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20 luglio 2010

Il blocco della “Sapienza”

Come un colpo si sciabola, il DDL 1905 lanciato dalla Gelmini infligge una nuova, profonda ferita all’Università Italiana.I Presidi di Facoltà della Sapienza – come si legge nel Documento dei Presidi della Sapienza, 8 luglio 2010, approvato all’unanimità dal Senato Accademico del 13 luglio 2010 – hanno constatato che il Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università, confermato taglio di 1.3 miliardi di euro, non riuscirà a coprire nemmeno le spese minime, per il personale e i pensionamenti; che sarà impossibile bandire nuovi posti docente; che, in seguito ai pensionamenti, nell’anno 2010 si è avuta una riduzione dell’organico di oltre il 10% e che probabilmente circa un terzo dell’attuale corpo docente tra cinque anni non sarà più in servizio. Senza dimenticare le condizioni a dir poco precarie del settore Ricerca.

Le Università dell’intera penisola si oppongono alla riforma, organizzando o proponendo forme di resistenza pacifiche, come fare esami in luoghi mediaticamente rilevanti o sostenerli di notte.

A Torino, le Facoltà scientifiche si muovevano già a maggio, e provvedevano a comunicare al Ministero che in tali condizioni l’Anno Accademico 2011 potrebbe non partire; lo stesso discorso veniva affrontato a Roma durante l’assemblea straordinaria del 30 giugno a Lettere e Filosofia; in Campania, quasi tutte le Facoltà della Federico II si interrogano su quali corsi avviare dato che la maggior parte dei ricercatori non si farà carico dell’attività didattica del prossimo anno e i docenti ordinari hanno segnalato la loro impossibilità a ricoprire tutte le cattedre rimaste vuote.

Difficile organizzare un nuovo anno in una situazione così precaria, ma il blocco dello stesso causerebbe una grave perdita per gli studenti tutti, per le famiglie, per l’intero Paese. D’altra parte, è impensabile andare avanti come niente fosse, cercando di far sopravvivere un’istituzione che è solo lo spettro di ciò che è stata.
La cosa più triste è che le conseguenze ricadano tutte sulle menti del futuro.

Marilena Grattacaso

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