropriarsi del proprio tempo di lettura e dunque del tempo della propria vita. Non moltissimi conoscono il nome Franco Mannella, eppure quasi tutti hanno sentito la sua voce. Basti pensare che si tratta del doppiatore di Paul Giamatti, Jon Cryer, Don Cheadle, Mike Myers… e persino di Otto dei Simpsons.

Mannella, incarna un esempio per capire come un ottimo attore possa usare la televisione come mezzo di sostentamento, il libro come tramite di arricchimento e il teatro come ragione di vita. Ma veniamo al suo spettacolo “Lègo Ergo”.

Nella nostra frenetica cultura, in cui i libri si vendono solo se gli autori sono passati per televisione, sprofondare dolcemente tra le pagine accese e calde di una lettura tanto intensa e sapida da affermarsi nella sua interpretatività come riscrittura, appare come un ritorno al grembo materno, un posto sicuro e confortevole dove poter assaporare il mondo con i sensi della cultura che ci ha fatto da madre.

La nascita e il senso dello spettacolo traggono spunto da un un libro di Daniel Pennac intitolato “Come un romanzo” che Mannella definisce “un libro davvero illuminante che tutti, grandi e piccoli, insegnanti e alunni, dovrebbero leggere”. Pennac rievoca con forza l’importanza, il bisogno della lettura: “L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire.”

Troppe volte lasciamo silenziosamente marcire i libri sugli scaffali, facendo sì che siano coperti dalla polvere invece che dai nostri sguardi. Lo spettacolo di Mannella ci ricorda il piacere del libro, il gusto della scoperta, del viaggio, il ritrovare l’odore vitale della carta, il lasciarlo penetrare fin dentro le ossa, fino a farlo diventare parte di noi così che ci accompagni nella riscoperta di noi stessi. Da Pennac a Hesse, da D’annunzio a Hugo … infiniti sapori diversi di una stessa vita, la nostra.

Ma, così come non esistono solo libri “impegnati”, allo stesso mondo non c’è solo meditazione e autoanalisi in “Lègo Ergo..”. C’è spazio anche per le poesie di Benni come “Le piccole cose che amo di te” e “Io ti amo” o per “O’ rrau” di Eduardo De Filippo. Composizioni profonde, gravide di vita che generano una risata attenta, partecipe e complice nello spettatore.

Una risata intelligente … la stessa risata che la televisione gradualmente ci sta rubando goccia a goccia così come, un passo alla volta, sempre più trascina i nostri occhi a privarsi del mondo. Chissà che un giorno ci ricorderemo che, tutto sommato, abbiamo passato anni e anni a fissare una scatola.

Tommaso Ceruso

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