• Google+
  • Commenta
26 agosto 2010

Università italiane in calo: fuori dalla “top 100” del mondo

L’Università Jiao Tong di Shanghai ha recentemente stilato una classifica in cui sono elencati i 500 atenei del mondo più “meritevoli”. Classifica in cui le università italiane occupano, purtroppo, posizioni non molto incoraggianti.

Sul gradino più alto del podio compare l’Harvard University del Massachusetts, seguito dall’University of California, che ottiene il secondo posto; la medaglia di bronzo (si fa per dire) va, invece, alla Stanford University della California. Sfiorano per un soffio le prime tre posizioni il Massachusetts Institute of Technology – MIT (posizione 4) e l’University of Cambridge – UK (posizione 5).

Ma per incontrare il primo ateneo italiano bisogna uscire dalla “top 100” e scendere fino alla posizione numero 136, occupata dall’Università Statale di Milano. Seguono, poi, l’Università di Pisa (posizione 140), l’Università la Sapienza di Roma (posizione 141), l’Università di Padova (posizione 150) e l’Istituto Politecnico di Milano (posizione 185).

Tra le posizioni 200 e 300 compaiono l’Università di Bologna (posizione 215), l’Università di Firenze (posizione 222), l’Università di Torino (posizione 250) e la Scuola Normale Superiore di Pisa (posizione 300).

Infine, tra le posizioni 300 e 500 si trovano, rispettivamente, l’Università di Genova (posizione 328), l’Università Federico II di Napoli (posizione 334), l’Università di Palermo (posizione 341), l’Università Tor Vergata di Roma (posizione 347), l’Università di Bari (posizione 417), l’Università di Parma (posizione 436) e l’Università di Siena (posizione 444).

Ma a questo punto una domanda sorge spontanea: quali sono i criteri di valutazione che permettono di inquadrare quelle caratteristiche necessarie alla creazione della classifica in esame?

Vengono presi in considerazione, ad esempio, gli atenei in cui, tra ex alunni e/o ex ricercatori, compaiono premi Nobel, medaglie Fields (il più alto riconoscimento per le scienze matematiche) oppure numerose pubblicazioni scientifiche su importanti riviste come Nature o Science. Ad ogni elemento corrisponde un determinato punteggio. La somma dei punteggi ottenuti andrà a decretare il punteggio finale e, di conseguenza, determinerà la relativa posizione in classifica.

Tuttavia non tutti sono d’accordo con il sistema di valutazione cinese. Tra i tanti in disaccordo c’è anche Luigi Frati, rettore dell’Università la Sapienza di Roma: “Si tiene poco conto della qualità della didattica. La classifica di Shanghai è fortemente basata sul sistema di valutazione americano, anche per questo le università statunitensi escono sempre in posizioni molto alte”.

E già l’Unione europea, che ha più volte criticato la classifica per una serie di motivazioni (tra cui le già citate del rettore della Sapienza), conta di “correre ai ripari” predisponendo, entro il prossimo anno, una propria classifica delle migliori università europee, con un sistema di valutazione più oggettivo e completo.

Non ci resta, dunque, che aspettare per capire se questa iniziativa servirà a dare uno slancio all’eccellenza italiana, favorendo una decisa ripresa degli atenei del nostro Paese.

Sebastiano Liguori

Google+
© Riproduzione Riservata